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2022, sarà la fine dell’era dell’abbondanza per i millennial?

3 Gennaio 2022
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Carenza di materie prime, mancanza di lavoratori, problemi con la catena di distribuzione e l’austerità che ritorna; ecco i segnali premonitori che preannunciano un futuro dove non possiamo dare l’abbondanza per scontata. Gli anni ’90 non sono mai stati così lontani.

“Spero che ritorni presto l’era del cinghiale bianco”.

Cantava Franco Battiato e ce lo auguriamo anche noi, in un certo senso. O meglio, se per era del cinghiale bianco s’intende un’epoca più spirituale mi sa che dovremo farcela andare bene per forza. I beni materiali nel 2022 saranno infatti pochi, inversamente proporzionali agli intoccabili NFT.

Dobbiamo reinventarci un’altra volta, ripensarci come persone, e i marchi devono iniziare a “progettare per la scarsità”.

Il 2021 ci aveva avvertito

Gli scaffali dei supermercati di mezzo mondo hanno iniziato a essere vuoti, le bollette sono aumentate e perfino l’Inghilterra ha 1 milione di posti di lavoro vacanti. Si è incastrata la nave Ever Given nel canale di Suez e la catena di approvvigionamento mondiale è andata in crisi. Siamo fragili.

Sono mancati i microconduttori per i chip che muovono le auto, le lavatrici e gli smartphone, perché la richiesta è troppa. Perfino in Italia la raccolta di pomodori è stata minacciata dalla carenza di lattine.

Colpa del clima, sempre lui

La siccità nel Sud America e in Brasile ha paralizzato il mercato dei beni alimentari  facendo lievitare i costi; l’industria del caffè ha rischiato il collasso, tanto sono aumentati i prezzi. Questo e non solo è stato causato dal riscaldamento globale, così come altri disastri naturali (Madagascar) che hanno impattato la produzione di beni agricoli in tutto il mondo.

La buona notizia è che in tantissimi sono pronti a ridurre i propri acquisti, specie nel settore dell’abbigliamento, in nome della sostenibilità. Forse anche per questo il minimalismo è sempre più di moda e nel 2022 sarà ancora più rilevante. 

Siete pronti per il 2022? 

Già, perché i problemi che ci sono stati nel 2021 potrebbero ripresentarsi e, a causa del clima e delle tensioni geopolitiche, la situazione può anche peggiorare. Dobbiamo essere pronti a farci bastare quello che abbiamo.

“Chi si accontenta gode”.

Cit.

Che tu sia un marchio o che tu sia un consumatore, analizza la tua catena di approvvigionamento. Da dove vengono le cose che utilizzi e mangi? È la scelta migliore o ci sono soluzioni più sostenibili e a Km0?

La fine di un’era

Negli anni ’90 gli scaffali dei Toy Center prosperavano, ricolmi di giochi come palline nelle piscine del PlayPlanet. Poi qualcosa si è rotto, lasciandoci confusi per i seguenti 20 anni. La gen Z, cresciuta invece con le crisi, sembra più preparata a una vita di privazioni. Noi dobbiamo farlo perché siamo ormai uomini e non dovremmo comportarci come bambini troppo cresciuti che piangono se non hanno il giocattolo preferito.

Una volta, fare leva sul concetto di scarsità era un modo del marketing per spingere le persone a comprare. Ora, nel futuro, sembra che questa non sia più una scelta ma la cruda realtà. Non è per forza un male, imparare a vivere con meno può essere un’opportunità per concentrarsi su noi stessi e combattere il cambiamento climatico. 

P.s. Se sei estremo e immagini già un futuro postapocalittico potresti valutare anche un corso alla Bear Gryllz. 

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