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Il lavoro è cambiato, e l’esperienza di BSD Design lo dimostra

22 Luglio 2021
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Non sono un uomo che ama pensare al passato: per mestiere e vocazione tendo a concentrarmi sul futuro.

Eppure a volte capitano coincidenze impreviste, che ti portano ad agire in un modo che alcuni definirebbero “contro natura”. Di recente, per due motivi, mi è accaduto: entrambe le situazioni mi hanno riportato il pensiero alla tesi di laurea, mai finita ma molto iniziata.

Reincontrare BSD Design, azienda esperta di interazione uomo-macchina, è stato uno di quei motivi.

Nel 2004 infatti avevo abbandonato la prima idea, quella di mettere in relazione le materie SST (social, science e technology) con la rivoluzione letteraria del cyberpunk anni ‘80 e inizio ‘90 e avevo invece messo in cantiere un ragionamento sulle interfacce, su come i dispositivi elettronici sarebbero diventati vere e proprie protesi del corpo, cambiando per sempre il nostro rapporto con la tecnologia.

Quella che non sarebbe mai diventata la mia relatrice ufficiale, forse per stemperare gli eccessi cyberpunk dei miei ragionamenti acerbi, mi mise sulle tracce di una disciplina chiamata ergonomia cognitiva.

Citiamo pure da Wikipedia la definizione

“L’ergonomia cognitiva è quella branca dell’ergonomia che si occupa dell’interazione tra l’uomo e gli strumenti per l’elaborazione di informazione studiando i processi cognitivi coinvolti (percezione, attenzione, memoria, pensiero, linguaggio, emozioni), e suggerendo delle soluzioni per migliorare tali strumenti”.

Sviluppatasi a partire dagli studi di ergonomia classica sull’interazione uomo-macchina (la vecchia psicotecnica), si è via via articolata (in parallelo allo sviluppo dei paradigmi cognitivisti e di Human Information Processing) nella direzione di una maggior attenzione ai processi cognitivi e di elaborazione delle informazioni sottostanti a tali processi interattivi.

Dall’inizio degli anni novanta, l’ergonomia cognitiva ha iniziato a occuparsi molto degli aspetti di web usability, degli aspetti cognitivi delle interfacce e dei sistemi informativi, e di temi di ergonomia sociale (legata all’interazione e cooperazione tra più attori sociali nei contesti lavorativi).

Era il 2004, l’iPhone sarebbe uscito solo 2 anni dopo ed eravamo realmente agli albori di una nuova era, anche se non ce ne eravamo resi conto.

Da intuizioni simili, e certamente con grande testardaggine, deve essere iniziata l’avventura di BSD Design

BSD è, utilizzando le loro parole, “uno studio di ricerca e progettazione attivo sin dal 1990. I suoi fondatori sono fra i maggiori esperti di Interazione Uomo-Macchina, di Fattori Umani e Ergonomia, e Interaction Design. BSD ottimizza il potenziale dei suoi clienti attraverso progetti innovativi di design e ricerca”.

Full Disclosure: ho conosciuto, chiacchierato e collaborato con il Managing Partner di BSD, Maurizio Mesenzani diversi anni fa. Gli argomenti professionali li sentii vicini già all’epoca, ma ora, con i profondi cambiamenti che società e lavoro stanno attraversando, per pandemia e naturale innovazione tecnologica, l’attenzione alle loro attività deve tornare a essere alta, anche per me e per noi, che vogliamo dire qualcosa di sensato su generazioni e lavoro.

Millennial e Z-gen, infatti, sono allo stesso tempo protagonisti e succubi del cambiamento, della realtà e del lavoro e i temi e le peculiarità del lavoro di BSD impattano principalmente su di loro.

Ho chiacchierato a lungo con diverse membri del team di BSD e studiato alcuni progetti, per provare a raccontare cosa fanno e come si muovono

I ricordi degli studi universitari si sono fatti abbastanza vividi, anche se ovviamente erano arretrati rispetto allo stato dell’arte odierno: almeno avevo una bussola concettuale.

I concetti di smart factory, di industria 4.0, di lavoro agile portano con sé la necessità di innovare, cambiare, evolvere: a volte in modo brutale, come nel paradigma anglo-sassone della disruption, a volte in modo, come diciamo in Europa continentale, incrementale. Piccoli e progressivi cambiamenti migliorativi.

BSD si occupa di interfacce, ad alto livello. Analizza, progetta e sviluppa i punti di contatto tra l’uomo e la macchina che tanto mi affascinavano a 20 anni, ma che oggi fanno la differenza tra un’azienda profittevole e una fabbrica stupida.

Il cambiamento che vediamo nel mondo ha riflessi importanti sugli ambienti di lavoro

L’introduzione di interfacce tremendamente efficaci nel mercato consumer (pensiamo alle interfacce touch e a quelle vocali degli smart speaker) ha reso necessario concentrarsi, anche in ambito professionale, sul rendere efficienti i processi di interazione tra le macchine e l’uomo.

BSD parla esplicitamente, e lavora all’interno di quei paradigmi definiti di user centered design: di design focalizzato sugli utenti. Forse oso troppo a pensare che l’introduzione degli smartphone nelle vite di millennial e z-gen abbia reso inevitabile ripensare i luoghi di lavoro, rendendo le macchine professionali parlanti tanto quanto i dispositivi consumer.

L’efficienza di un luogo di lavoro non può prescindere dai lavoratori e dalle lavoratrici, il rapporto con i processi deve essere coerente e fluido rispetto alle abitudini quotidiane delle persone. Non è più tempo di fabbriche ottocentesche, né per processi, né per felicità sul luogo di lavoro.

L’attività di BSD nel progettare flussi di lavoro, interfacce e interattori va proprio in questa direzione: un modo più efficiente e sostenibile di lavorare, che minimizzi il carico cognitivo per le attività inutili e lasci il lavoratore concentrarsi su ciò che è importante.

Per farlo utilizzano diverse discipline

Dal design all’ergonomia, dallo studio delle user experience a quello delle user interface. Le competenze necessarie sono molteplici, e il team di lavoro è multidisciplinare. Parlare di questi argomenti richiede infatti competenze tecniche e competenze trasversali, elementi di ergonomia, certo, ma applicazioni reali, ingegneristiche, informatiche. Comprendere i sistemi misti uomo-macchina, gli obiettivi aziendali, i comportamenti umani.

Per farvi un esempio di successo, SDI Automazione, società esperta in sistemi di automazione, appunto, per l’industria, aveva la necessità di rendere le proprie interfacce di controllo e monitoraggio più utili per i propri dipendenti, visualizzabili in mobilità e rispondenti ai processi contemporanei.

BSD è intervenuta tramite diversi strumenti, dall’osservazione sul campo, all’analisi dei casi d’uso, al censire e comprendere i diversi compiti degli operatori. Da questa attività ha preso il via la riprogettazione dell’interfaccia del portale web, reso responsive, uniformato nella sua identità visiva e, soprattutto, mettendo bisogni e necessità degli utenti al centro dei requisiti dell’interfaccia.

Potete trovare una descrizione del progetto a questo link – e la relativa soddisfazione professionale per l’azienda, visto che il progetto è risultato vincitore del IF Design Award 2021 – categoria User Interface

Nel 2021, però, non possiamo evitare l’elefante nella stanza: è chiaro che la pandemia covid-19 sia stata una sorta di singolarità dell’ambiente di lavoro

La necessità epidemiologica di lavorare a distanza ha portato tante aziende all’accelerazione dei processi di lavoro agili, della famigerata etichetta smart working, di modalità innovative nel rapporto tra persone e lavoro.

BSD si occupa anche di questi processi, grazie alle competenze di dettaglio e trasversali, e lavora su queste trasformazioni (devo dire amate e attese particolarmente dai millennial) da processi basati sul tempo, a lavoro basato su obiettivi e risultati.

Una trasformazione epocale, che impatta strumenti, modalità operative e di gestione, ma anche mentalità e storytelling delle aziende e del lavoro stesso.

Un’attenzione, quella di BSD verso lo smart working, che di certo non è iniziata con la pandemia

Al di là degli aspetti normativi e contrattuali, infatti, la rivoluzione agile del lavoro è e sarà possibile solo se le aziende saranno in grado di cambiare approccio, passando da una filosofia di esecuzione e controllo, a una fondata su fiducia e condivisione di traguardi. L’esperienza di tanti di noi, in questo periodo, ha mostrato che questa trasformazione non è affatto semplice.

E il punto di vista generazionale su questo aspetto, così cruciale per ottenere quel bilanciamento vita/lavoro che è una delle ricette della felicità, è quello di una attenzione spasmodica.

Esageriamo? Esageriamo: se domani riusciremo davvero a lavorare da una spiaggia di Barcellona, aspettando di poter vedere i live dell’appena rinato Primavera Sound Festival la sera, lo potremo fare grazie ad aziende come BSD Design, capaci di riprogettare il lavoro in modo soddisfacente per imprese e lavoratori.

La collaborazione tra BSD Design, Officine Millennial e il partner tecnologico 22HBG è solo agli inizi, ma crediamo che insieme potremo ottenere risultati di valore negli applicativi che sviluppiamo, nei progetti che portiamo avanti, nelle relazioni tra esseri umani tra loro prima e con le macchine poi.

Per seguire il filo dei ragionamenti condivisi, vi invito ad ascoltare questa puntata del mio podcast

Ci facciamo raccontare come BSD sta lavorando sulla student centricity di Bocconi, utilizzando nuovi approcci per rendere studenti, genitori e università parte di un processo fluido di comunicazione, assistenza e supporto.

E, last but not least, vi invito a recuperare la chiacchierata tra il Managing Partner di BSD, Maurizio Mesenzani, e il nostro direttore, Davide Burchiellaro: a ruota libera su come sta cambiando il lavoro.

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