fbpx

Primo trapianto di testa in Cina. Cosa si sa? Poco, ma si può ip(n)otizzare…

Avatar
25 Ottobre 2017
3460 Visualizzazioni

Si dice che a dicembre 2017, in Cina, avverrà il primo trapianto di testa. Un tizio russo, Valery Spiridonv, affetto da atrofia muscolare spinale di tipo I, sarà il donatore di testa e i chirurghi saranno uno italiano e l’altro cinese. Questo è tutto quello che più o meno sappiamo. E quel che non sappiamo? Bé, ip(n)otizziamo, a modo nostro…

Se la testa sarà del russo, il corpo sarà di un cinese accuratamente selezionato ad Hongcun, dove l’intera comunità del villaggio si riunirà il 20 novembre, giorno del Crisantemo Storto, per un maxi torneo di morra cinese. Per il primo trapianto di testa la morra sarà modificata: oltre ai classici sasso carta forbici, ci sarà l’aggiunta del panda gigante, dal significato ineffabile per noi stupidi occidentali. Il torneo durerà 36 ore. Come viene viene. Il vincitore sarà felice di donare il suo corpo alla fantascienza che diviene Scienza, la finzione che diviene Verità. La sua testa verrà impagliata e mostrata gloriosamente su un altarino in legno di prugno cinese nel Santuario della Nuova Scienza edificato con settantadue canne di bambù, alle falde della Montagna Gialla. La testina impagliata (gli occhi a mandorla tesi all’infinito in evidente slancio nazionalistico) terrà tra i denti un corpo di bambolotto made in China, ovviamente senza testa, a simboleggiare il Sacrificio consapevole di corpo e vita per la Scienza, per la Verità.

Il delicato intervento, nel cui team di specialisti possiamo annoverare il torinese Sergio Canavero e il suo rifornitore ufficiale di birre Tsingtao, tal Xiaopong Ren della Harbin Medical University che non so dov’è, durerà un pochino, ma si ritiene che avrà molte probabilità di successo, intorno al 99%, che non è poco. I cinesi stanno per sbattere il pugno chiuso sul tavolo della Scienza Vera, per gridare sguaiatamente al mondo la loro superiorità.

Ma, ahiloro, quel che non si dice, la Verità che non si dice e che vi dico io adesso, è che il primo trapianto di testa è già stato programmato in Italia, precisamente a Ferrara, durerà dodici minuti e riuscirà 100%. Tiè.

Il 9 novembre 2017 si riunirà a casa mia una squadra di chirurghi pakistani esperti in neuromodulazione. Questi pakistani sono tutti naturalizzati italiani, quindi la Gloria per l’Italia è assicurata, la Verità è nostra, e un po’ mia. Dopotutto, li ho scovati io, due settimane fa. Il capo-chirurgo si chiama Saba, detto Saba, e gestisce un bar a Ferrara, Da Saba. Ho scoperto chi fosse realmente Saba quando, sbronzo nel suo localino, anziché entrare nella porta del bagno sono finito nel retrobottega. Lì mi è venuto incontro un cagnetto, tutto scodinzolante, con una strana particolarità: aveva la testa di un ferrarese che in effetti non sentivo né vedevo per strada da un po’.

Saba, che ho saputo poi essere un malfamato neurochirurgo di Islamabad cacciato dopo una serie di sperimentazioni oscure e non del tutto etiche, non è stato molto contento della mia intrusione, ma con il mio consueto aplomb mi son cavato subito fuori dall’impiccio. Con astuzia, si direbbe. Avendo fiutato la brutta fine che avrei comunque fatto, ho proposto io stesso di dare il mio corpo, o di gettar via la mia testa, il che è lo stesso. Ad una condizione: volevo una testolina di Cacatua, di quelli che svolazzano liberi e spensierati per i cieli d’Australia.

Sfortunatamente, Saba aveva già lì, bell’e pronto, un piccione malmesso che qualche sera prima era andato a sbattere contro il campanile del Duomo. Completamente paralizzato, giaceva lì immobile e rattrappito in una cuccetta nella penombra, di fianco ad una cassa di Birra Moretti. Muoveva solo gli occhietti perplessi. Insomma, per il bene della Scienza ho deciso di dare il mio corpo, dal collo in giù, a quella testa di piccione con occhietti perplessi.
Ebbene, se dev’esser per la Verità, se dev’esser per la Scienza, lo farò.
Ad esser sincero, non sono mica preoccupato. L’intervento durerà, ripeto, solo dodici minuti, neuromodulazione lì, elettrostimolazione qui, polietilenglicole su e punti di sutura giù. Per la preparazione all’intervento, berrò quindici Bjorne Beer. Di solito, per non sentire il Male, ne bastano tre o quattro, quindi l’operazione andrà avanti liscia liscia. Sarò ancora io, dopo il primo trapianto di testa? Boh. Mi interessa solo che poi il mio testolino di piccione sia modificato, come mi ha promesso Saba, con l’innesto di una cresta erettile sulla fronte, come un vero Cacatua, così potrò alzar la cresta di tanto in tanto, almeno quando dovrò pronunciare una frase di corteggiamento del tipo “Ehi tu, vuoi volar via con me?”. Con la stimolazione neurolinguistica del suo team, Saba mi ha assicurato che riuscirò a pronunciare quella frase. E solo quella. Vabbè. Le capacità di pensiero non andranno perdute, nel senso che Saba mi ha spiegato che un piccione ha più o meno le mie stesse capacità attuali di elaborazione cerebrale, quindi tutto sarà più o meno come prima. Per quanto riguarda la rieducazione neuromotoria, Saba sostiene che la mia nuova testa di piccione cacatuizzato lancerà continuamente degli impulsi motori per farmi aprire le ali che non avrò, quindi remigherò come un forsennato finché non mi manderanno in una qualsiasi scuola, Liceo o Istituto tecnico non fa differenza, per la rieducazione comportamentale. Allora lì sarò imbottito di informazioni, come si fa questo, come si fa quello, come è fatta una cellula, la data della scoperta dell’America. Nessun insegnante mi insegnerà il perché si insegna qualcosa.

Così, con i piedi ben piantati al suolo, dopo il primo trapianto di testa del genere umano io avrò dimenticato completamente come si vola. Allora passeggerò privo di turbamenti per la città, salutando tipette a destra e a manca con un “Ehi tu, vuoi volar via con me?”, pur non sapendo più volare, mentre un corteo di giornalisti e fotografi da tutto il mondo sarà qui a Ferrara per immortalare la personificazione della Scienza e della Verità.

 

Dopo aver richiesto un TSO per l’autore del pezzo, LEGGI ANCHE: Fabri Fibra, un fenomeno in tour che mi ha rovinato la vita