Cosa rappresenta la vita di Berlusconi per i Millennial?

Avatar
7 Agosto 2019
794 Visualizzazioni

Forza Italia è morta e il suo re non se la passa più tanto bene. Questo è il crollo del primo nemico che i Millennial abbiano avuto. Ma cosa rappresenta la vita di Berlusconi per chi è nato negli anni ’80 e ’90?

Ci sono due Berlusconi nel nostro immaginario. Uno è quello peccaminoso chiavatore al limite dell’osceno ben raccontato da Sorrentino. L’uomo che ha conquistato tutto a costo di vedere il suo nome associato a indagini di mafia, corruzione, P2, socialisti, puttane, casini, scandali. L’altro è il politico che, seppur per assurdo, ha tenuto in mano l’Italia per quasi due decenni, mentre nel mondo succedeva il caos e il suo governo perpetuava disastri su disastri a discapito nostro.

Ora, entrambi questi Berlusconi sono accantonati. Adesso Berlusconi è alla stregua del nonno ricco & rinco di un vostro amico lombardo. Ha la faccia dell’ex magnate decaduto, ormai un po’ picchiato in testa, che suscita quel misto di tenerezza e compassione. Più la seconda che la prima. Quando parla non  fa che inanellare gaffes e figuracce o sparate che nemmeno il nonno dei Simpson (una delle migliori: “Io ho posto fine alla Guerra Fredda”).

Per noi Millennial ha rappresentato forse il primo nemico e per molti anche l’ultimo. Sono lontani i tempi delle stagioni politiche appassionate, di Nanni Moretti che insulta i vertici del PD sul palco, della destra e sinistra. Molti di noi facevano il liceo o l’università e c’era un grande fermento attorno alla militanza anti Forza Italia. Sembrava questione di vita o di morte. Il mantra era: Non possiamo far sì che loro si prendano l’Italia! La gente era incazzata anche per la scelta del nome di partito. Accaparrandosi il termine Italia, si era metaforicamente per la prima volta legato al Paese. Il PD invece è associabile al massimo al P****O D*O  che il suo acronimo ha strappato anche dalle bocche dei più colti.

Il marketing berlusconiano

Il marketing associato alla politica è frutto di Silvio e questo gli va riconosciuto. Il PD non ha mai capito un capzio di niente e ha continuato a legare la sua immagine ai più improbabili cazzoni fino ad arrivare all’Armageddon della volontà suicida: Matteo Renzi. Uno che puoi solo prendere a schiaffi. Uno odiato anche dai suoi stessi nei. L’antipatia in persona.

Berlusconi dava spago a un sogno tutto italiano, quello di fottere tutti con un sorriso, mascherando vuoti culturali e morali enormi. Era lo stereotipo dell’italiano che ce la fa solo perché è sgamato ma che non ha niente oltre al pelo sullo stomaco e alla volontà di potenza. Era l’ultima goccia di un’identità secolare di guasconi boccacceschi che sapevano cavarsela in tutte le occasioni. Era Italians do it better incarnato.

Ma…

I tempi cambiano e noi con loro. La vita di Berlusconi ricorda ai millennial quella che è stata l’ultima briciola di passione politica. Dopo di lui il vuoto emotivo. Niente ha più fatto incazzare o appassionare così tanto. Niente ha più fatto schiumare Travaglio (ridotto oggi a una signora con la ghigna eternamente risentita, uno che sembra che gli altri puzzano tutti di merda e si rifiuta di guardarli in faccia mentre parlano…). Sì, oggi c’è Salvini, ma siamo su un altro registro.

Dalla bandana allo sbando

La versione nonno-rinco è comunque spassosa, ma dopo dieci minuti che lo senti parlare non lo sopporti più, come tutti gli anziani alterosclerotici. Alla fine era meglio quando dava della culona inchiavabile alla Merkel e ci faceva fare figure dimmierda in tutto il mondo, o quando chiamava Shultz “kapò”, o quando faceva le corna nella foto coi presidenti. Adesso straparla del suo amico Putin, gli si sente la dentiera ciondolare in bocca e non porta a termine un discorso. Attenzione, ho rispetto per gli anziani, ma non c’entra niente. Qui stiamo parlando di una figura pubblica fuori controllo.

Forza Italia è finita e in questi giorni sui giornali si leggono gli ultimi colpi di coda di un partito allo sbando. Il suo cancro è stato Berlusconi stesso, che non è disposto a lasciare il comando nemmeno adesso che si sta facendo superare dalla Meloni. Tutto per una testardaggine e un ansia da prestazione oltre ogni limite. La destra in Italia attualmente è solo la Lega, che si candida a diventare partito unico con vette del 40% a discapito di Cinquestelle e PD.

Non ha più il Milan, non ha più amici, la gente ha pure smesso di leccargli il chiulo. Uno spettacolo impietoso anche per i fedelissimi, che gli voltano le spalle come Toti e la Carfagna. Insomma, questo è un coccodrillo scritto quando il soggetto in questione è ancora in vita. Ma, attenti, non si stava meglio quando si stava peggio. Per niente.

LEGGI ANCHE:

Protesta veneta contro multe anti-bestemmia. Toglieteci tutto, ma non il porcone!

Intervista fiume a Nicolai Lilin: dal Russiagate a Licio Gelli al carabiniere ucciso a Roma

Chiude La Zanzara. Fu vera gloria? Di certo fu vera libertà