Perché amiamo i personaggi cattivi del cinema e delle serie tv?

Consuelo Crespi
10 Ottobre 2019
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Come mai siamo arrivati a idolatrare i modelli peggiori delle fiction?
Perché, oggi, un film sul Joker ha un maggiore impatto emotivo di un classico film su Batman?

 

Il Joker di Todd Phillips è un film ambizioso. Sia perché il protagonista è un pazzo psicopatico che ride piangendo, sia perché cerca di condensare un po’ di verità sul nostro momento culturale in poco più di due ore. Il film ha diviso molti: alcuni credono promuova la violenza, portandoci ad empatizzare col malvagio. Altri credono che mostri semplicemente le varie sfaccettature dell’animo umano, che può trasformarsi in sadico, violento e omicida all’interno di una società opprimente.

Questo personaggio incarna entrambi gli aspetti. E’ malvagio perché vuole distruggere la società, ma allo stesso tempo è vittima di una sistema che lo ha reso proprio in questo modo.
Eppure essere un mostro non sembra impedire ai fan di adorarlo.
Questa ambivalenza dei personaggi è una caratteristica dello spettacolo dei nostri anni, che cerca di non fissare i protagonisti in un banale binario bene/male, in quanto non risulterebbero più credibili.
Pensiamo alla serie tv Netflix Rick e Morty, tutti noi amiamo il genio nevrotico e l’alcolismo di Rick, come tutti i fan di Breaking Bad adorano la crudeltà calcolata di Walter White. Eppure amare un personaggio cattivo non significa approvare le sue scelte. E’ qualcosa di più profondo e sfaccettato, come quando puntualmente ci infatuiamo del ragazzo stronzo che ci fa soffrire.

 

Te lo buco quel mantello

Oggi la nostra percezione è totalmente cambiata e l’eroe col mantello ci ha stufato. Nessuno riesce ad immedesimarsi nella sua perfezione e quindi adoriamo il cattivo, che presenta turbamenti, ansie e paure più simili alle nostre.

 

Eppure non è sempre stato così, se oggi l’intrattenimento ha lo scopo di farci consumare altro intrattenimento, fino a qualche ventennio fa aveva lo scopo di educare le masse. Ed in questo scenario i personaggi malvagi servivano solamente ad insegnare alle persone ad essere brave.

 

L’intrattenimento come forma di educazione risale all’antica Grecia. Ogni anno Atene ospitava un festival teatrale in cui i cittadini votavano lo spettacolo preferito. Oltre a pacificare le masse erano dei veri e propri sermoni morali e si dividevano in tragedie o commedie.
In particolare la tragedia greca era qualcosa di molto simile al Joker di Todd Phillips. I protagonisti erano eroi che non riuscivano a superare i loro difetti morali, finendo inevitabilmente alla rovina.
Al contrario, nelle commedie, l’eroe supera i suoi fallimenti e viene premiato con la gloria.

Biscottino o schiaffone?

Ancora oggi siamo legati a questa categoria di gente premiata o punita. Oltre al Joker, un classico esempio è Breaking Bad. Walter White è il tipico eroe tragico incapace di superare il suo orgoglio. Questa sua caratteristica gli ha permesso di diventare il re della mentamfetamina, riuscendo a pagare le cure mediche per il cancro e aiutare la sua famiglia. Ma questo orgoglio si è trasformato in un circolo vizioso da cui non è più riuscito ad uscire. Alla fine, la DEA lo trova, il cancro ritorna e dopo aver perso amici e famiglia, Walter White muore da solo.

Ritorna la formula greca dell’eroe che, se non cambia i suoi modi, viene punito.

Eppure nonostante questa lezione il pubblico ha amato Walter White, come oggi ama il Joker.  Cosa è cambiato?

Da Zeus al sistema sanitario

Se nell’antica Grecia gli eroi lottavano contro un destino imposto dagli dei, oggi la lotta si è trasformata in una sfida contro la società. Ma ciò non significa che la società non sia tanto onerosa quanto il destino per questi personaggi.

I nostri eroi moderni devono prendere il loro destino coi denti, distruggendo la società che li blocca. Walter White cura il suo cancro grazie a del denaro che nessun insegnante di chimica avrebbe mai potuto immaginare.

Ed è proprio questa lotta che stimola nello spettatore un sentimento di gratitudine e speranza, anche se finisce male, ce l’ha comunque fatta.

Sosteniamo questo tipo di eroi, anche se oggettivamente orribili, perché nonostante i loro difetti resistono a un sistema ingiusto. “Forse lo avrei fatto pure io”, iniziamo a pensare.

L’infelicità è il prodotto diretto della nostra società, per questo la prendiamo molto più sul personale. Ognuno di noi, nella sua fantasia, vorrebbe trasgredire davvero, proprio come fanno questi personaggi.

I loro difetti diventano quindi più perdonabili. Se nella vita reale non perdoneremo mai Walter White o il Joker, nel regno dello spettacolo possiamo sicuramente comprendere un uomo che si sente bloccato da un sistema sanitario che ti vuole fare le pezze, piuttosto che aiutarti. I cattivi moderni recitano una fantasia di potere che tutti possiamo capire.

Quello che vediamo sulla schermo è semplicemente la vita in tutte le sue complessità, ed è più reale rispetto alle maschere degli eroi del teatro greco. I personaggi non sono simboli, ma esseri umani con dei diritti, una famiglia, delle storie personali, complessi come tutti noi. E Il cattivo è più velato, meno tangibile. Non è più Walter White, ma il sistema medico, non è più il Joker, ma la corruzione di Gotham City.

Quindi oggi, che le loro azioni siano giustificate o no, che loro siano buoni o cattivi, diventa soltanto una questione di dibattito, perché inconsciamente tutti noi avremmo agito nello stesso modo.

 

 

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