Da Ottaviano alla vodka alla pesca: il falò di ferragosto e il tracollo di una civiltà

14 agosto 2018
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All’inizio il falò di ferragosto era un’ode agli dei contro gli spiriti maligni, poi fu la festa dell’Assunzione di Maria, oggi è una sbronza di vodka alla pesca con le prime tristi slinguazzate.

Il termine “Ferragosto” viene da feriae Augusti, periodo di riposo estivo istituito dal primo imperatore romano, Ottaviano Augusto – da cui deriva anche il nome del mese di vacanza per eccellenza. Dal 18 a.c. si iniziò insomma a festeggiare, nel cuore caldo dell’anno, il dio della fertilità Conso e la dea delle selve e delle fonti Diana. Si accendeva il falò di ferragosto per chiedere agli dei di scacciare gli spiriti maligni che avrebbero portato gelo e morte con l’arrivo dell’inverno, e ci si immergeva a mezzanotte per purificare anima e corpo dopo i giorni di riposo ed eventuali bagordi.

Come spesso è accaduto, la Chiesa Cattolica ha ripreso e trasfigurato una festività pagana: dal VII secolo ferragosto divenne la celebrazione dell’Assunzione, cioè dell’ascesa al cielo della Madonna con tanto di corpo terreno.

E poi, come è accaduto altrettanto spesso, una festa cattolica è diventata una scusa per un laicissimo cazzeggio. Per generazioni di italiani il falò ferragosto è diventato sinonimo di:

Angoscia da pre-festeggiamento. Proprio come il capodanno, è una di quelle occasioni dove ti devi divertire per forza. Il “che si fa?”/”dove si va?” è la litania delle due settimane che precedono il 14/15 agosto. A questa scocciatura, si aggiunge la perenne spada di Damocle della polizia che può sempre vietare i falò di ferragosto o sgomberarli sul più bello con tanto di scudi anti-sbronzi.

Occhi arrossati. Il calore del fuoco, la fuliggine, la sabbia spazzata dal vento costituiscono una miscela devastante per cornee e pupille. Ad alcuni, basta sentire l’espressione “falò di ferragosto” per iniziare pavlovianamente a lacrimare.

–  Prime slinguazzate. O tentativi di… Il buio, il coprifuoco dei genitori eccezionalmente allungato, l’idea che che quella sera costituisca una zona franca stagionale in cui tutto è concesso, hanno permesso per decenni anche ai più timidi di azzardare, cioè di tentare di introdurre la propria linguetta viscida e tremebonda dentro una bocca femminile.

Le prime vomitevoli sbronze. Bocca femminile (così come quella maschile), che verosimilmente conterrà, al di sopra di una mascella disarticolata dai fumi dell’alcol, una lingua grossa come una braciola. Perché le prime sbronze sono le più brutte e stomachevoli dato che le papille gustative, ancora disabituate al sapore etilico, prediligono sapori dolciastri e insidiosi come quelli di limoncello, vodka alla pesca, crema di whiskey. Non a caso, in molti eviteranno poi questi alcolici per il resto della vita, memori delle ore di merda e sangue che avranno passato dopo i pochi minuti di trionfo e di tristi limoni.

 

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