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L’azienda che fa di una bella idea un bel progetto. Intervista a Jessica Abbuonandi

25 Maggio 2021
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Le idee muovono il mondo ma da sole, come è noto, non bastano.

Ogni buona idea ha bisogno di un progetto pragmatico che la faccia diventare realtà: il concetto è semplice, perfino elementare, ma per nulla scontato come ha capito sulla propria pelle Jessica Abbuonandi. Donna, bolognese, millennial, imprenditrice, creativa e determinata che nella vita ha provato più strade tutte illuminate da una qualche idea: ora diventate un’azienda, come con la sua Wise Mind Place, altre volte incanalate in un calderone di esperienze da cui ripartire e imparare.

Perché i sentieri tortuosi e i fallimenti sono quelli che, in un modo o nell’altro, ti insegnano qualcosa per migliorare davvero. Succede con le persone. E capita anche con le idee, specialmente con quelle che aspirano a diventare progetti aziendali.

Ecco, Wise Mind Place, lanciata a ottobre 2018, si occupa di quelle persone, portatrici sane di idee, che non aspettano altro che dare vita a un progetto in grado di fare la differenza sul mercato di riferimento. La piattaforma digitale fondata da Jessica, dietro la quale ci sono esperti consulenti multisettoriali in carne e ossa, è nata per offrire a start up e inventori un supporto perché le buone idee abbandonino lo stato embrionale, prendano forma e diventino autonome.

 

Buongiorno Jessica, spiegaci l’origine di Wise Mind Place?

Sono stata vittima di plagio con un mio progetto e mi sono ritrovata in una realtà molto difficile da affrontare, specialmente per chi come me ci arrivava ancora senza tutti gli strumenti. Da lì ho capito che qualcosa non andava nei meccanismi e anche nelle relazioni che ci si trova a portare avanti in un momento così delicato come quello della nascita di un progetto. La messa in pratica di un’idea.

Ho immaginato un luogo digitale dove poter racchiudere un insieme di servizi che tutelino le idee e al tempo stesso diano l’opportunità a chi sta sviluppando un determinato progetto di consultarsi con esperti, di ricevere delle consulenze da professionisti abilitati. E avere la possibilità di divulgare il progetto a potenziali partner o investitori. Tutto nella cornice del rispetto del diritto di proprietà intellettuale industriale. L’architettura della nostra piattaforma permette una condivisione dell’idea ma al tempo stesso evita una vera e propria divulgazione. Anche per i progetti con la tutela brevettuale.

 

Nella piattaforma c’è quindi la possibilità d’incontro tra inventore e potenziale investitore. Come avviene?

Attraverso la nostra bacheca sul sito è possibile farsi notare da potenziali acquirenti partner e investitori. Noi valorizziamo i contenuti mandando newsletter mirate a aziende e investitori interessati. Quelli del nostro network. Offriamo pure dei servizi di comunicazione e marketing: quindi ci occupiamo della promozione vera e propria del prodotto o del servizio. Il nostro approccio è molto orientato allo sviluppo del progetto e quindi anche alla ricerca di risorse. E per trovarle attiviamo i canali necessari.

 

Facciamo finta che io sia un vostro cliente. E arrivo da voi con un’idea. Cosa succede?

Sì, certo. Un utente che arriva da noi, dopo la registrazione iniziale, deve decidere se comporre la propria bacheca con il proprio progetto in modo privato oppure, prima di ogni altra cosa, fissare un appuntamento per parlare con un consulente. Una volta che il cliente viene informato sui nostri servizi viene rimandato alla compilazione della bacheca, che diventa per lui uno strumento di lavoro e per noi la possibilità di guardare i suoi contenuti, sempre in maniera sicura, per poi fornirgli tutti gli altri nostri servizi.

 

Io immagino questa bacheca tipo una sorta di portfolio: con i miei dati e quelli della mia idea. Poi i vostri esperti intervengono e mi aiutano a correggere le lacune del mio progetto. È così?

Esattamente. Anche perché la bacheca funziona un po’ come se fosse un business plan. È suddivisa per capitoli e si richiede di compilarla in tutte le sue parti. Là dove non sia completa bisogna “correggere” per passare al livello successivo. Io lo paragono a una sorta di videogame perché procede per gradi. La bacheca diventa quindi uno strumento di lavoro perché all’interno ci sono servizi come la route map che permette di comprendere in modo chiaro il percorso che si sta facendo, ad esempio. È una sorta di cabina di controllo.

 

Quale è il modello di business della tua azienda. Da dove derivano i vostri guadagni?

La registrazione e l’utilizzo dei primi servizi è assolutamente gratuito. In una seconda fase ci sono invece dei servizi che offriamo a pagamento, in base a preventivi mirati. Poi ci sono dei servizi acquistabili proprio dalla piattaforma. E sono funzioni extra della bacheca.

 

Ma prendete anche una percentuale sulla vendita di un’idea?

È proprio quello che non facciamo in alcun modo. Non prendiamo percentuali sulle contrattazioni che avvengono all’interno della piattaforma di Wise Mind. In tal senso abbiamo un’idea per il futuro: quella di diventare noi stessi un fondo di investimento per andare a raccogliere progetti dal nostro vivaio.

 

E con la pandemia come sono cambiati i vostri utenti?

Inizialmente abbiamo notato un calo. Nella seconda parte del 2020, tuttavia, abbiamo registrato un aumento esponenziale degli iscritti. Noi lo abbiamo associato al fermo obbligato di molte realtà . Questa cosa può avere spinto la gente a cercare di tirare fuori le idee.

 

Qual è l’identikit dell’utente di Wise Mind Place?

I nostri clienti sono di ogni età. Persone di 70, 60 anni, dal neolaureato che mentre cerca lavoro propone i suoi progetti. Abbiamo addirittura studenti delle superiori che cercano di sviluppare prototipi da lanciare sul mercato. Ci sono professionisti che portano avanti i loro progetti mentre nel frattempo continuano a lavorare.

 

Mettiamo da parte la tua attività, sei una imprenditrice millennial: raccontaci un po’ di te.

Ho 31 anni. La mia prima formazione è più artistica e creativa, poi all’università ho frequentato scienze della Comunicazione prima di allargare il mio orizzonte verso quello che oggi faccio. La mia famiglia è stata per me di grande ispirazione. Mia madre è l’estro artistico della famiglia – dipinge e inventa – e mio padre è un artigiano, un tappezziere. Lavora con le mani. Con lui ho capito cosa vuol dire seguire un processo per arrivare a un prodotto finito. E poi c’è mio nonno. È stato uno dei primi imprenditori a fare import export con i Paesi asiatici. Ho respirato a fondo il suo modo di gestire un’attività.

 

Com’è fare impresa in Italia?

Vorrei dire che è tutto meraviglioso e che è facile. Non lo è. Le istituzioni cercano di fare molto e si vede. Noi stessi abbiamo usufruito di un bando pubblico. Quindi ci sono delle azioni politiche messe in campo per incentivare a fare impresa. Certo è, che c’è ancora molto da fare. Per esempio fare impresa oggi in Italia significa dedicare tutto il proprio tempo all’attività: oltre al business vero e proprio c’è la parte burocratica che ci incatena. Bisognerebbe snellire i processi.

 

Il fatto di essere giovane e donna complica tutto?

All’inizio non vedevo ostacoli di questo tipo perché ero troppo concentrata a portare avanti la mia idea. Oggi devo dire che a volte lo percepisco, nonostante io lavori con uomini molto aperti mentalmente. Le opinioni di una ragazza che fa impresa non sempre vengono ascoltate allo stesso modo, come se avessero un peso minore di quelle degli uomini.

 

Aiuti gli inventori e le start up a sviluppare progetti dalle idee, Tu come ti approcci alle nuove idee?

Il mio approccio è molto ibrido. Zero pregiudizi e nessuna idea è folle. Viene sempre comunque presa in considerazione. Poi chiaramente bisogna metterla con piedi a terra. Personalmente ho però un debole per i progetti che abbiano dei valori forti. Idee che siano ecosostenibili, rispettose dell’ambiente, del lavoro. L’aspetto etico conta: non sono importati solo i numeri, non è importate solo la parte speculativa. Non possiamo pensare che il futuro sia fatto di questo. E siccome mi piace fare cose che abbiano almeno il proposito di durare nel tempo, preferisco seguire quella strada.

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