Mario Ruvio story, ovvero: come diventare attore a Hollywood. Fuggendo dall’Italia

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26 Aprile 2020
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Millennial coraggiosi e dove trovarli: Mario Ruvio, romano, classe 1993 lo troverete in California, dove è andato per fare l’attore. E lo fa, ma fa anche il rapper, il producer e…

Quante volte hai pensato che se fossi nato in America sarebbe stato tutto diverso?
Mario Ruvio non l’ha semplicemente pensato: ha mollato tutte le certezze per seguire il proprio sogno di attore ad Hollywood e ci racconta dei consigli pratici per chi volesse oltrepassare l’Oceano (quando sarà nuovamente possibile farlo).

Intanto iniziamo da te, cosa ti ha spinto a saltare?

Il mio sogno, che è più forte di tutte le altre paure che lo accompagnano. Così da Roma ho deciso di andare a fare l’università in UK e finita la triennale in recitazione e regia per teatro e cinema, mi sono trasferito a Hollywood circa tre anni fa, dove sono stato accettato all’American Academy Of Dramatic Arts di Los Angeles.

L’ho fatto quando, calcando i miei primi palchi come rapper della scena romana, ho capito che nello spettacolo non si tratta di capire chi devo diventare per creare il personaggio, ma di chiedermi chi il personaggio diventa poichè è interpretato da me.

Qui sono felice, faccio l’attore ed il rapper, cantando sia in italiano che in inglese, inoltre col mio collega e amico Luca Seretti abbiamo lanciato una production di film making.

È già arrivata qualche soddisfazione?

Si, al 48 Hour Film Project, 2019 a Los Angeles dove inaspettatamente la mia squadra, e il film diretto da me e da Luca Seretti, chiamato Skit Row  è stato nominato tra i 28 migliori film di Los Angeles.
Immagina di avere solo 48 ore di tempo per ideare, organizzare e realizzare un cortometraggio, in tutti i suoi mille aspetti. Sono riuscito a mettere insieme su un team di 70 persone.. da bravo romano li ho chiamati i Gladiators!

Economicamente com’è vivere lì?

Costa parecchio, tutto. Dall’affitto a qualsiasi evento. Ma non dovete spaventarvi, c’è sempre una soluzione. Io inizialmente ho lavorato come buttafuori, poi sono passato a lavorare agli Universal Studios, non devi mai, neanche per un attimo, pensare che non ce la farai, sennò sei fottuto.

Cosa diresti ad un millennial come te, che sogna di fare l’attore a Hollywood?
Dacci qualche istruzione per l’uso!

Beh, qua ti serve la pelle dura, come un alligatore. Ti diranno di no tantissime volte, almeno per le prime 200 audizioni, per cui serve da subito mettere da parte la paura del rifiuto e del fallimento.

Forma la tua crew. Forma il tuo gruppo di amicizie, relazioni, contatti, il più possibile legati a ciò che sogni di fare qui. Se pensi di farcela sempre da solo, Los Angeles ti inghiottirà!
Non farlo perché pensi sia “figo”. Ok, questa è una dreamland, qui ci sono tutti i top player dello spettacolo, ma fallo solo quando lo senti veramente, sennò sarà molto facile pentirsene.
Devi avere un piano, non puoi buttarti sperando che le cose girino, studiati un piano sia economico che di opportunità.
Ti devi sbattere, ma soprattutto devi capire in che modo ti piace soffrire, in che modo ti piace farti il culo, in che modo ti piace sudare. Trovato quello, sei già a buon punto.
Ah e.. ovviamente.. devi sapere da Dio l’inglese!

There are many endings to your dreams but the right one is the one you choose.

Le principali differenze che hai notato tra vivere a LA rispetto a Roma?

A L.A. il principale pro sono le opportunità, in 2 anni ho fatto più progetti di quanti ne abbia fatti in 10 a Roma, ma il principale contro è proprio l’opportunismo.
Sono due facce della stessa medaglia. Qui farsi amici veri è pressoché impossibile, è una continua ricerca di opportunità.

La mia esperienza qui, visivamente, è come rompere l’acciaio con le mani mentre stai annegando. Perciò dico che non può essere il mero “è figo” che ti fa spostare qui.

Prossimi obiettivi?

Crescere professionalmente, come attore e pubblicare il mio prossimo album come rapper. Inoltre una cosa a cui tengo molto è sviluppare la production che io e Luca abbiamo creato, per dare vita al punto di riferimento italiano per il videomaking a Los Angeles. Creare una piattaforma, una base e una connection con amici e artisti italiani che qualora volessero venire qui, hanno qualcuno che li può aiutare.

Come funziona legalmente poter restare lì per fare arte? E’ semplice?

Per niente zì’. È Un bel casino. Finché sei in un’accademia va tutto bene, ma una volta uscito hai un anno per lavorare (un permesso che si chiama OPT), dopo il quale devi riuscire ad ottenere l’O1: il visto per gli attori/artisti ritenuti talentuosi.
Il problema è che il tuo talento lo valuta il governo e qui molti ragazzi italiani come me purtroppo mollano e tornano a casa.

Devi riuscire a procurarti un buon avvocato per l’immigrazione (che non costa come due pizze, per capirci), poi ti servono delle lettere di raccomandazione da addetti ai lavori delle industrie del mondo dello spettacolo (almeno una decina), di cui almeno due di queste devono essere persone per le quali non hai lavorato, ma che hanno visto e notato i tuoi lavori.

Infine ti servono un petitioner ovvero un americano, anche un amico che faccia da garante per te e diverse pubblicazioni che parlano di te.
È difficile. e sarei falso a dirvi che non si soffre, ma non c’è altra sofferenza che vorrei vivere se non quella per ciò in cui credo.

Los Angeles in tre parole?

Gigante, Competitiva, Sublime.

Quindi ragazzi, c’è da sudare veramente il triplo rispetto alla nostra cara Italia, ma se dentro sentite il fuoco che ha sentito Mario, preparatevi e buttatevi.
È la vostra vita.

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