Il collettivo indipendente Controrario lancia un podcast che mescola giornalismo narrativo e sound design per raccontare il rapporto tra identità e professione.
Il punto di partenza non è un microfono acceso e una domanda. È una lunga conversazione che viene registrata, smontata, riscritta e poi restituita sotto forma di racconto in prima persona. Chi parla non viene intervistato, ma viene ascoltato. Poi la sua storia prende una forma nuova, con una struttura narrativa e un accompagnamento musicale.
È questo il metodo dietro Schiscia, il nuovo podcast di Controrario disponibile da oggi su Spotify, Apple Podcasts, YouTube e tutte le principali piattaforme. Otto episodi per la prima stagione, uno ogni due settimane, ciascuno dedicato a una persona e al suo rapporto con il lavoro.
Controrario: da Torino, con un’idea precisa di racconto
Controrario è un gruppo di produzione audiovisiva indipendente nato a Torino nel 2025, fondato da autori che vengono dal giornalismo e dalla narrazione seriale. Schiscia è il loro terzo progetto: prima sono arrivati Agosto, una raccolta di storie brevi legate all’estate, e Sotto le Coperte, che esplorava l’intimità e le sue contraddizioni.
Il filo che tiene insieme questi lavori è una convinzione: che le storie delle persone comuni, se raccontate con la giusta cura, abbiano la stessa forza di qualsiasi grande reportage. Non servono personaggi famosi, non serve l’ospite della settimana. Serve tempo, ascolto e un buon lavoro di scrittura.
Il nome, il gesto, l’idea
Schiscia è una parola del dialetto milanese. Indica il contenitore del pranzo, quello che ci si porta al lavoro. Ma più del contenitore, Controrario ha scelto quel nome per quello che rappresenta: la pausa. Quel momento della giornata in cui si smette di fare e si inizia, anche solo per qualche minuto, a pensare. Dove sono, cosa sto facendo, perché lo sto facendo.
Da quel gesto nasce la domanda centrale del podcast: come ti cambia il lavoro che fai e come tu – a un certo punto – cambi il tuo lavoro? Non è una domanda retorica. Per i protagonisti di Schiscia è stata una scelta concreta, con conseguenze reali.
Quello che colpisce, ascoltando le anticipazioni, è che nessuna di queste storie è costruita per ispirare. Non c’è una morale, non c’è un modello da seguire. Ci sono persone che raccontano cosa è successo, e lo fanno con una sincerità che il formato – intimo, senza conduttore, senza interruzioni – rende possibile.
Ogni episodio di Schiscia ha anche una versione video, costruita su due piani paralleli. Da un lato il protagonista, seduto a un bancone, che racconta. Dall’altro le immagini della preparazione di un piatto – la schiscia del giorno, appunto – che scorre in parallelo come un secondo racconto fatto di gesti silenziosi. È una scelta estetica che rafforza l’atmosfera del progetto: quotidianità, lentezza, attenzione ai dettagli.
Un podcast che non dà risposte
In un momento in cui il tema del lavoro attraversa il dibattito pubblico in tutte le sue forme – dall’automazione alle nuove modalità organizzative, dalla ricerca di senso alla fatica di trovare stabilità – Schiscia fa una scelta precisa: non prendere posizione. Non suggerisce soluzioni, non propone modelli. Racconta e basta, affidandosi all’idea che una storia ben raccontata possa fare più di qualsiasi consiglio.





















