Lettera aperta a dei genitori separati: per colpa vostra adesso voterò 5 Stelle

18 febbraio 2018
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Cari genitori separati, cari mamma e papà,

mi avete detto: “per il tuo bene rimaniamo insieme, nonostante tutto, perché con l’amore si supera ogni cosa”. (Max Bugani: “Ora nonostante la rabbia infinita noi vi promettiamo che andremo avanti, fino alla fine, perché siamo fatti così, perché (…) quando ci abbracciamo, (…) viviamo le emozioni più belle e più forti del mondo”.)

L’amore non teme distanze: dormivate in due camere diverse alle opposte estremità del corridoio. (Gianroberto Casaleggio: “Web e realtà sono destinati a fondersi”.)

L’amore è irrazionale: papà andava a letto con la babysitter e tu, mamma, la mattina mi sussurravi: “almeno tu sei in grado di amarmi, vero?”. (Statuto del M5S, obiettivo: “la convivenza armoniosa tra gli uomini, attraverso lo sviluppo del talento e delle capacità personali dell’individuo”).

L’amore è libertà: tu, papà, la sera mi bisbigliavi: “mi sentivo oppresso”. (Gianroberto Casaleggio: “al minimo dubbio, nessun dubbio”).

La mamma diceva: “Tuo padre è disordinato”. (Beppe Grillo: “La Costituzione non è il Vangelo, il Corano o il Talmud (…) va rimessa in discussione in molti dei suoi articoli.”) Se trovavo un paio di mutande sulle scale io dicevo: “Papà, sei disordinato”. “Rispetta tuo padre, con tutto quello che fa per te” rispondeva la mamma. (Beppe Grillo: “Il vero obiettivo di questo governo è la distruzione dell’impianto costituzionale per poter cambiare le regole del gioco democratico”.)

“Dio santo, quant’è pesante tua madre” diceva papà. La mamma mi riprendeva per i gomiti sul tavolo. “Mamma, sei pesante” dicevo io. La mamma andava in cucina sbattendo la porta. Papà sussurrava: “Sai com’è fragile, certe cose non devi dirgliele”. (Beppe Grillo: “Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui. Che trasforma gli elettori in tifosi contenti che finalmente ha vinto la sinistra o, alternativamente, ha vinto la destra”.)

L’amore non ha colore. Ancora oggi quando tocco il tavolo con l’indice devo toccarlo anche col medio. Quando sfioro un muro con la destra non posso fare a meno di sfiorarlo pure con la sinistra. (Gianroberto Casaleggio: “Un’idea non è di destra né di sinistra. È un’idea. Buona o cattiva”).

Una volta la mamma ha risposto al telefono: era la babysitter che chiedeva di parlare con te, papà. “Non si azzardi più a intromettersi nella nostra famiglia” le ha risposto la mamma, “glielo dico per l’ennesima volta”. E allora quell’altra ha chiesto: “E che cosa vorrebbe dire ennesima?”. Mamma riagganciò. Mi fissò e disse: “Ti rendi conto? Tuo padre va con una che non sa che cosa significhi “ennesima”.” (Gianroberto Casaleggio: “Il sapere è il mezzo che ti permette di misurare le cose, i fatti, le situazioni, la logica di una dimensione altra”.)

Vi guardavo litigare sopra al polpettone. Mamma mi ha indicato: “Un giorno sarà lui a giudicare”. E papà ha risposto: “In questo sono d’accordo: tra qualche anno lui capirà”. (Gianroberto Casaleggio: “La democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, non è relativa soltanto alle consultazioni popolari, ma a una nuova centralità del cittadino nella società.”).

Dopo qualche anno voi continuavate a discutere, le cene erano mute, non vi parlavate per giorni. Andavo da papà: “Mi dai diecimila lire per il manuale di storia?” Lui me le dava. (Alessandro Di Battista: “Vorrei ricordare che il Movimento 5 Stelle non si becca un euro di finanziamento pubblico ai partiti”.) Andavo da mamma: “Mi dai dieci mila lire per il manuale di storia?” Lei me le dava. Riuscivo a comprarmi due canne. (Beppe Grillo: “Ho sei figli. Mia figlia mi ha detto: ” Voglio fare un provino a Saranno Famosi“. (…) Le ho detto: “Ma perché non ti droghi come tutti e la facciamo finita?”.)

Si viveva l’era gloriosa del movimento no-global e, nonostante Agnoletto mi sembrasse un pretiforme impiegato del catasto e Casarini un bovaro incazzato col mondo perché le sue vacche producevano latte rancido – erano i due leader del movimento – ebbi finalmente la sensazione di essere parte di qualcosa. Erano tornati di moda gli anni ’70, si vestivano pantaloni alla gitana di cotone grezzo, a strisce verticali colorate, si disegnavano murales che inneggiavano a Carlo Giuliani, ucciso dalle forze fasciste al G8 di Genova (anche se i graffiti reazionari erano i più divertenti, sinceri, in qualche modo; questo in via Petroni: “Atomica sull’Islam razzista” e quest’altro in via Broccaindosso: “Il mullah non sarà per nulla contento”). Così scrissi la mia seconda, prima poesia, chiamata, manco a dirlo, Pensiero negativo. Diceva qualcosa come “sarò il primo pesce ad annegare e blà blà blà, sarò la prima pila che, in mezzo a mille pile girate nello stesso senso, si volterà: energia.” Sul momento non solo non mi vergognai, ma ebbi addirittura la faccia tosta di ricavarne uno pseudonimo, Alip, cioè pila al contrario e che però, a mia discolpa, mi fruttò un paio di sedute di petting nei cessi di facoltà con quelle ragazzine con gli occhi verdi così carichi di ideali che, se un inconsapevole sventurato non ingravida entro i trent’anni, sono capaci di votarsi al terrorismo in nome di qualche stronzissima causa come il Chiapas o, peggio, di diventare caporedattori (Beppe Grillo: “Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.
I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore”.)

Ad Amsterdam mangiai tre porzioni di funghetti allucinogeni in due minuti e ne bastarono altri venticinque, trenta, perché non riuscissi più a strecciare le gambe dalle lenzuola e mi sentissi formicolare tutto il corpo e il cervello e l’anima, e ne bastarono non più di quaranta perché vedessi spuntare teste e arti superflui dai corpi dei miei amici – che mi consigliarono di buttarmi dalla finestra – e ne bastarono circa sessanta perché le vostre ombre, mamma e papà, fossero lì a piangere e rimproverarmi, visto che io ero il diavolo e non deve dare una gran soddisfazione, dopo tutta la fatica che si è impiegata per insegnare a un figlio a non tenere i gomiti sul tavolo, scoprire che in realtà è Belzebù, e dopo un paio d’ore non c’erano più ore e forse anche i miei genitori erano il diavolo, perché Tutto era il diavolo e dalle corna alla punta della coda caprina ci stavano cinque o sei eternità che non passarono prima di otto ore. (Alessandro Di Battista: “Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. (…) Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana”.)

Oggi, cari genitori separati, voi vivete ancora insieme nonostante io abiti a 300 chilometri di distanza. Oggi ho 33 anni, sono a partita IVA e voto Cinque Stelle. (Beppe Grillo: “Sono di Genova, e c’è un detto folkloristico di Genova che dice che la vita è una tempesta ma prenderlo nel culo è un lampo”).

 

E, dopo aver letto la lettera aperta ai genitori separati, LEGGI ANCHE: Ho provato a spiegare i social a mia nonna. Si sono rivelati una psicosi di massa

 

 

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