Aziende di buoni pasto che ci studiano per capire se possono pagarci con i buoni pasto

Redazione
20 Dicembre 2018
704 Visualizzazioni

Secondo loro siamo un mix tra bamboccioni e Fantozzi: gente che vuole il posto fisso, l’asilo aziendale e tanti buoni spesa…

Il titolo tende da subito a leccare il culo: I Millennials (daje, al plurale, in italiano la s sparisce, è così difficile?) sognano il posto fisso purché vinca la meritocrazia. Che già di per se non vuol dire niente. Chi stracazzo volete che vi dica che preferisce un posto precario dove fa carriera soltanto chi non se lo merita?

Comunque, visto che l’articolo è di Forbes, riconosciuta e indiscussa autorità nell’esaltazione metafisica delle aziende e degli imprenditori, andiamo avanti. Anche se solo a sentir parlare di posto fisso viene voglia di smettere.

«I Millenials preferiscono il lavoro intellettuale rispetto a quello manuale, vorrebbero fare un’esperienza professionale all’estero e considerano più cool lavorare in una start up piuttosto che in una grande azienda». Allora, capiamoci: i primi millennial stanno per compiere 39 anni, età in cui i nostri nonni avevano già i figli che facevano il liceo o l’università.

D’accordo, i tempi sono cambiati. Ma il fatto che a 39, 37 o 35 anni un sacco di gente sogni di fare un’esperienza all’estero e consideri cool entrare in una start up, vuol dire che siamo una generazione di bamboccioni che in mancanza del posto fisso attendono con ansia il reddito di cittadinanza. Ma tutti sappiamo che non è così. Dopo i 30 la disoccupazione c’è, c’è il precariato, i contratti atipici e ci sono le partite Iva. Insomma si lavora. Probabilmente molti lavorano fuori dall’Italia e, anche lì l’idea del posto fisso l’hanno archiviata. Si sogna poco poco, cari amici di Forbes.

Orientativamente?

L’analisi fotograferebbe la nuova generazione digitale, proprio quella che si pensava disamorata del concetto di posto fisso: elevato livello di scolarizzazione, disponibilità alla mobilità e un’idea del lavoro informale, meritocratica e poco gerarchizzata. Ah dimenticavamo, il sondaggio l’ha fatto Edenred (inventori del Ticket Restaurant con l’Agenzia per il lavoro Orienta. Campione: oltre 5mila ragazzi (sì oltre, ma quanti allora esattamente?).

Viene da pensare male: che sia un sondaggio su 5mila disoccupati laureati a cui hanno fatto domande all’atto di iscriversi a qualche agenzia di collocamento. Il classico compitino a cui devi rispondere non secondo il buonsenso ma immaginando cosa si aspettano i direttori del personale. Ma non è detto, magari è un sondaggio su Facebook e si sono fatti coglionare, chi lo sa.

«Nel dettaglio, se l’88,92% propende per il lavoro da dipendente (continuino a sognare il posto fisso e desiderino lavorare in realtà che abbiano una politica di welfare aziendale in grado di aiutarli a formare una famiglia), l’11,08% ha indicato il lavoro autonomo». Della serie: preferite avere un posto fisso con benefit aziendali come computer, buoni pasto, telefono, mutua sanitaria, macchina, asilo per la prole, o preferite lavorare in proprio ed essere tartassati dal fisco e dalla burocrazia?

Poi si raggiungono vette siderali di demenzialità: «Ben il 66,50%, inoltre, ha espresso preferenza per il lavoro intellettuale, mentre il restante 33,50% per quello manuale. E ancora, il 77,01% è disponibile a fare un’esperienza di lavoro all’estero». Della (seconda) serie: preferisci stare col culo al caldo, cazzeggiare con i colleghi alla macchinetta del caffé, broccolare la segretaria, giocare a solitario nei tempi morti, o impastare il bitume in autostrada con un autotreno carico di ghiaia da una parte e dall’altra le macchine che sfrecciano?

Soft skills o Killing me softly?

Avanti così: «Un aspetto centrale toccato nella ricerca sono le cosiddette soft skills, spiega Giuseppe Biazzo, amministratore delegato di Orienta. È bene sapere che soprattutto su queste competenze umane si gioca la scelta dei direttori del personale rispetto a una candidatura». Grazie, Dott. Prof. Cav. di Gran Croce Biazzo. Ora sappiamo che ci sono anche delle competenze non umane. Lo avevamo sospettato guardando proprio I, Robot con Will Smith. Ma ci tolga una curiosità, che minghia sono ste soft skills?

La locandina di I, Robot

La locandina di I, Robot

Insomma basta, ci fermiamo qui. Con una raccomandazione: cari millennial più giovani quando qualche trombone vi parla di welfare aziendale andate a vedere bene le carte. E assicuratevi che quella parolina non significhi che sarete pagati con tanti buoni pasto. Anche perché, provate a pagare con i ticket la sera al ristorante dove avete portato la famiglia. Se il ristoratore li accetta, diteci il locale che lo proponiamo per il premio Bontà.

LEGGI ANCHE:

Le millennial sono più toste

Expat: dove andare per guadagnare di più

Perché lavorare 4 ore al giorno è più che sufficiente

Nel 2018 la professione più richiesta in Italia è stata l’idraulico