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Città metropolitana fighetta e colta, provincia bella e ignorante: andiamo a vivere a Nuoro

Redazione
16 Dicembre 2020
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La provincia si conferma bella e ignorante, così come piace a noi millennial mentre la città metropolitana resta la solita ingessata di sempre, e non è che ci dispiaccia nemmeno.

Il Censimento permanente dell’Istat – in particolare i dati sull’istruzione – confermano una sacro santa verità popolare sulla provincia. E come poteva essere altrimenti. Vediamo nel dettaglio, con l’aiuto di TrueNumbers, quanti in Italia hanno una laurea o solo una licenza di scuola media, e soprattutto dove.

L’Italia più colta di sempre: quanta istruzione

La prima notizia è che rispetto al 2011, data dell’ultimo censimento classico, gli italiani sono diventati più istruiti. I laureati e dottorati sono cresciuti dall’11,6% al 14,3%, i diplomati dal 31,1% al 35,6%, mentre sono diminuiti coloro che hanno solo la licenza media, dal 30,7% al 29,5%, ma il calo maggiore è stato quello di chi si è fermato alla quinta elementare, passati dal 20,7% al 16%. Il 4% però è ancora senza alcun titolo di studio, mentre il 0,6% è proprio analfabeta. Erano rispettivamente il 4,9% e l’1,1%.

Si tratta di miglioramenti che non ci consentono ancora di allinearci ai livelli medi della Ue, dove per esempio i laureati sono molti di più. Conta anche l’altissima incidenza degli anziani, che hanno studiato molto meno dei più giovani. Ma, come per altre statistiche le differenze geografiche sono molto importanti e forse più significative dei dati in sé.

Differenze tra città e centri di provincia

Riguardo alla percentuale di chi ha una laurea, o un dottorato o un altro titolo d’istruzione post secondario il divario non è il solito tra Nord e Sud, bensì tra grandi città e provincia. È significativo che solo nelle città metropolitane di Milano e Roma si supera il 20%, arrivando rispettivamente a 20,4% e 20,6%. Seguono con il 19,9% e il 19% Bologna e Trieste. In fondo alla classifica troviamo invece province sia del Nord che del Sud caratterizzate dall’assenza di grandi città, come Barletta-Andria-Trani, con il 9,7%, Oristano, con il 10,1%, Sondrio e Verbania con il 10,4%.

Istruzione, l’importanza delle università

A contare è chiaramente la presenza o meno di università, che attirano studenti anche dal resto d’Italia, i quali poi rimangono nei dintorni a lavorare in aziende che occupano soprattutto laureati, come quelle del comparto dei servizi avanzato o dell’Amministrazione Pubblica, e che sono appunto molto più concentrate nelle grandi città.

Le differenze tra Nord e Sud ritornano con le statistiche sui diplomati e su quanti hanno solo la licenza media, elementare, o meno. I diplomati sono molti di più al Nord, arrivano al 44,7% in provincia di Bolzano, e al 41,4% in quella di Trento, dove evidentemente vige l’usanza del mondo tedesco di lavorare presto, senza laurearsi, ma con una istruzione comunque non elementare e spesso tecnico-specialistica raggiunta alle scuole superiori. In molte province sarde e siciliane invece sono meno del 30% quelli con un diploma. E la percentuale minima, 27,7% si raggiunge a Nuoro.

Del resto Nuoro è anche la provincia con più persone con licenza media, il 38%, seguita da Oristano, Ragusa, Enna, mentre a Roma e Milano solo solo il 25,2% e il 24,4%.

A Sud c’è anche la proporzione maggiore di residenti che si sono fermati alle elementari o prima. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non c’entra molto l’immigrazione e la presenza di stranieri che non hanno potuto studiare, visto che in testa ci sono province con incidenza molto bassa di immigrati, come Crotone e Barletta-Andria-Trani, con il 27%. Il gap tra aree più e meno sviluppate del Paese passa anche da questi dati, che si riferiscono al 2019.

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