Le femministe possono essere divertenti, con una maschera. Parola delle Guerrila Girls

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18 febbraio 2019
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L’anno scorso è stato l’anno del #metoo. Ma io alle parole di calciatori, showgirl e opinionisti da bar preferisco le parole dell’arte. Scelgo di raccontarvi chi sono le Guerrilla Girls.

 

Sono uno dei tanti Millennial che ha fatto il suo viaggio a Londra con un volo super economico (grazie pirati in viaggio). Girovagavo nell’East End quando sono entrato nella Whitechapel e mi sono trovato davanti a tante scritte, urlate, inneggianti al femminismo. Ero a una mostra delle Guerrilla Girls.

Le Guerrilla Girs hanno fatto della critica creativa una forma d’arte. Le artiste hanno scelto di utilizzare l’umorismo provocatorio per diffondere informazioni e innescare discussioni.

A far maturare i loro sentimenti furono, innanzitutto, le parole della storica dell’arte Linda Nochlin che nel 1971 pubblicò: Why have been no great woman artistNochlin scriverà “La colpa non è delle nostre stelle, dei nostri ormoni, del nostro ciclo mestruale ma della nostra istruzione ed educazione”.

Il secondo evento che porterà direttamente alla creazione del gruppo di artiste guerrigliere mascherate è la mostra organizzata nel maggio del 1984 al MoMa di New York  An International Survey of Recent Painting and Sculpture. Qui, solo 13 degli artisti partecipanti erano donne, contro ben 153 uomini. Le Guerrilla Girls protestarono con poster, striscioni e volantini.

Non mancarono critiche ed accuse al gruppo. Il giornalista e critico d’arte Luca Cristiani le definì “comuniste” e “troie”, accusando le femministe in generale di essere la causa della diffusione dell’AIDS negli Stati Uniti, suggerendo loro di imparare piuttosto a “come essere brave a letto”.

Le Guerrilla Girls in pubblico si presentano mascherate da gorilla. Il loro simbolo nasce accidentalmente, per un errore di pronuncia, provvidenziale, di una delle componenti nei primi anni del gruppo (guerrilla-gorilla). La maschera consente di coprire l’identità delle donne/artiste, così da proteggere la loro vita privata e professionale. Allo stesso tempo permette di associare il loro lavoro ad un’idea e non a delle persone. Le artiste si sentono così in possesso di un super potere.

“Se sei in una situazione nella quale sei un po’ spaventata per parlare, metti una maschera. Non vorrai credere a quello che verrà fuori dalla tua bocca”.

La verità, come loro stesse ammettono, è che a pochi interessa chi siano in realtà perché è più interessante che continuino a fare quello che fanno.

Per coinvolgere anche chi vede il femminismo come qualcosa da cui dissociarsi, nel 2009 lanciarono un graffito interattivo: “Non sono femminista, ma se lo fossi mi lamenterei di ….” permettendo ai partecipanti di esprimere la loro visione sulla questione.

Il lavoro delle Guerrilla Girls le ha portate a essere tra le artiste più influenti nel mondo dell’arte contemporanea e la loro opera sta educando una generazioni di critici e curatori a occuparsi sempre più di donne e minoranze.

I mezzi classici, come messaggi veicolati su carta, sono ancora utilizzati dal gruppo: frasi forti sono unite a dati tratti di fonti attendibili. A questi si affiancano altre comunicazioni, pubblicazioni, film, eventi e discorsi. Forte è anche la loro presenza online: su YouTube, Instagram e perfino SoundCloud.

La loro critica è anche rivolta alle mani che muovono i fili del mondo dell’arte, ai grandi miliardari, magnati e politici, Trump incluso.

“I problemi delle donne tendono ad essere minimizzati, mentre il femminismo viene demonizzato. Noi sveliamo ciò che sta alla base, i significati sottintesi, ciò che viene trascurato e ciò che è, semplicemente, ingiusto.” Parole loro.

 

 

Sostengono che dietro ogni donna ci sia una Guerrilla Girl, è loro scopo trovarle e farglielo scoprire.

Questo non vuole essere per forza un invito alle lettrici di TheMillennial a indossare una maschera da gorilla, ma ad esprimersi attraverso la creatività e l’ironia. Insomma, potete scegliere anche un altro primate.

Qui c’è una bella fonte.

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