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Fedez, Salvini, Ddl Zan, mamma Rai e i Comunisti col Rolex

2 Maggio 2021
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Dio è morto, Marx pure e anche la musica italiana non si sente troppo bene.

Dopo l’ennesimo concerto del 1° maggio, sin troppo facile inquadrare il tutto parafrasando la celeberrima battuta di Woody Allen, che in realtà pare sia stata pronunciata da Eugene Ionesco, il drammaturgo rumeno paladino assoluto del teatro dell’assurdo. E in quanto successo ieri a Roma di assurdo ce n’è parecchio.

Il concerto del Primo Maggio, la musica

Ieri dalle parti della Cavea dell’Auditorium Parco Della Musica stava andando tutto come da copione: un cast molto ecumenico, perfetta fotografia della mediocritas plumblea della musica italiana, con il contorno dei soliti messaggi e delle solite dichiarazioni a metà tra l’impegnato e il tentativo di essere divertenti. In pratica lo stesso minestrone che viene riscaldato tutti gli anni anche al Festival di Sanremo, per quanto condito con qualche spezia diversa: in entrambi i casi si prova a dare sapore a qualcosa che sapore non ne ha.

Di questo passo l’Eurovision Song Contest – meglio noto come l’Eurofestival – giganteggerà sempre più: non resta che ritrovarci tutti davanti al televisore o ai propri device dal 18 al 22 maggio, per la prossima edizione di una manifestazione che esalta l’Eurotrash senza aver velleità moraleggianti.


La Rai voleva censurare Fedez sul Ddl Zan?

Tutto quanto a Roma stava quindi consumandosi con la sua consueta solita routine, quando è scoppiata l’ennesima polemica a uso social, con protagonisti – in ordine sparso – Fedez, Matteo Salvini e mamma Rai. Mentre scriviamo questo articolo gli strascichi e i colpi di scena continuano a succedersi: molto rumore per nulla e anche stavolta si vince facile citando William Shakespeare.

Davvero è poco interessante capire chi abbia ragione o torto, se sia vero o meno che la telefonata di Fedez sia stata pubblicata dopo essere stata tagliata ad arte, così come non è il caso di valutare i contenuti del messaggio letto senza mai staccare lo sguardo dal testo. Dopo aver assistito al celeberrimo monologo di Cedric Gervais al Golden Globes dello scorso anno, ogni considerazione sui messaggi sociali e politici dei cosiddetti artisti fa l’effetto della zanzara che cerca di importunare l’elefante.

La polemica per il Ddl Zan

Quello che mette davvero tristezza è vedere i politici italiani schierarsi in base a modesti calcoli di mera contingenza con il personaggio pubblico di turno, se poi è lo stesso che nel 2017 firmò insieme a J-Ax l’album “Comunisti Con Rolex” in fondo sono dettagli.

Suscitano altrettante perplessità le campagne sociali che rientrano a pieno titolo nella categoria “chic e non impegna”: del resto che cosa ci vuole a scriversi con il pennarello le lettere Ddl Zan sulla mano e farsi un selfie per Instagram? In sintesi? Una politica di fatto commissariata da Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio e “artisti che ci fanno tanto divertire” che fanno più notizia per i loro messaggi on line che non per il loro lavoro. Si oscilla davvero tra il male e il malissimo.

Il futuro degli eventi di massa in Italia?

E mentre in Italia si insiste con gli streaming in attesa di una riapertura prima parziale e poi totale di cinema, teatri, arene da concerti e discoteche, all’estero si sta meno sui social e si cerca di farsi trovare pronti per la ripartenza. Dopo i live a Barcellona e ad Amsterdam, questo week-end al Molo di Bramley Moore a Liverpool si è svolta The First Dance con i dj Yousef, The Blessed Madonna, Sven Väth, Fatboy Slim e CamelPhat.

“The first nightclub event”  britannico da un anno a questa parte: 3mila persone che venerdì 30 aprile e sabato 1 maggio hanno ballato per ore e ore senza mascherine, senza distanziamento sociale, con tamponi prima e dopo entrambe le serate. Un evento pilota che fa parte del programma governativo Event Research, che coinvolge sport, teatri, musica ed è finalizzato a definire le linee guida per una piena ripartenza in piena sicurezza di tutti gli eventi in grado di radunare il grande pubblico.

Quando in Italia si penserà a qualcosa di analogo? In Italia politica e l’industria dell’intrattenimento sembrano sempre più interessati ad altro, anche se il tempo per dire la loro su ogni argomento e schierarsi in ogni polemica sui social lo trovano sempre.


 

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