La casalinga di Voghera ha trovato lavoro come critica cinematografica

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1 Novembre 2019
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Nanni Moretti, attraverso il suo Michele Apicella, nel film Sogni d’oro del 1981 disse: “Tutti si sentono in diritto, in dovere di parlare di cinema. Tutti parlate di cinema, tutti parlate di cinema, tutti! […] Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? […] Io non parlo di cose che non conosco!”.

 

Si rivolgeva ai suoi amici, che insistevano a parlare di cinema, in particolare del film che Michele stava girando. Ancora oggi chi si occupa di cinema, in particolare chi cerca di fare della critica, prova le stesse emozioni.

Ma perché questo? Eppure, la critica è una parte fondamentale dell’universo cinematografico (con buona pace degli addetti ai lavori) e spesso la campagna marketing di alcune pellicole prevede l’inserimento di citazioni particolarmente lusinghiere. Così da convincere gli spettatori a fiondarsi in sala (“Ehi, se il New York Times ha detto che è un film necessario… dev’essere bello per forza”). Negli ultimi anni però quest’abitudine è andata scemando. Non necessariamente a causa di una qualità calante del prodotto cinematografico, ma soprattutto a causa di quello che è il problema del social network.

 

La critica cinematografica ai tempi del populismo

È argomento trito quello secondo cui i vari Facebook, Twitter ecc.… abbiano dato a tutti la possibilità di esprimere le proprie opinioni. Con i più intellettuali sempre pronti a citare la buonanima di Umberto Eco e la sua frase: “Con i social la parola a milioni di imbecilli…”. Social che però sono sfruttatissimi dai vari reparti marketing e che hanno generato un modello comunicativo basato sull’everyday man. L’uomo e donna medi vengono insomma “sfruttati” dalle aziende per far colpo sulla casalinga di Voghera che inevitabilmente si fiderà sui suoi pari.

Questa tecnica è usata anche in politica, soprattutto nella costante campagna elettorale a cui assistiamo.Con frasi tipo: “Ora, forse sono un uomo semplice, ma A ME piace mangiare la pastasciutta con la mia famiglia”. Con ottimi risultati per gli interessati, confermando l’everyday man come ago della bilancia sempre più importante nella nostra quotidianità.

Alla luce di tutto questo, pensateci bene, chi su Facebook ripropone sempre più spesso i feedback degli utenti? Le case di distribuzione cinematografiche.

 

È ormai comune che il profilo Facebook della Walt Disney di turno, per pubblicizzare il suo ultimo film, citi tale Giovanni F. che lo definisce “Fantastico!”. Va, bene Giovanni, fa piacere che ti sia piaciuto, ma il film com’è davvero? I film che usano queste “recensioni” sono altamente commerciali, o peggio, particolarmente mediocri. Però lo spettatore medio ha apprezzato perché ha potuto staccare il cervello per un paio d’ore. Ecco quindi che film come l’ultimo Godzilla o la reunion di Boldi e De Sica possono vantare il beneplacito di Aldo, che considera il lucertolone giapponese “Fortissimo”. O di Giuseppina che dice di essersi “divertita moltissimo, bravi Christian e Massimo!” (amici suoi evidentemente). O magari Gaudenzio si sente simpatico a parlare del Joker di Todd Phillips dicendo “we live in a society”. Costola di questo trend è Kevin che, tra i commenti, fa una recensione vuota, forbita e non richiesta. Ma se gli chiedi cosa siano un piano sequenza, un dutch tilt o un J cut farfuglia accusandoti di snobismo.

 

Il problema non è Peppino, il problema è il sistema

Alla fine di tutto però non sono Aldo, Giuseppina o Kevin da biasimare. Giusto che diano un feedback di un prodotto di cui hanno usufruito. Il problema sono produttori e distributori che con queste scelte pubblicitarie pongono le loro pellicole su un livello di mediocrità generale che da’ troppo “potere” a tutti i consumatori. Riescono così a vantarsi del loro populismo al grido di: “Alla gente comune piace!” Buon per loro.

Cosa fare dunque per arrestare questo fenomeno? Nulla, l’unica cosa utile è provare a leggere qualche articolo online, così da aiutare noi poveri braccianti dell’editoria moderna, cominciando, non lo so, dalla recensione di Once upon a time…. In Hollywood, che trovate su questo sito redatta dal sottoscritto.

Ve la consiglio caldamente.

 

 

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