Collant strappati a 140 euro e vetrine saccheggiate, perché Gucci è già nel futuro

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28 Ottobre 2020
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La boutique di Gucci presa d’assalto da un’orda di manifestanti a Torino. Gucci al centro delle polemiche social per il lancio delle calze bucate. Gucci che comunque registra uno strepitoso “Tous vendus” per i suoi collant rovinati venduti a 140 euro sul sito Ssense.

Le vicende che hanno coinvolto il brand fiorentino – oggi della francese Kering – non riguardano solo il nostro presente ma sono una chiara anticipazione di come sarà il futuro più prossimo. Una composizione multicolore di benestanti sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. E in mezzo una massa eterogenea di persone pronte a spendere quel po’ che hanno anche per accessori inutili dal punto di vista materiale che però simboleggiano un concetto e richiamano un’idea mille volte interpretabile. Come nel caso dei collant sgualciti.

I collant bucati di Gucci, geniali?

L’imprevedibilità della lycra, in questo caso, regala pezzi unici. L’accessorio innalzato a opera d’arte che indigna, genera dibattito e tam tam a colpi di tweet e hashtag. Un brand – in questo caso la Gucci targata Alessandro Michele, direttore creativo della maison – che mantiene la sua identità legata alla moda di lusso, i 140 euro, ma si riveste di leggerezza e perfino sfrontatezza. Come le clienti nel comprare, indossare e sfoggiare qualcosa che le loro madri avrebbero buttato o al limite nascosto ai loro stessi occhi con chissà quale altro tessuto.

Gucci saccheggiata a Torino, perché?

Un futuro multicolore ben rappresentato anche da quelle decine di imbecilli che hanno preso a sassate, sprangate e calci le vetrine di Gucci in via Roma a Torino (video). È chiaro a qualunque essere pensante che una reazione del genere non ha nulla a che vedere con il contendere della manifestazione.

Si contestano Governo, Regioni e amministratori locali per le misure sempre più stringenti per contenere la seconda ondata della pandemia da coronavirus. Si chiede a gran voce di revocare il ‘coprifuoco’ e non arrivare all’eventuale lockdown per non annichilire il commercio e quindi l’economia dei territori ma per farlo si frantumano le vetrine di negozi, banche e locali. E si danneggiano e si incendiano i beni pubblici o privati saccheggiando quello che si può.

Tempi di impazienza generazionale

Tutto perfettamente in contraddizione come questi tempi di tendenze ed emergenze quasi sempre globali. Una caratteristica comune con altre proteste scoppiate di recente, dove le buone intenzioni di molti finiscono per essere oscurate dall’incapacità di accendere il cervello di altri: vedi i saccheggi ai negozi durante i cortei anti razzisti dopo la morte di George Floyd. Un esempio evidente di dove stiamo andando a parare come società. Persone perennemente sull’orlo di una crisi di nervi pronte a degenerare nella brutalità più becera e inutile, e quasi mai in grado di centrare il bersaglio.

Impazienza generazionale millennial che per osmosi ha coinvolto intere comunità. Impazienti all’ora di comprare e assaltare un sito di vendite online. Senza pazienza all’ora di leggere i tempi e comprendere quali siano le priorità. E impazienti al momento di protestare per quello che si crede più giusto, decadendo in breve nell’istinto più intimo ed egoista possibile: la violenza.

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