Le tecnologie di riconoscimento facciale in Italia sono tutte cinesi. E quindi?

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22 Agosto 2020
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Si parla di una guerra fredda tra Stati Uniti e Cina combattuta a colpi di tecnologia: Trump contro Huawei, i dazi sulle importazioni, TikTok, il suo uso dei dati, ed ora anche di Fortnite (al 40% di Tencent società cinese) vs Apple & Google. Forse meglio le emoji 🔥🔥🔥 che l’ultima guerra (indiretta) tra le due superpotenze dove si bruciavano vive le persone con il napalm. O no?

 

In Italia, coerenti col nostro passato da colonizzati, molti non si interessano. 

Nell’ultimo decennio il paese ha stretto numerosi accordi con la Cina, tra questi, quello della “nuova via della seta” atto a favorire gli scambi commerciali tra il dragone rosso e il resto dell’Eurasia. Una grossa opportunità anche per le nostra aziende e gli investitori.

 

I cinesi utilizzano il riconoscimento facciale anche per salire sulla metro, hanno dati ed esperienza nel settore, e manodopera infinita che assembla chip e fotocamere. Ci siamo così ritrovati il suolo italiano tappezzato di tecnologie per il riconoscimento facciale prodotte in oriente. 

 

Paure dispotiche per il futuro dei Millennial?

Pensiamo se per salire sull’autobus dovessimo iniziare a pagare il biglietto! Se non lo fai dei droni con le lame affilate iniziano ad inseguirti per tutta la campagna della tua provincia come in una puntata di Black Mirror.

Per alcuni il problema non è il riconoscimento facciale in quanto tale o la mancanza di privacy ma come dice l’asse Trump-Zuckerberg: “il problema è che i dati li hanno i cinesi!”.

Il fatto che Xi Jinping abbia i nostri dati biometrici invece di Salveene, questo è il dramma dell’asse occidentale. 

Anzi, come nel caso di Huawei il problema non è tanto che chip e telecamere vengano prodotte in Cina e servano a qualche loro azienda per vendere più peluche prodotti da bambini sfruttati in Birmania, quello lo accetteremmo. Il problema è che queste aziende, non indipendenti dal governo, potrebbero avere una porta sul retro da cui entra un militare cinese e con una chiavetta USB e prende tutti in dati. 

 

Europa: il servitore di due padroni?

In Europa a rifornire il mercato ci pensano anche gli Stati Uniti con IBM, Palantir e Cisco cercando perlomeno di bilanciare il predominio del dragone. 

L’UE sta lavorando per difendere, su piano teorico, le nostre libertà in fatto di sorveglianza tramite AI. Il piano è quello di prendersi 5 anni sabbatici in cui verrà proibito l’uso dell’intelligenza Artificiale ai fini della sicurezza pubblica, attentati permettendo. Questi 5 anni dovrebbero dare tempo agli esperti e all’opinione pubblica di guardare gli effetti di queste tecnologie sugli altri paesi e decidere cosa fare a casa nostra. Certo è che nel frattempo i dati vengono raccolti.

Qual’è la soluzione per i Millennial a proposito del riconoscimento facciale?

Sicurezza in cambio di privacy, sì o no? Dati biometrici degli italiani gestiti da cinesi, statunitensi o da noi? Se al posto delle telecamere mettessimo poliziotti a tutte le strade invece sarebbe diverso? Chi sono i veri nemici: i cinesi, i russi, i terroristi o semplicemente i diversi?

 

Un libro consigliato sui dilemmi del male minore: Uccideresti l’uomo grasso? di David Edmonds

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