Addio a Oksana Shachko, la millennial nuda e combattente

24 luglio 2018
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«Sono venuta, mi sono spogliata e ho vinto» è sempre stato il grido di battaglia di Oksana Sachko, come di tutte le Femen. Ne fecero un grido internazionale davanti a tutte le tv del mondo

Con Oksana Shachko, cofondatrice delle Femen, la generazione Y perde una delle sue poche rappresentanti arrabbiate, comunque la si pensi dal punto di vista politico. Oksana era la più temeraria. Aveva 31 anni, era ucraina e nel 2008 aveva fondato il movimento insieme alle compagne Alexandra Shevchenko e Anna Goutsol. Che conferma il ritrovamento del corpo senza vita a Parigi, nel suo appartamento.

Oksana Shachko aveva affrontato tutti i leader mondiali a seno nudo come da regolamento delle Femen. Un gruppo di militanti che voleva «far crescere culturalmente le giovani donne in Ucraina e far uscire l’immagine dell’Ucraina all’estero da meta di turisti allupati».

Fino al Vaticano

«Sono venuta, mi sono spogliata e ho vinto» è sempre stato il grido di battaglia: le Femen ne fecero un grido internazionale davanti a tutte le tv del mondo. Dinnanzi a Silvio Berlusconi l’hanno fatto ben due volte e la loro performance si è espressa perfino nella Città del Vaticano.

Oksana Shachko fu arrestata a Mosca nel 2012 per una manifestazione nel seggio del premier Vladimir Putin. «Una delle più grandi combattenti che hanno lottato contro le ingiustizie della nostra società, che ha combattuto per se stessa e per tutte le donne del mondo», ha scritto su Facebook Inna Shevchenko, anche lei in esilio a Parigi dal 2013.

Metoo antelitteram

Eroina del #metoo antelitteram, insieme alle altre militanti Oksana Shachko era stata rapita dalle forze armate e costretta a spogliarsi in mezzo al bosco. Secondo le ragazze, il gruppo aveva protestato contro il leader bielorusso Alexander Lukashenko. «Siamo sopravvissute alla foresta dopo essere state torturate», continua Shevchenko.

Poco dopo Oksana Shachko ha avuto asilo politico in Francia e si è dedicata all’arte che più amava: la pittura. Scrive lo scrittore Olivier Blanckart su Twitter: «Oksana, amica, artista, militante femminista, cofondatrice storica delle Femen e rifugiata politica, era iscritta all’École des Beaux Arts e occasionalmente frequentava il mio atelier, quando invece sapeva già tutto. L’abbiamo ritrovata impiccata a casa sua. Tragedia indicibile».

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