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Tassare i boomer per risolvere la povertà cronica dei millennial: la proposta c’è e ci piace

Daniele Franchi
30 Novembre 2020
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La proposta c’è: tassare i boomer!

Per frenare il divario di ricchezza tra boomer e millennial arriva la proposta della Deutsche Bank (link). Sarà questa la soluzione che ci consentirà di fare della rimessa attrezzi dei nostri genitori la nostra Jacuzzi personale? Forse no ma da qualche parte bisogna ripartire e il culo, ammollo, al caldo lo vogliamo tutti, almeno in occidente.

Negli Stati Uniti, i millennial posseggono un quarto di ciò che avevano i boomer alla loro età. Oltre a questo, i millennial gestiscono appena il 3% del patrimonio americano. Al contrario i boomer sono più ricchi da pensionati di quello che non erano i loro genitori. In Europa i dati saranno diversi ma il sentimento e l’andamento storico-economico è sicuramente lo stesso.

Ho usato i termini possedere, avere, gestire, sì, ma cosa? Uso termini aleatori perché i millennial, da quello che dicono i dati, non hanno nulla e del nulla faccio stendardo. Però parlo di quello che serve per avere un materasso, con un tetto sopra, in cui dormire; specie se il tuo ennesimo contratto a tempo non pagato scade.

Non scade il cibo in frigo, invece, mentre è in scadenza l’orologio biologico che consente di fare bambini. Parlo di quello che consente di dare da mangiare a un figlio del cibo sano e che non lo ritrovi a 15 anni già malato e marchiato per il resto della sua vita perché le sue cellule si sono formate assimilando spazzatura.

Parlo di quello che ti fa litigare con i fratelli e i parenti in caso di testamento, fino a non parlarsi più, quindi forse è meglio così, meglio che un nome non ce l’abbia e per noi neanche una forma.

Tassare i boomer: la soluzione più giusta?

Il rapporto della Deutsche Bank Research, sì, davvero, suggerisce una tassa come soluzione ma non la annovera come la soluzione più giusta. Molti boomer si sono meritati lavorando duramente quello che hanno e non è neanche giusto che i millennial scrocchino così.

Quello che il rapporto propone invece è lavorare su 5 punti che hanno facilitato all’epoca la vita dei boomer. Viene sollecitata l’attenzione su cinque aree chiave:

  • bassi tassi di interesse;
  • un piano urbanistico sensato (c’è bisogno di scriverlo?);
  • lavorare sull’inquinamento;
  • tassazione in base al nucleo familiare;
  • istruzione

Ovviamente oltre ai boomer andrebbero tassate le aziende così da investire i soldi in processi che contrastino il cambiamento climatico.

La banca suggerisce di apportare questi cambiamenti il prima possibile, soprattutto prima che noi millennial prendiamo il controllo politico ed economico del paese per una pura ragione anagrafica. Questo suggerimento è davvero interessante, che ci credano inetti al comando o che abbiano paura delle ripercussioni che potremmo prendere se afferriamo noi il timone?

“Tutte le indicazioni attiveranno politiche che non solo ridistribuiscono con la forza e in modo brusco il capitale ma ribaltano anche le fondamenta stesse del capitalismo”, afferma il rapporto. Ed è questo il dramma insito nella proposta della Deutsche Bank, le banche non possono fare proposte di legge perché hanno interessi privati. Nessuno, mi auguro, metterebbe mai la Coca Cola a capo della FAO.

La Deutsche Bank vuole travestirsi da Robin Hood, decantando di voler togliere ai ricchi boomer per dare ai poveri millennial, scoccando proposte di politica economica che salvaguardino l’ambiente. La banca, però, non ha la casa sull’albero, solo rigide mura in cemento e se non ha nulla da nascondere levi il cappuccio.

La banca è un intermediario non può che guadagnare dal trasferimento di denaro da una generazione all’altra. Vuole mettere le mani sulla collanina della nonna raschiandone l’oro per sé, con la scusa che i millennial hanno bisogno di denaro.

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