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Il millennial extraterrestre arrivato dagli anni ’90

1 Giugno 2022
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Ultimamente mi capita spesso di pensare alla reazione che avrebbe un millennial, rimasto per qualche ragione impigliato negli anni ’90, se improvvisamente fosse catapultato nel tempo attuale.

Sarà l’inizio della guerra, sarà l’apparente fine della pandemica, sarà che a volte davvero mi capita di indossare gli occhiali spigolosi con le lenti nero carbone di fine ’90 e immaginare un mondo che non c’è più. Perché quel mondo non c’è più seriamente e ogni riferimento tra i disastrosi primi due anni di questo ventennio e il sempre verde decennio finale dello scorso millennio – che scioglilingua! – è puramente casuale.

Immagino il millennial con la testa luccicante per il troppo gel sui capelli. Appena allunato nel tempo attuale dal passato. Un po’ spaesato, incuriosito soprattutto da questi mini televisori tascabili che tutti consultano senza sosta. Sono belli ma lui preferisce di gran lungo il maxi schermo del cinema o il televisore di casa se l’obiettivo è perdersi nelle immagini. Per strada niente mini tv, meglio gli sguardi addosso di tutti quei curiosi che lo fissano per come è vestito.

La guerra freddina e il Metaverso di Berlusconi

La più grande sorpresa che il millennial dei ’90 si trova davanti, è quella della guerra fredda. Era convinto che con il muro di Berlino giù e con lo scioglimento dell’Urss, fosse davvero finita. E invece le trincee ucraine, le bombe russe, hanno provocato uno scatto indietro più che trentennale. Il mondo è ancora diviso tra Nato e Unione Sovietica. Si litiga, e molto, per il petrolio. Siamo sempre terra terra. E pensare che ci sarebbero dovute essere le auto volanti ad energia solare. Troppa fretta!

Il millennial extraterrestre – diciamo così – scopre che alle persone non basta più la vita reale. C’è questo Metaverso da saziare con tempo e denaro. Una roba insensata ma che tutti sembrano assecondare. Lui ricorda solo l’ebbrezza delle prime chat in rete. Poca grafica, tanta gente di sostanza: dove l’obiettivo era iniziare in chat per finire fuori nel mondo. Oggi le cose gli sembrano al contrario. E non ha senso.

Così come non riesce a dare un senso al nuovo Silvio Berlusconi. Sembra il fantasma declassato dell’imprenditore che a un certo punto della vita aveva deciso di scendere in campo. Il millennial ricordava l’empatia di Silvio proprietario del Milan delle Champions e degli Scudetti. Oggi trova un anziano che si addormenta in tribuna durante la partita per la promozione in Serie A del suo Monza.

Quante cose sono cambiate in questi 30 anni.  E quante invece ‘resistono’ lì dov’erano. La sveglia dell’extraterrestre suona, è ora di andare. Addio!

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