Essere di sinistra cosa significa? Negli anni ’90: “protestare col culo degli altri”. Poi…

16 gennaio 2019
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Io nel 1994 avevo 15 anni. Nel 1994 scese in campo Lui. E data l’agitazione che mi fremeva attorno, ritenni opportuno iniziare a occuparmi della questione politica. All’epoca, ero certo di sapere essere di sinistra cosa significa. Ma oggi…

Dato il contesto culturale, sociale e politico della terra in cui sono nato e di cui vado molto orgoglioso (la Romagna!) la scelta fu inevitabile:
non potevo che essere comunista, di sinistra o comunque avversario di questo imprenditore/manipolatore (Silvio Berlusconi, ndr) che voleva solo incularci tutti, senza via d’uscita.

Essere di sinistra cosa significa? Beh, negli anni novanta era un fatto in parte inevitabile, in parte mimetico, in parte consolatorio.

Inevitabile perché nonostante il comunismo (quello vero) avesse appena fallito ovunque, ciò non impediva di continuare a credere in un mondo equo, a maggior ragione dopo che si era capito che quello sovietico, di equo, aveva ben poco. Diciamo che aveva dato una risposta distorta alla domanda su cosa significa essere di sinistra.

Mimetico perché era comunque l’onda predominante, e forse lo era in relazione al terzo punto: perché consolatorio. Sin dagli anni ’80 ormai era chiaro come i tre quarti della popolazione mondiale avesse le pezze al culo, quindi il minimo sindacale per noi fortunati nati in occidente era e doveva essere il non darlo per scontato, affiliandoci a tutto ciò che fosse egualitario, democratico e socio-qualcosa.

Ricordo come fosse oggi le autogestioni al Liceo e quella strana sensazione di dover essere incazzati per questioni che, in effetti, io non sapevo nemmeno cosa riguardassero. E la prima ragione per cui non lo sapevo era che non incidevano in minima parte nella mia quotidianità di studente, adolescente e cittadino. Protestavo col culo degli altri.
Ancora oggi mi domando, attonito, perché mai la Jervolino fosse una “puttana” da dover odiare.

A ben vedere, ricordo che la lotta era sempre un indistinto cicaleccio circa il non privatizzare la scuola.
A ben vedere, se ci penso oggi,  sulla scuola sono state talmente tante le occasioni perse per fare del bene sia al pubblico sia al privato…ma in questa nostra nazione sgangherata ci hanno rimesso entrambi gli ambiti (avete appena assistito ad un impeccabile esempio di cerchiobottismo imparato negli anni ’90. Moriremo tutti democristiani, l’ho sempre detto!)

Ricordo perfettamente anche quando nel 1999 andai nella sede di Rifondazione Comunista della mia adorata Cesena e a fine riunione presi la parola dicendo testualmente: “Dovete avere la forza testicolare di portare avanti lotte e principi validissimi, ma cambiando nome e simbolo o sparirete dalla storia in meno di 10 anni.”
Fui preso a male parole e quella fu la mia prima e ultima esperienza con tali ominidi.
Sette, otto anni dopo uscirono, per mai più rientrare, dal Parlamento e dalla politica italiana.
Pensai che erano autoreferenziali e che farsi le seghe a vicenda fosse un’attività che mi interessava poco.
Oggi vedo molta autoreferenzialità anche in tante realtà giovani e liberali che pur mi interessano.
Spero non si riducano anch’esse all’autoerotismo cattocomunista.

Poi arrivarono i 2000, l’ex Cavaliere si sputtanò e la sinistra andò incontro a una distruzione che a mio parere ha sempre più l’aspetto di un’obsolescenza programmata, piuttosto che di un decorso naturale.

Oggi sono personalmente preda di una crisi ideologica che non credevo possibile nella mia vita e non so più essere di sinistra cosa significa.

Ma sticazzi. Banalmente ho iniziato a pormi delle domande e dalle risposte pare sia emerso un liberista feroce. Ma come cazzo è possibile?

Io sono sempre più convinto che il contesto sia tutto. Che sia proprio e soprattutto il contesto a fare di noi le persone che tanto fieramente siamo convinti di essere diventati, in base a ragionamenti e sentimenti che ci illudiamo siano nati spontaneamente dentro di noi.

Che miseria. E non sfugge nessuno! Per quanto mi riguarda sto ancora investigando e mi sento ben lungi dall’avere una visione chiara e completa.

Sta di fatto che non ho mai aiutato DAVVERO nessun altro essere umano, fatta eccezione per una strettissima cerchia di amici e parenti.

Sta di fatto che, ad oggi, la vita mi ha provato che nella stragrande maggioranza dei casi, chi ha di più lo ha perché si fa più culo degli altri. E chi fa meno, è sacrosanto che abbia di meno.

Che ne dite? Magari sono solo un coglione a cui i famigerati anni ’90 hanno fottuto il cervello.

Oppure sono solo un tizio qualunque, che ha intenzione di difendere determinati diritti, quando ne avrà la possibilità (taluni, non tutti…a cazzo, senza nemmeno conoscerne genesi e ragioni profonde) e che ritiene che altri siano superati, se non addirittura anacronistici (e quindi sommamente dannosi!).

Ma se volete infamarmi ricordate sempre una cosa:
io nel 1994 avevo 15 anni.

E già c’era D’Alema (chi meglio di lui sa essere di sinistra, in Italia, che cosa significa?) che complottava per fare fuori Achille Occhetto.

Che miseria. Abbiate pazienza.

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