Gli 80 anni di Apartheid spiegati ai millennial

11 Febbraio 2022
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Gli elder millennial erano già presenti. L’11 febbraio 1990 veniva liberato Nelson Mandela dalla sua prigionia durata ben 27 anni: l’Apartheid stava per essere abolito.

Una parola che anche le generazioni più giovani hanno sentito, ma che forse non hanno ben inquadrato. Non che quello dell’Apartheid sia un periodo storico facilmente riassumibile, un po’ a causa della lunghezza (la modica cifra di quasi 80 anni), un po’ a causa della densità e della gravità degli avvenimenti. È una lunga storia di orrore e discriminazione che proveremo a riassumere in qualche punto essenziale.

L’Apartheid in breve

L’Apartheid (“separazione”) è la politica d’azione applicata dal governo della Repubblica del Sudafrica per quasi tutto il ventesimo secolo. 

In sintesi: discriminazione strutturale su base etnica. Il divario si concretizzava principalmente tra i bianchi (discendenti dei coloni britannici) e i neri (gli autoctoni). Nonostante l’ideologia della segregazione fu esplicitata ufficialmente nel 1948 con la vittoria politica del National Party di Daniel François Malan, le leggi discriminatorie contro la popolazione “native” e “coloured” erano comparse quasi una quarantina d’anni prima, subito dopo l’unificazione del paese. 

Ma in cosa consisteva, concretamente, questa strutturale marginalizzazione dei neri sudafricani?

L’Apartheid in punti

Dal 1910 in poi, gradualmente, si era arrivati a: 

  • classificazione di ogni abitante in categorie (con annesso riferimento nei documenti di identità): white (inglesi sudafricani), native (neri Bantu), coloured (meticci) e indian (asiatici);
  • discriminazioni lavorative: i lavori qualificanti erano riservati agli afrikaner bianchi;
  • segregazione residenziale: i nativi non potevano detenere terre di proprietà se non nelle riserve adibite ad hoc, dove dovevano rimanere (non mancavano posti di blocco all’ingresso delle città);
  • divieto di rappresentazione sindacale dei neri;
  • stipendio minimo in vigore solo per i bianchi;
  • divieto di matrimoni misti;
  • divieto di rapporti sessuali misti;
  • distinzione di mezzi pubblici, spazi urbani, toilette, spiagge, scuole;
  • abolizione del diritto di voto per i neri.

Chiaramente la supervisione e il coordinamento di tali regole presupponeva una serie di violazioni della privacy, di oltraggi alle libertà e ai diritti dell’individuo e il regolare abuso di violenza sui discriminati.

Dalla liberazione di Nelson Mandela all’abolizione dell’Apartheid

Negli anni ’90 ecco una semi svolta “liberale”: il governo abroga una serie di leggi discriminatorie e libera dalla prigionia Nelson Mandela, il presidente dell’ANC (African National Congress).

A capo del partito socialista e democratico anti-Apartheid, Mandela aveva lottato strenuamente contro il segregazionismo della sua etnia finché, nel 1994, riesce a coronare il sogno di guidare il proprio paese verso una rinascita, diventando il primo presidente nero della Repubblica Sudafricana e abolendo definitivamente l’orrore dell’Apartheid.

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