I Millennial non vogliono un capo. Vogliono una guida

Daniele Franchi
18 Settembre 2020
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I Millennial vivono il lavoro come parte centrale della propria vita e vogliono quindi dargli un senso esistenziale. Per questo cercano una guida, qualcuno un po’ Steve Jobs e un po’ Elon Musk.

 

Per ora la nostra guida è l’incertezza

Ci dobbiamo sentire sfidati e rincuorati, qualcuno che ci dica che quello che facciamo può cambiare il mondo. Poco importa se ciò poco si confà alla realtà, noi ne abbiamo bisogno, è il nostro MacGuffin. 

 

Criticano la nostra generazione accusandola di essere piena di narcisisti sempre in cerca di attenzione, riscontri e rassicurazioni. Secondo i dati è vero. La colpa però non è del narcisismo, solo dell’incertezza

 

Avete presente il bambino che fa di tutto per farsi notare? Ecco, lo fa, spesso, perché i genitori non gli hanno dato abbastanza attenzioni. Il problema dei grandi è che sono ancora bambini e in questa metafora il mondo dei potenti sono i genitori.

 

Vogliamo una bussola che ci indichi il nord o al limite un centro di gravità permanente come cantava Battiato. 

 

Questo perché siamo bambini diventati adulti dove tutto era incerto: vincerà l’ISIS? Putin ci troverà un posto fisso dopo aver reso l’Europa la nuova URSS? Venezia scomparirà e vedremo gli orsi polari morti sui barconi in Sicilia al posto dei migranti? Con Greta Thunberg che dieci anni fa faceva ancora le elementari non c’erano speranze per l’ambiente all’orizzonte.

 

Mettici anche che la tecnologia è cambiata così velocemente che neanche noi Millennial siamo riusciti a tenere il passo, facendoci sentire, di fatto, degli incapaci.

 

Bonus: se non bastasse noi siamo la generazione più istruita della storia

 

Una cosa fantastica ma grazie ai social sentiamo parecchio la concorrenza: “Ehi! Guarda questo ragazzo, a 12 anni ha costruito un reattore nucleare in camera sua; io a 26 ancora sbatto contro i pali mentre cammino”.

Nel medioevo se sopravvivi alla peste e sapevi battere due chiodi avevi il lavoro a vita come falegname. 

 

Il sistema scolastico è una macchina capitalistica tritura-talenti dove vengono messi in atto i più beceri sistemi di classificazione che nulla hanno a che vedere con l’educare. Il sistema di misurazione numerico alimenta la competizione non la crescita di competenze e questo è il riflesso nel panorama lavorativo di un certo tipo. Catapultati nel mondo del lavoro sentiamo il bisogno di una maestra che ci dica bravo e ci ricordi di non ficcarci i pennarelli nel naso.

Che lavoro vogliono fare i Millennial?
Noi Millennial, a breve, costituiremo più della metà della forza lavorativa mondiale

 

I dati dell’Harvard Business Review indicano che noi, rispetto ai nostri colleghi, vorremmo feedback giornalmente, settimanalmente e mensilmente. Non vogliamo aspettare il report aziendale annuale. Il mondo è più rapido e anche i riscontri dovrebbero esserlo.

 

Il 21% dei Millennial ha cambiato lavoro nell’ultimo anno, più del triplo del numero di non Millennial e un sondaggio ha rivelato che il 71% dei Millennial lascerà la posizione entro due anni se sentirà che le proprie capacità non vengono sviluppate.

Tra i primi 3 fattori sulla scelta del posto di lavoro c’è infatti proprio il supporto e la formazione.

Dopotutto lo sviluppo di nuove competenze è vitale nel panorama attuale ed è una priorità assoluta per noi.

 

 

I dirigenti dovranno evolversi per soddisfare le richieste della domanda generazionale onde evitare che talenti (e non) cambino azienda ogni 2 anni destabilizzando tutta la struttura. L’esperienza e il pregresso sono un tassello portante della struttura aziendale. Anche lo spazio lavorativo si adeguerà a noi per essere più inclusivo e accogliente, letteralmente viziando i dipendenti in modo da non farci scappare. 

 

Che capo vorrebbero i Millennial?

Essere coinvolti, anche solo per un parere, ci fa sentire giustamente più apprezzati e valorizzati. 

 

La tendenza emergente è quella di ricercare un dirigente, colui che dirige, non un superiore, un capo. Una guida comprende e dà fiducia non ordina e basta aldilà dei titoli o dell’anzianità. Una bella sfida per i nostri datori che dovranno imparare a gestirci ora che siamo noi la maggiore forza lavoro. Dobbiamo però anche imparare a prenderci le nostre responsabilità e colpe quando le abbiamo.

 

I Millennial vogliono sapere che il loro lavoro è importante perché spesso, purtroppo, a questo corrisponde il loro status sociale e a malincuore a quello che si sentono di essere nella vita. Così non è ma è con ciò che i dirigenti avranno a che fare; facendo loro da mentori e fornendo la guida e il supporto che cercano, solo così è possibile sbloccare il loro potenziale e massimizzare le loro prestazioni=più fatturato.

 

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Fonti: https://medium.com/swlh/millennials-want-mentors-not-managers-7f35879c3061

 

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