Senza droghe di guerra certi conflitti sarebbero andati diversamente?

26 giugno 2018
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Dall’anfetamina nazista al Captagon: cos’è successo veramente negli eserciti del 900? Inchiesta sulle droghe di guerra

Il libro di Norman Ohler

L’ultimo a indagare sulle droghe di guerra è stato il giornalista e scrittore tedesco Norman Ohler, autore di  L’arma segreta del Reich. La droghe nella Germania nazista ha scavato per 5 anni nel rapporto del Terzo Reich con la chimica farmacologica.

È dagli archivi tedeschi e americani che Ohler ha tratto gli elementi più impressionanti: «Le droghe, l’anfetamina, la cocaina, gli oppiacei, erano ovunque», scrive lo storico. Il consumo di sostanze psicotrope era diffuso in tutti i settori: da quelli civili ai campi militari, fino alla classe politica. Lo stesso Adolf Hitler era un tossico. Uno strafattone sempre impallato tipo Scarface. Le sostanze stupefacenti erano assunte in pillole di Pervitin, farmaco sperimentato per primo nel 1937 da Theodor Temmler.

Certo, a tutti piacerebbe pensare che Hitler e tutti i tedeschi coinvolti nei massacri e nelle occupazioni del Reich non fossero in grado di intendere e di volere a causa di anfetamina, metanfetamina e cocaina. Darebbe un senso a una politica incomprensibile. Ma il libro non consente questo. Dunque la discussione può seguire solo due strade: la fantapolitica o la valutazione su un lavoro di ricerca difficile. Chi pensa che la storiografia sia una scienza facile e innocua perché parla del passato si inganna. Sul rapporto droghe e guerra c’è infatti parecchia merda sepolta. Tanta da far aprire finestre sul presente, e dunque calpestare i piedi a chi, dopo Hitler si è dilettato e si sta ancora dilettando in questa porcata del soldato strafatto.

«È abbastanza logico pensare che senza i suoi staff di chimici a loro volta tossici, il nazionalsocialismo tedesco non avrebbe raggiunto vette così elevate di malvagità. E neanche vittorie e invasioni sarebbero state forse così rapide. Basti pensare al Pervitin dato ai soldati ma anche ai gas per gli stermini, alle armi chimiche e via via fino alle fialette di veleno istantaneo con le quali il dittatore si suicidò» ha scritto Gunther Herrera, politologo di Bogotà e storico del narcotraffico.

«La situazione economica disastrosa che, dopo la Prima Guerra Mondiale aveva portato i tedeschi alla fame, era comunque una bomba sociale e dunque per il contesto storico di quel periodo un regime autoritario è col senno di oggi, da considerarsi una risposta prevedibile e purtroppo inevitabile. Come del resto è successo in Italia, in Spagna e, con partiti rivoluzionari diversi, anche in Russia e in altri paesi del mondo».

S’intuisce che Herrera, pur senza spingersi troppo lontano, in quanto le ferite sono ancora tutto sommato fresche, immagina che l’evoluzione dei singoli regimi dittatoriali avrebbe potuto avere certamente un lato antidemocratico, fortemente autoritario e repressivo ma senza quelle follie assolute e sanguinarie del Terzo Reich. Ossessioni senza una giustificazione politica ed economica ma sostanzialmente esoterica con forti cause psicopatologiche.

Per farla breve mentre i regimi dittatoriali fascisti e comunisti si solidificavano intorno all’idea di un ordine politico e sociale, anche richiamandosi a fasti imperiali del passato, il regime nazista si stratificava sulle paure, per esempio di popoli nomadi o sugli ebrei indicandoli come responsabili dei mali del mondo e come diaboliche creature impegnate nella distruzione del popolo teutonico.

Come sottolinea David Del Pistoia in Nazismo tra mito politico e modernità fu appunto l’ossessione di un nemico dotato di poteri soprannaturali e comunicato come tale al popolo per decenni a generare la follia. E le droghe? Facile intuire l’effetto di potenti eccitanti sul disturbo ossessivo. Furono forse determinanti per passare dalle più angosciose fantasie all’azione. Per quel nemico non bastava certo una pinta di olio di ricino.

Non sarà quindi il libro di Ohler a darci una visione di ciò che poteva o non poteva accadere. Peraltro il ricercatore si è preso le sue, perché, come si diceva, il tema tocca ancora nervi scoperti. Tra i critici, Nicholaus Wachsmann, che lo accusa di mescolare realtà e finzione, mentre Richard J. Evans, professore a Cambridge e autore di una Storia del Terzo Reich in tre volumi, sostiene che «le generalizzazioni di Ohler sono del tutto implausibili e il libro è un resoconto volgare e moralmente e politicamente pericoloso». Perché sottende che Hitler non fosse davvero responsabile delle proprie azioni.

Aggiungiamo noi che l’abitudine alle azioni efferate può anche essere forse resa più efficace dalle droghe in guerra, ma che non è così credibile che tutti si facessero allo stesso modo ed è difficile anche pensare che le droghe cancellassero ogni possibile dissidenza in un popolo di milioni di abitanti.

Intanto che lo schieramento nemico si diramava sul confine tedesco, i medici dopavano la fanteria come si fa con i cavalli da corsa. I soldati erano certamente svegli e in grado di mantenere lo sprezzo del pericolo 24 ore su 24. Ma il dubbio è che Ohler davvero esageri quando spiega che tutta la popolazione si impasticcava di Previtin. Come è possibile che le droghe da guerra fossero in tutte le case dei tedeschi? Lui se la cava sostenendo che era un farmaco legale e commercializzato come un «qualcosa di buono per combattere la depressione e la noia».

Il Captagon

Oggi del Pervitin non abbiamo più notizie, ma sappiamo che c’è un pasticcone che toglie ai terroristi dell’Isis ogni residuo di umanità. Sappiamo che si chiama Captagon e che si abbina in maniera ideale a fanatismi religiosi e ideologie. Di nuovo ritroviamo la premiata ditta droga e guerra soprannaturale. Il Captagon è la droga della Jihad, è un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti da decenni diffuso nei Paesi del Golfo.

Gli effetti: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Si vende a prezzi che vanno da 5 a 20 dollari a dose. Chi lo assume può non mangiare o dormire per giorni, ed è pervaso da un senso di onnipotenza. Siringhe con tracce di Captagon sono state trovate nella casa di uno degli attentatori del Bataclan di Parigi e la stessa droga era nel sangue di uno dei terroristi di Sousse, Tunisia. Ma quella tra guerre e droghe è un’associazione ricorsa più volte negli anni bui dell’ultimo secolo.

Anche l’esercito giapponese non risparmiò in fatto di droghe da guerra: dosi di metanfetamina furono distribuite il 1939 e il 1945, ai soldati. Nel dopoguerra il Giappone pagò caro: l’abuso di droghe militari ebbe gravi conseguenze sociali.

Per non essere da meno, i militari americani, soggetti a molti viaggi lungo raggio, furono dotati di anfetamine: i vertici non volevano che i propri piloti si sentissero meno reattivi rispetto ai tedeschi. I piloti alleati accusarono effetti collaterali come forte irritabilità e deconcentrazione. Molti militari diventarono dipendenti da queste sostanze. Ma, evidentemente, la lezione non fu capita. Perché durante il conflitto in Vietnam (1955-1975), l’abuso di eroina, marijuana e altre droghe divenne talmente frequente tra i soldati Usa che il 10-15% di loro sviluppò una qualche forma di dipendenza e il Presidente Nixon inventò programmi per il trattamento delle dipendenze da droghe di guerra.

Il Modafinil

E oggi? Un farmaco stimolante creato per curare la narcolessia e inserito nella lista delle sostanze dopanti è il Modafinil . Testato su soldati di varie nazioni per prolungare la lucidità notturna delle truppe (48 ore di veglia continuative) è stato assunto per la prima volta dai piloti dell’Air Force americana nel 2003 in occasione dell’invasione in Iraq. Con successo, se è vero che gli esperimenti continuano alla ricerca di una molecola ancora più efficace contro il sonno.

Tutti gli utilizzi di droghe di guerra sono sempre avvolti dall’ambivalenza tipica dei governi: si fa ma non si dice. E, quando si dice, è troppo tardi: l’uso anfetaminetra i soldati americani in Afghanistan è emerso, per esempio, solo grazie all’incidente della Tarnak farm, nel 2002, quando il pilota di un F-16 statunitense, forse sotto anfetamine, uccise con fuoco amico quattro soldati canadesi.

Nella programmazione Netflix, nella Serie 3 di Black Mirror si trova un episodio ispirato a queste indagini: Gli uomini e il fuoco, in cui i soldati combattono contro i “parassiti”, uomini affetti da una malattia che li rende animali mostruosi. In realtà l’aspetto di di questi nemici è modificato proprio da droghe di guerra e tecnologia.

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