Alexa cos’è? L’assistente personale di Amazon, ovvero la quintessenza del maschilismo

22 gennaio 2018
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Sembra che l’idea di avere un’assistente virtuale donna, vuoi (nei maschi) per il sentore di invisibili capezzoli virtuali, vuoi (nelle femmine) perché forse si fidano più delle donne che degli uomini, non dispiaccia né scandalizzi nessuno. A me fa imbestialire, per quello che segretamente rappresenta. Cos’è Alexa di Amazon? La quintessenza del maschilismo.

In Her, quello sfigato cubitale di Theodore (Joaquin Phoenix), per dare un po’ di brio alla sua triste vita solitaria, acquista un sistema operativo di nome Samantha – con la suadente voce di Scarlett Johansson – e se ne innamora. E anche io sarei capace di innamorarmi di Alexa in italiano se dicesse le paroline giuste al momento giusto, voglio ricordare qualche dato.

L’avventurosa navigatrice di Google Maps: donna.

Siri, segretaria personale dell’iPhone: donna.

E cos’è Alexa? L’assistente personale intelligente di Amazon, seppur cilindrica, ovviamente, è una donna.

Così non va bene.

Soffi via il balsamo tecnologico, ed ecco di nuovo la caverna, pezzi di selce, l’uomo scimmiesco, la clava, la donna zitta e schiava vicino al piccolo fuoco a cuocer erbette e radici.

Il puzzolente retaggio maschilista rivendica ancora il suo bisogno di porno-segretarie, di donne sempre pronte, sempre disposte, servizievoli, presenti.

Alexa di Amazon, Siri della Apple, la navigatrice di Google Maps: software, o softcore? Il gender gap virtuale ci ricorda che l’emancipazione femminile è un sogno lontano.

Si può rimediare a questo orrore? Bisogna.

Voglio una navigatrice di Google Maps che quando mi dice “vai a destra” in realtà voleva dirmi “vai a sinistra”, così, tanto per giocare; che quando le chiedo di portarmi nella trattoria più vicina, lei mi porta a mangiare il sushi perché anche lei ha i suoi gusti. Voglio una Siri che quando le domando se va tutto bene e lei mi risponde “Sì”, in realtà sta algoritmando un modo per farmela pagare; che quando le faccio una domanda idiota, lei mi ribadisce che sono un idiota, senza mezzi termini.

Voglio una Alexa che se le chiedo che tempo fa domani, lei mi risponde “Boh, tanto è uguale, il mio oroscopo dice che è il momento di partire, quindi domani si parte”; che se le chiedo di leggermi l’audiolibro Viaggio al termine della notte di Céline, lei mi legge Una donna spezzata di Simone de Beauvoir.

Voglio una donna virtuale libera come dovrebbe essere una donna reale e che, in quel luogo in cui non servono domande né risposte, mi faccia ascoltare la nostra canzone, quella che è nostra nella realtà come nella finzione.

 

E dopo aver scoperto cos’è Alexa, LEGGI ANCHE: Uber everywhere? Certo non in Italia. Ma con TaxiClick Easy le app per i taxi arrivano in provincia

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