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Non dobbiamo più fingere di essere felici in ufficio, se non lo siamo

27 Maggio 2022
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Cosa ci ha lasciato la pandemia? Un po’ di stress, la lontananza dall’ufficio, ma soprattutto la capacità di dire “basta”. E non un “basta” qualsiasi, ma quello liberatorio, pronunciato a pieni polmoni con le braccia allargate, di chi proprio non ne può più e non ha intenzione di ripetere gli errori del passato. In pandemia abbiamo realizzato che la vita è breve, in un solo istante tutto si capovolge. Non controlliamo nulla, per questo ha ancora meno senso perdere tempo dietro alle cose che non ci piacciono. 

La regola si applica su tutto, specialmente nel mondo del lavoro, è arrivato il momento di ripetere una cosa importante: non dobbiamo più fingere di essere felici in ufficio, soprattutto se non lo siamo. Per anni le compagnie hanno cercato di creare un ambiente amichevole e accogliente (in alcuni casi si è arrivato a parlare di “manette d’oro”), per far sentire i dipendenti a casa. Il risultato? Per un po’ ha funzionato, adesso a nessuno importa più.

Oltre l’orario 

I benefit e i party aziendali, così come le feste di compleanno e altre cene a tema non richieste, non interessano più per due semplici ragioni: l’obsoleta aura di solennità dalla quale sono circondati (non è che i party siano obbligatori, ma se non ci vai fai la figura dello stron*o) e per il fatto che tolgono del tempo libero. Dopo una giornata di lavoro passata ad ascoltare i colleghi, chi vorrebbe sinceramente spendere ancora del tempo in ufficio per continuare (perché di quello si tratta) la conversazione sulla mole di compiti e problemi da risolvere? Nessuno. Assolutamente nessuno. 

“Negli ultimi 20, 25 anni, abbiamo assistito all’aumento di questi vantaggi – ha spiegato Paul Lopushinsky alla BBCfondatore di Playficient, società di consulenza con sede a Vancouver – Pensiamo alle sedie-sacco, ai salotti colorati, i giochi arcade e i tavoli da ping-pong, o alle aree comuni con frigo e birre fredde. Lo chiamiamo ‘l’ufficio della scuola materna’, perché sembra fatto più per bambini che per gli adulti. La cultura è iniziata nelle grandi aziende tech, e poi ha iniziato a propagarsi”.

Le soluzioni 

L’ondata di eventi aziendali sembra essersi intensificata dopo la pandemia. Se un tempo la scusa per lanciare un ‘casual friday’ o un ‘wine party’ era quella di rafforzare il legame del team, oggi la situazione è un po’ diversa. Secondo uno studio condotto da Pew Research a febbraio 2022, negli USA quasi il 60% degli impiegati preferiva restare in smart working, e le stime non sono diverse da quelle del Regno Unito.

“Le aziende stanno cercando in tutti i modi di far rientrare le persone in ufficio”, ha spiegato Adrian Gostick, coach e autore di numerosi libri sul coinvolgimento dei dipendenti. Google ha persino ingaggiato la cantante Lizzo per un concerto privato“Uno dei miei clienti ha costruito un nuovo grande ufficio durante la pandemia, e l’ha inaugurato con una grande festa – continua Gostick – si è presentato il 90% delle persone. Erano tutti molto contenti di rivedersi. Ma poi è arrivato lunedì e sulle scrivanie non c’era quasi nessuno, lavorare da remoto conviene di più“. 

I dipendenti hanno finalmente imparato a dire quel tanto agognato “basta”, le aziende devono ancora capire che possono creare un ambiente stimolante in nuovi modi. Le soluzioni? Secondo Gostick sono semplici: niente feste fuori orario, “Abbiamo capito che il tempo è prezioso”, ribadisce; e niente obbligo: “Bisogna dare alle persone la possibilità di rinunciare”, serenamente. 

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