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El Dorado e Millonarios, la storia che insegna qualcosa alla Super League

24 Aprile 2021
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La faida tra UEFA e Super Lega sembra uscita dagli sceneggiatori di Black Mirror.

Distopica, surreale, destinata a regalare ancora tantissimi colpi di scena e che sta appassionando millennial e non come pochi altri argomenti. Altrimenti non si spiegherebbe come l’hastag #CeferinOut – dedicato al presidente della UEFA – sia diventato trend topic su Twitter nel giro di pochissime ore.

Lo sport e il dilettantismo

E pensare che basterebbe studiare meglio la storia del calcio e degli sport professionisti per capire che indietro non si torna e non si è mai tornati. Lo insegnano i Giochi Olimpici, il tennis e tante altre discipline dove il professionismo spesso e volentieri veniva discriminato, a favore di una sorta di dilettantismo di Stato che portò la Germania Est a vincere ben 409 medaglie alle Olimpiadi.

Non male per una nazione con 17 milioni di abitanti che partecipò soltanto a cinque edizioni dei giochi a cinque cerchi. Risultati straordinari, non esattamente merito degli ideali comunisti e dei sani valori sportivi; più facile ascriverli a un professionismo esasperato e a interessi macro-economici spaventosi, tralasciando le questioni geopolitiche e il doping di stato.

Il precedente della Super League, El Dorado e Millonarios

Nel calcio – in particolare – esiste un precedente clamoroso e gustosissimo, che permise la nascita di una delle squadre più forti e più romanzate di tutti i tempi: il Millonarios Fútbol Club di Bogotà. Nel 1948 la squadra colombiana diede il via a un’epopea che sarebbe poi stata chiamata El Dorado,  ingaggiando i migliori giocatori del campionato argentino, che scioperarono in massa per vedersi riconosciuti alcuni fondamentali diritti lavorativi.

Fortissimi, forti e meno forti si diressero in Colombia, dove contestualmente veniva varato di fatto il primo campionato professionistico; insieme ad Alfredo Di Stefano, da tantissimi ritenuto il più forte giocatore di tutti i tempi, arrivarono altri indiscussi fuoriclasse quali Néstor Rossi, ai quali seguirono anche brasiliani ed europei, gli ungheresi Bela Sarosi e Laszlo Szoke su tutti. Era nata una era e propria Super League ante litteram.

La nascita del professionismo nel calcio

La reazione dei poteri forti non tardò ad arrivare: nel 1951 la FIFA
espulse la Colombia dalla Federazione Internazionale, che si trovò così fuori da ogni consesso calcistico. Il tutto condito da schermaglie, abbandono di ogni galateo istituzionale e anche da qualche colpo sotto la cintura.

Ci ricorda qualcosa? Nel frattempo le rispettive diplomazie si misero al lavoro e sempre nel 1951 fu sottoscritto il Patto di Lima, con il quale la Federazione Colombiana si impegnava di fatto a rinunciare ai questi campioni stranieri e farli rimpatriare entro la fine del 1954, non in tempo però per permettere alla sua nazionale di partecipare ai Mondiali in Svizzera, dai quali fu formalmente bandita.

La via maestra per il professionismo, comunque, era stata di fatto tracciata e come ben sappiamo non si è più tornati indietro. Se ne ricordino quelli che adesso si schierano senza se e senza ma contro la Super League.

La Small Word Cup e gli anni di El Dorado

Gli anni di El Dorado furono tanto brevi quanto intensi, ma fecero in tempo a diventare un capitolo imprescindibile nella storia e mitologia calcistica. Nel 1952 una cordata di imprenditori venezuelani diede vita alla Small Word Cup, competizione “amichevole” a invito, che coinvolse le migliori squadre europee e sudamericane: nel 1952 vinse il Real Madrid, nel 1953 i Millonarios trionfarono da imbattuti. Due tornei ai quali parteciparono anche River Plate (Argentina), Botafogo (Brasile), Rapid Vienna e Espanyol di Barcellona.

Non poterono esserci il Grande Torino, tragicamente spirato nel 1949 a Superga, né la mitica Honvéd, trattenuta in patria per il pericolo di fuga di tutti i suoi fuoriclasse e che costituiva l’ossatura della nazionale ungherese, in quegli anni capace di dare autentiche lezioni di calcio ai maestri inglesi: 6-3 a Wembley nel 1953 e 7-1 a Budapest nel 1954.

Tra i suoi maestri indiscussi, Ferenc Puskás, a sua volta tra i massimi protagonisti del Real che arrivò a vincere sei Coppe Dei Campioni tra il 1956 e il 1966; il prestigio e il peso politico dei Blancos ha radici molto antiche.

Cosa insegna questa storia agli ideatori della Super League

La Small Word Cup fu davvero un succoso anticipo di quella che sarebbe poi diventata la Coppa Intercontinentale e a seguire la FIFA World Cup per club. Insieme a El Dorado e ai Millionarios, qualcosa di assolutamente rivoluzionario, merito di alcuni visionari che seppero cogliere lo zeitgeist, animati anche da un sano pragmatismo e da uno spiccato senso per gli affari.

I primi, fortissimi segnali di un cambiamento epocale, che avrebbe imposto il calcio professionistico in tutto il mondo e preparato il terreno per quel business clamoroso e planetario che ne sarebbe derivato. I conservatori dello status quo si opposero con tutte le loro forze, per nulla motivati da puri ideali; vinsero la battaglia ma persero la guerra. La storia si ripeterà anche con la Super Lega?

 

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