Cos’è BioCoin? La criptovaluta russa basata sulle coltivazioni biologiche

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2 Febbraio 2018
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Le criptovalute si sono moltiplicate come i funghi sulla scia del successo della più nota: Bitcoin. Ma chi l’avrebbe detto che in testa alla sperimentazione ci sia la vecchia madre Russia? Cos’è Biocoin? Una criptovaluta russa che si basa sulla produzione agricola. Funzionerà?

Prima di capire cos’è BioCoin facciamo il punto sulle criptovalute. Dopo Bitcoin, la più famosa è sicuramente Ethereum. Non tutte hanno la caratteristica, tipica delle Bitcoin, di dover essere “estratte”. Molte sono emesse in quantitativo definito e limitato all’origine, la più nota di questa categoria è XRP di Ripple.

Sono, comunque, tutte caratterizzate dall’uso del blockchain.

L’altra caratteristica comune è basare il loro valore sul… nulla. Un indice “oggettivo” del loro prezzo minimo può essere dato dai costi di estrazione delle stesse, via via crescenti. Per le altre l’unico valore è dato dalla limitata quantità.

Sono state fatte le più svariate ipotesi su come siano nate e si siano sviluppate. La storia dell’inventore australiano-giapponese idealista del web è, ovviamente, un paravento.

È stranissimo che stati orwelliani come ormai sono i nostri, in cui si vuole definire anche ciò che è vero e ciò che è fake in base a degli algoritmi, permettano un tale canale di evasione fiscale, di riciclaggio di denaro sporco e di finanziamento di attività terroristico-criminali.

Sono state avanzate varie ed opposte ipotesi. C’è chi dice che sia un’operazione della CIA, chi ipotizza invece che ci siano i russi dietro. Ci sono prove per entrambe le ipotesi, il successo iniziale è sopratutto in aree di influenza americana, d’altra parte lo sviluppo si è avuto proprio in Russia e nell’estremo oriente. Gli stati più favorevoli nel 2017? Outsider, come Russia e Venezuela. Le bitcoin sono state viste come un modo per scardinare il sistema valutario mondiale basato sui dollari. Ora però è stata fatta una proposta di legge alla Duma che, di fatto, vieterebbe le criptovalute non regolamentate dalla Banca centrale. Dovrebbe essere l’anticamera della creazione di un criptorublo, su base aurea eventualmente, le cui transazioni sarebbero controllate e le plusvalenze tassate del 13%.

Il Venezuela ha già dato il via alle procedure per creare il petro, una valuta virtuale che ha come sottostante il petrolio, di cui il paese è ricco.

Si arriverebbe così al paradosso che le nuove valute virtuali statali sarebbero molto più concrete di quelle tradizionali in cartamoneta. In quanto avrebbero come sottostante commodities e non il nulla come ora.

Un’altra ipotesi vuole che siano un po’ tutti d’accordo e che l’attuale “febbre” sia frutto di un grande esperimento sociale. Il cui fine sia porre le basi per un nuovo sistema monetario che sostituisca quello attuale, obsoleto, basato sul dollaro, ormai un gigante senza gambe.

Qualunque sia la verità ad oggi i grandi protagonisti sono a oriente: Russia (vedi sotto per capire cos’è BioCoin), Coree e Giappone.

Un magnate ha addirittura comprato due aziende elettriche per poter estrarre bitcoin.

Un’interessantissima proposta di criptovaluta arriva dalla Russia, si tratta delle BiocoinUn’idea del network di aziende agricole biologiche Lavkalavka e del suo fondatore Boris Akimov. E’ una criptovaluta emessa in quantità limitata il cui sottostante, il linea teorica, dovrebbe essere la loro produzione agricola. I biocoin non sono accettati solo da questi produttori ma da una rete di aziende internazionali, ad oggi 100 partner. Lo scambio giornaliero è di circa 20000$. I detentori di biocoin hanno un aumento del loro capitale del 5% ogni anno e sono scambiabili in rubli tramite yobit o livecoin.

In ogni modo, l’estrema volatilità delle quotazioni delle criptovalute non ne fa, a oggi, uno strumento valido per pianificare gli scambi e l’assenza di regolamentazione ne fa uno strumento più che altro speculativo.

 

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