Elezioni Europee 2019: e un bel giorno l’Italia si svegliò fascista…

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29 Maggio 2019
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All’indomani delle elezioni Europee 2019, chi non ha seguito la maratona elettorale, si è svegliato scoprendo di essere fascista.

Il 41% degli italiani, infatti, aveva dimostrato chiaramente il proprio Fascismo in cabina elettorale. La mia non è una caccia alle streghe comunista ma una mera statistica: Lega+Fratelli d’Italia=41%.

Riguardo alla Lega abbiamo capito recentemente che è fascista (anzi si mormora che Salvini consideri Mussolini un moderato) e su Fratelli d’Italia dubbi non c’erano proprio da tempo (Giorgia Meloni pare abbia “faccetta nera” come suoneria del cellulare quando la chiamano gli altri camerati).

Quindi quasi la metà degli Italiani (la I è maiuscola di proposito) ammette il proprio Fascismo.

Non solo! C’è un 17% di collaborazionisti (i 5 stelle) ed un 8.7% di collaborazioni occasionali (ma badogliani, flirtano con gli Alleati), il 26% insomma… più di un italiano su 4.

 

Ha trionfato il Male

Tirando le somme, due Italiani su tre si permettono di eccepire le posizioni politiche “democratiche” ed “europeiste” che sono Sante (perché l’ha detto il Papa), Illuminate (perché l’ha detto il Gran Maestro), Giuste (perché l’ha detto la Mamma), Progressiste (perché sì).

Ha scritto bene un mio conoscente su Facebook,: “I leghisti sono poveri e ignoranti e purtroppo sono infatti una marea, che rimarrà tale”.

Perfetto, tranne “poveri” che va scritto correttamente “Povevi”.

Cuperlo non è stato da meno, ne ha fatta una questione di istruzione secondaria e non (dimenticando che Zingaretti non sia un plurilaureato). Gad Lerner ha parlato di classi subalterne. Hilary Clinton già li definì “basket of deplorables”.

Ognuno ha dato il suo contributo democratico a definire coloro che hanno opinioni diverse e che hanno il difetto di essere italiani o “autoctoni”.

Matteo Salvini, nelle ultime settimane, è stato bullizzato dalle sinistre, dai magistrati, dai preti, da Berlusconi, dal capo del governo stesso – Conte – dall’interno del proprio partito. Un po’ da tutti insomma, era il front runner ed andava azzoppato anche dagli alleati di governo che vedevano scendere le proprie quotazioni. Non si vede un segretario di partito italiano così bullizzato da un Papa dall’epoca di Pio IX.

Anche con Togliatti i rapporti erano più cordiali (con Mussolini erano ottimi).

I sondaggi delle ultime settimane davano la Lega in calo dal 32/33 al 25/27. Sempre al di sopra del risultato delle politiche di un anno fa ma al di sotto delle aspettative ormai consolidatesi nell’opinione pubblica. Si sarebbe quindi potuto dire che la Lega avrebbe “perso” seppur avesse raggiunto un ottimo risultato.

Gli exit poll erano migliori ma comunque davano un risultato del 27/28, sette punti in meno della percentuale effettiva avutasi.

Si è, quindi, nuovamente manifestata In Italia (come già per la Brexit, o per l’elezione di Trump), una certa ritrosia dell’elettore “sovranista” a dichiararsi.

Si può facilmente considerare questo 34% ottenuto da Salvini come il suo “zoccolo duro”.

La bullizzazione sul leader ha fatto scendere nell’ombra i sostenitori ma tanti lo hanno comunque votato protetti dal segreto dell’urna dove non potevano essere sgridati dal prete o insultati dai centri sociali. La vittoria della Lega sta in questo: questa è la loro soglia di partenza.

E allora il PD?

Zingaretti ha applicato invece al PD questo concetto, considerando il 22,7 un successo e il primo gradino per tornare maggioritari. In realtà, a queste elezioni, LEU e alcuni partitini alleati al Pd alle politiche, non c’erano, a livello percentuale la somma di queste liste è sostanzialmente quella. Zingaretti ha unito certamente una sinistra divisa da Renzi ma non ha portato nuovi voti, vi è stata sempre un calo in termini assoluti.

L’aver vinto (o meglio, l’essere maggioritari) nelle zone benestanti dei grandi centri urbani non dev’essere un vanto, lo può essere in termini autocelebrativi da tifo calcistico per i supporter radical chic, ma un politico di sinistra dovrebbe capire che il proprio elettorato storico ha votato da un’altra parte anche se lo si accusa di fascismo.

Il proprio bacino elettorale è, quindi, ormai già saturo in relazione all’offerta proposta.

Questo fatto si sottolinea ancora di più analizzando il voto dall’estero: più si vive “fuori dalla realtà” media italiana più salgono i voti del PD.

Paradossalmente l’esodo degli italiani di “elite” è aumentato proprio quando sono iniziate le politiche restrittive “europeiste” del governo Monti appoggiato dal PD e poi continuate dai successivi governi democratici.

 

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