Che i libri scritti da influencer peggiorino il mondo è una balla colossale

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4 Ottobre 2019
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Se in queste settimane vi è capitato di bazzicare su Instagram, IGTV, YouTube e internet in genere avrete forse sentito della polemica riguardante i libri scritti da influencer.

Polemica nata perché una ragazza, ormai divenuta influencer, Giulia De Lellis, ha appena pubblicato un romanzo. Viene definita influencer perché  se pubblicizza una cosa probabilmente i suoi follower la acquistano: si fidano di lei. Peraltro, sulla copertina del libro c’è il nome della sua ghost writer. Quindi ha reso in qualche modo palese che, non avendo la capacità tecnica di scrivere un romanzo, è stata affiancata da una persona che fa della scrittura il suo lavoro, il che sinceramente mi sembra intelligente. Il caso specifico di cui si parla per ora è quello di Giulia De Lellis e del suo romanzo, dove racconta le sue vicende sentimentali dal titolo Le corna stanno bene su tutto, affiancata da Stella Pulpo (la sua ormai non più ghost writer).

Il pubblico ludibrio si è concentrato su due macro-argomenti: perché viene pubblicato un siffatto libro? Perché qualcuno ne parla (male, ma ne parla)?

Ma veniamo alla prima domanda: perché una casa editrice pubblica il libro di una/un influencer?

La risposta è: per soldi. Infatti se una influencer ha 4 milioni di follower su Instagram o su qualunque social, probabilmente questa sua community la sosterrà e comprerà anche il suo libro. Lo stesso dicasi per qualsiasi personaggio pubblico: prima d’ora avevamo avuto i libri di barzellette dei calciatori, quelli dei presentatori tv, di youtubers vari/e e di cantanti.

La casa editrice ipotizza di guadagnare abbastanza da usare quei soldi per pagare le bollette e forse finanziare la pubblicazione del romanzo raffinatissimo e di nicchia che poi nessuno comprerà ma che arricchirà la letteratura (se mai qualcuno lo leggerà).

Allora forse è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà: in Italia si legge poco e l’industria editoriale non è florida. Un libro del genere peggiora la situazione? Ma di chi?

Il lettore forte continuerà ad acquistare i suoi romanzi impegnati e magari darà una sbirciata a questi libri di moda giusto per capire di che si parla, qualcuno li leggerà e li apprezzerà anche (soprattutto nei casi in cui si fa uno sforzo per scrivere con un minimo di criterio), qualcuno li disprezzerà e se ne terrà alla larga ma le case editrici, puntando su questo tipo di libri, cercano di assicurarsi qualche vendita, è molto semplice.

Perché qualcuno ne parla ampiamente dando risonanza al fatto che siano libri irrilevanti ma con immeritato successo?

Ve lo dico io: perché fa audicence.

Se parli di un libro bello, avrai seguito. Ma se fai una recensione o un video dove lo prendi in giro, ne dici peste e corna (a torto o a ragione non importa), stai certo che avrai un quintuplo del seguito che avresti tacendo o parlando di altro.

C’è gente che sulle recensioni negative ha costruito un piccolo impero, che non è molto coerente con la pretesa di queste stesse persone di propagandare cultura e libri di qualità. Dato che se non esistessero più libri “criticabili” come camperebbero tali canali YouTube e i corrispondenti profili Instagram?

Quindi che la finissero coi falsi moralismi, perché sono i primi a trarre vantaggio dallo stato delle cose.

Probabilmente la cosa migliore da consigliare è invece di leggere un po’ di tutto. Prima o poi vi renderete conto che ci sono libri che lasciano un segno, altri che lasciano indifferenti. Ma nessuno può dire quali saranno, perché la lettura soddisfa bisogni del tutto personali e variabili, quindi se vi va leggete i libri degli influencer ricordate che al peggio avrete aiutato l’editoria a guadagnare qualcosa.

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