Leone d’Oro al Joker. I cinecomics guadagnano una nuova dimensione: la profondità

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9 Settembre 2019
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Hanno presentato il Joker di Todd Phillips alla 76esima mostra del cinema di Venezia, tra gli insulti e lo snobismo dei “cinefili”. Ma sapete cos’ha fatto il cinecomic diretto da “quello di Una notte da leoni”? Ha vinto il Leone d’Oro per il miglior film.

Esatto, un film ispirato ad un personaggio dei fumetti della DC ha appena vinto uno dei premi più importanti del mondo del cinema, facendo, a tutti gli effetti, la storia.

Ma facciamo un passo indietro.

Sono ormai più di dieci anni che il filone dei cinecomic nel bene o nel male sta influenzando la cultura occidentale, con una guerra all’ultima pellicola che domina il panorama cinematografico mondiale. Una guerra che stanno vincendo (almeno dal punto di vista degli incassi) i Marvel Studios, con “Avengers: Endgame” che ha incassato 2 796 255 086 $ distruggendo qualsiasi record precedente.

E la DC, la storica concorrente della Marvel, che fa? Se la cavicchia, ad essere onesti. Dopo l’introduzione del loro “expanded universe” con “Man of steel” nel 2013 hanno creato un filone che avrebbe dovuto rivaleggiare con Iron Man & co. Ma che in realtà è diventato la punchline degli aficionados del genere supereroistico: “Chissà come sarà il nuovo Spider-Man…. Beh, non può essere peggio di Justice League”.

Nel 2017 però è successo qualcosa, un bip su un elettrocardiogramma piatto. La Warner DC vuole produrre una pellicola introspettiva sul personaggio di Joker, distaccandosi di fatto dal personaggio interpretato solo l’anno prima da Jared Leto. Mh, ok, interessante.

Secondo bip: il regista sarà Todd Phillips e il prodotto finale sarà ispirato da “The Killing Joke” di Alan Moore e dai film di Scorsese quali “Taxi Driver”, “Re per una notte” e “King of comedy”. Ok DC, ti ascolto.

Terzo bip: il protagonista sarà interpretato da Joaquin Phoenix.

Poi ci sono stati i vari screen test, la produzione del film e la decisione di presentarlo in anteprima a Venezia. Da lì il panico: addetti ai lavori entusiasti, critici che osannano la performance di Phoenix, chi parla di Oscar assicurato, otto minuti di standing ovation al termine della prima proiezione. Fino ad arrivare a questo storico Leone d’Oro, vero e proprio punto di svolta nel panorama cinematografico.

“Eh ma un cinecomic!!!”

“È una trovata commerciale!!!!”
“Questi premi non valgono nulla!!!”

“Non capisco di cinema quindi ne parlo male senza averlo visto!!!”

Sì, ok, ma è davvero un male che un film del genere abbia ottenuto un riconoscimento così importante? No, non lo è, perché qui non si sta parlando del classico blockbuster composto da al 90% da CGI e dialoghi scontati. Ma di un character study che pare fare un grande lavoro d’introspezione di un archetipo, perché questo è Joker, questo è sempre stato. La rappresentazione del concetto di anarchia e di sentimento distruttivo verso la società in cui viviamo; la società cambia e di conseguenza si evolvono anche le maniere per distruggerla.

Un personaggio come quello del Joker, insieme a tutti gli altri rappresentanti dei comics americani, è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo, legandosi quindi a dei concetti intrinseci nella vita di tutti noi. Si accomoda insomma, nelle concezioni di Umberto Eco, accanto alle grandi figure mitologiche della storia umana.

E adesso che succede? Ci sarà l’invasione dei cinecomic in qualsiasi festival d’autore? No, adesso ci sarà il manierismo, l’esasperazione degli stilemi del genere. Per poi giungere all’inesorabile, fisiologico, declino del filone, destinato ormai ad essere fagocitato da altri generi. Finché un giorno non scomparirà e sarà ricordato come una delle tante mode della storia dell’umanità.

“Sì, va bene, ma il film com’è?” Non lo so, non l’ho ancora visto.

 

 

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