Nomi per cani? A Milano il più diffuso è…Mario. Poi, il patrono e i samurai

10 gennaio 2018
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Qual è il più popolare tra i nomi per cani a Milano? Sorpresa: Mario. Ma la creatività dei milanesi non conosce limiti. Ecco la mia indagine super scientifica tra i parchi cittadini.

 

A volte la noia ti distrugge. La casa è buia, non hai nemmeno la forza di accendere la luce, il divano ha preso la forma del tuo sedere, il posacenere strabocca di Marlboro spente, la luce fredda dello schermo del pc ti illumina il volto, sfatto, stanco. Netflix fa partire la quindicesima puntata della tua serie TV preferita.

Una giornata come queste ho deciso di darci un taglio. Dovevo prendere in mano la mia vita. Fissai il mio cagnolino, un Cavalier King di 3 anni, impegnato a leccarsi le parti intime sul tappeto di fronte a me. Non so per quale motivo iniziai a ripetere il suo nome tante volte nella testa: “Leo” “Leo” “Leo” – probabilmente la pigrizia mi stava frantumando i neuroni. Mi chiesi: “Perché lo abbiamo chiamato Leo? è un nome così inflazionato. Rodolfo sarebbe stato più adatto.” Ed ecco l’illuminazione: come prima attività della mia ritrovata voglia di vivere sarei partita per un’indagine super scientifica sui nomi per cani più diffusi di Milano. Così sì che avrei stravolto la mia oziosissima vita e scritto finalmente un articolo degno di attenzione.

Munita di zainetto, di qualche croccantino, e di block notes ho gironzolato per i parchi cittadini: da parco Sempione ai giardini Indro Montanelli, da parco Ravizza fino a parco Nord alla ricerca dei nomi per cani più popolari della capitale morale d’Italia.

 

Prima scoperta sconcertante: Il nome più popolare per i cani milanesi non è Fido ma Mario. Mario il Carlino, Mario il Labrador, Mario il Beagle, Mario il Bassotto, Mario lo Shih Tzu, Mario il Bracco Ungherese.

Dove sono finiti i vecchi Pallina, Lucky, Snoopy, Paco, Pluto? Ora dare nomi da cani ai cani è troppo out e il milanese lo sa bene. Visto che li trattiamo da cristiani, chiamiamoli come i cristiani.

La tendenza, sempre in crescita, è quella di chiamare come gli esseri umani i nostri amici a quattro zampe. Un’altra buona occasione per il buon vecchio milanese di dettare le regole dello stile e rimanere sempre sul pezzo.

< Perché lo hai chiamato Mario? > chiedevo. < Perché Mario è il mio bambino > rispondevano.

Il nesso tra domanda e risposta mi è ancora sconosciuto ma in ogni caso ho capito che in questo modo tendiamo a personificare i nostri animali rendendoli più simili all’ uomo. Il mio cane non è semplicemente il mio animale domestico è mio figlio, mio fratello, mia sorella, mio cugino, il mio nipotino, il mio migliore amico e per questo ho deciso di chiamarlo Mario e non Fido.

 

Ho conosciuto, inoltre, tanti dolcissimi Arturo, Oliver, Cesare, Camilla, Franco, Priscilla, Armando, Michele, Rosina. Nonostante ciò Mario continuava ad aggiudicarsi il premio per il nome da cane più fico di Milano.

Poco sotto, al secondo posto, troviamo un altro nome simpatico e innovativo: Ambrogio.

Il santo patrono si è reincarnato in tanti piccoli quadrupedi che fanno cacca e pipì tra le strade della città. I più patriottici lo pronunciano Ambroeus, tutti impettiti e con la voce piena di orgoglio, perché si sa “Milan l’è on gran Milan” e come non rendere onore all’amata città anche attraverso il nostro cane? Una domanda non mi ha dato pace: il nome per cani più popolare di Bari sarà Nicola, di Napoli Gennaro e così via?

Tra le scodinzolanti cagnoline, si aggiudica il podio Luna. Seguita da Maya, Margot e Cloe.

Inoltre per le femminucce c’è la tendenza ad unire la lettera L alle vocali, creando una sorta di allitterazione. Quindi troviamo: Lalla, Lulù, Lilly, Lola, Lella. Che sia una specie di onomatopea per la loro ossessiva propensione alla leccata?

Essendo Milano una città internazionale, non dobbiamo sorprenderci se troviamo cani con nomi provenienti dall’antico oriente, potenti samurai mascherati da ingenui e goffi animaletti come Aki San, Daisuke, Hikari, Haru, Yroshi Go Kodai An dell’antico Matagi. Di fronte a certe presenze guerriere non puoi far altro che inchinarti, salutarli con un secco e deciso: “Konnichiwa” e aspettare che l’eroico canide si disponga a pancia in su per ricevere i grattini d’onore sul pancino spelacchiato.

Meno fortunati sono i Jack Russel milanesi, privati di ogni sorta d’identità e caratterizzazione, si chiamano tutti Jack. Una distopia canina da Black Mirror peloso.

Jack, il Jack Russel. Ma seriamente? Non ho conosciuto alcun Mario il Jack Russel, nessun Cesare il Jack Russel, nessuna Lulù la Jack Russel. Ma solamente tanti ed infiniti piccoli Jack, che zampettano confusi tra i parchi cittadini, presi da dubbi esistenziali, senza sapere nemmeno l’odore della loro pipì perché la confondono con quella degli altri Jack. Piccoli cagnolini standardizzati come prodotti all’interno di uno scaffale del supermercato, tutti uguali, senza tratti distintivi. Vorrei che le associazioni animaliste prendessero seriamente in considerazione questa piaga esistenziale che affligge i poveri Jack Russel della città. Se non viene fermata al più presto potrebbe sfociare in un suicidio collettivo o peggio in una rivolta contro il genere umano.

Seconda e ultima – ma non per importanza – scoperta sconcertante : chiedere a random nomi dei cani ai loro padroni i ti fa cuccare di più della famosa domanda “hai da accendere?” – o almeno può essere un’alternativa per i non fumatori.

A parte un’infinità di nomi ho raccolto anche un’infinità di numeri di cellulare e scroccato un aperitivo a Sergio, studente di medicina che passeggiava per Parco Ravizza con Flora, il suo pastore tedesco.

 

Quindi, ricapitolando, sono passata da: finire un pacchetto di Marlboro guardando Netflix a scoprire che:

  1. Mario è un nome super cool (si chiamano così 21 dei 75 cani maschi censiti);
  2. Alcuni cani sono samurai mascherati (8 su 75 hanno nomi di derivazione giapponese);
  3. I Jack Russel hanno bisogno di tutela civile (su 19 JR maschi incontrati, 12 si chiamano Jack).
  4. Sergio è solo un mitomane con un bellissimo cane.

 

L’articolo è finito ed io sono soddisfatta per aver ripreso in mano la mia vita almeno per un giorno, contrastando la noia e la pigrizia che mi appartengono più di ogni altra cosa e aver smaltito i chili presi in queste vacanze camminando tra un parco e l’altro della città in cerca di nomi per cani.

Ora, per favore, lasciatemi vegetare in pace assieme al mio piccolo Leoncino che continua a leccarsi le parti intime sul tappeto di fronte.

 

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