Che cosa insegna ai millennial l’incredibile storia della bionda dell’Adamello in fuga

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18 Agosto 2020
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Se in Italia vi fosse in nuce un movimento di opposizione al governo del finto buon pastore questo dovrebbe chiamarsi Le Capre. Anzi Le Capre bionde dell’Adamello, che fa anche un po’ battaglione di Alpini mai stracc

Perché se è vero che negli anni 80 bastò una pantera nera che si conduceva senza costrutto per i colli bolognesi a generare il movimento studentesco, peraltro debolissimo, della Pantera, la vicenda della capra dell’Adamello in fuga dal gennaio sui monti del Medio Sebino rappresenta il contrappeso perfetto all’inconsistente tasso di ribellione dei millennial.

La storia: la capra bionda, che di nome fa Fiocco di neve (soprannome spesso riservato ai millennial), fugge, si sfila dal branco, è stufa di esser munta, sfruttata. È umile, certo, e ignorante in senso sgarbiano, ma non si vergogna della sua ignoranza, perché sa di essere utile alla società, di fare il suo dovere nel perfetto anonimato.

Ma l’essere stata nei secoli addomesticata non ha eliminato l’istinto ancestrale dell’ungulato che saltella tra le rocce scoscese, sfuggendo abilmente ai grandi predatori.

Questi sono drammi di campagna, di cui si dà conto nelle cronache di Sulzano, in provincia di Brescia. I cronisti ricorrono a un linguaggio da Chi l’ha visto. Cercano cercano di fare, sulla pelle di Fiocco di neve, quello che oggi si chiama impunemente engagement del lettore sensibile al tema di un animale da reddito che fugge approfittando di un viaggio in autocarro.

Qualcosa di troppo prosaico anche per il lettore leghista, al quale oggi si somministra un afflato nazionale, meno padano e verde, nonostante le selfie-scorpacciate campagnole di Matteo Salvini.

Ma qui a essere in discussione è soprattutto la fiducia tra la capra bionda dell’Adamello e chi la governa. Il padrone della stalla di via Ruchena, Giuseppe Carini lo spiega molto bene alla corrispondente del Giorno della redazione Bergamo-Brescia: «L’autotrasportatore che mi ha consegnato la bionda (sì, dice proprio così, la bionda ndr) non si è accorto che è scappata. Io invece l’ho vista e l’ho rincorsa, ma non l’ho presa».

il pastore Carini rimpiange di non aver potuto stringere un patto di fiducia con la bionda: «Purtroppo ancora non mi conosceva, quindi non ha obbedito al richiamo. Fosse stata con noi da qualche giorno non sarebbe accaduto, perché gli animali si affezionano a chi li accudisce».

Questa storia si presta a troppe metafore, ma andiamo avanti. Monitoriamo gli avvistamenti: Martignago, Nistisino, fin su al prato sotto Santa Maria del Giogo. Se avesse raggiunto la zona dei “Colmi”, la capra bionda probabilmente non sarebbe stata più inseguita. Troppe grotte e rocce impervie per il bipede umano. Sarebbe libera.

In fin dei conti La Capra bionda dell’Adamello siamo noi millennial. È anche uno slogan suggestivo da mostrare su uno striscione in piazza, no?

Purtroppo per noi, però, Fiocco di neve, la capra bionda del pastore Giuseppe (toh, si chiama come Conte), non ha fatto in tempo ad arrivare a quei Colmi che sarebbero stati la sua fortuna. Come noi millennial anche lei ha provato a raggiungere la cima, ma è stata fermata. 

A fine aprile, infatti, gli umani l’hanno beccata, arrestata e restituita al buon pastore sebino. Dal canto suo lei è tornata incinta (forse lo era già quando è scappata, chissà) e ora ha partorito un magnifico capretto biondo dell’Adamello.

Qualcuno di molto più autorevole di noi ha già scritto la metafora politica della fattoria (George Orwell, presente?). Eppure questa storia, sepolta dalle stucchevoli immagini edificanti dell’Italia televisiva da lockdown, offre un ultimo spunto. Tra un metti la mascherina e un togli la mascherina, tra un vai in disco anzi no, tra un ti chiudo il locale e un ti mando a scuola anzi no, la libertà non è riconquistata.

Troppo facile dare colpe, troppo facile dividersi, con vomitevole insistenza, tra buoni e cattivi sia a destra che a sinistra (politici, please, fatela finita). La colpa è come sempre del fatto che, nonostante tutto la natura è ostile e l’uomo assurdo.

Ma facciamo almeno un po’ finta di essere, per una volta, delle capre. Non espiatorie. E ancora con la voglia di fuggire.

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