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Influencer e smanettone: l’identikit del terrorista millennial. Vedi caso Hanau

22 Febbraio 2020
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Un ‘lupo solitario’ che si procura un arsenale e che per mesi e mesi cova odio e repulsione verso qualcuno o qualcosa, immobile davanti a un display e con le mani appoggiate su una tastiera con i tasti sbiaditi. Come nel caso di Hanau.

L’identikit degli stragisti della nostra generazione è presto fatto. Non importa che si abbia a che fare con odio razziale, religioso, culturale o semplicemente con la paranoia di qualcuno pronto a far fuoco. L’attentatore del nuovo millennio, nella gran parte dei casi, si è formato googlando, youtubando, chattando, scaricando e condividendo la sua rabbia o le sue manie di persecuzione in rete.

Non c’è proprio bisogno di essere un criminologo per capire che chi oggi arriva a sparare o accoltellare un gruppo di sconosciuti per il solo fatto di percepirli come una minaccia, sia qualcuno che in un modo o nell’altro ha varcato il confine: e lo ha fatto di brutto e nella peggiore direzione possibile. La novità di questi anni è una: anche il più sfigato dei ‘lupi solitari’ che attraversa quel confine invisibile sembra lo faccia perché trova conforto in un’idea espressa in un commento o consolidata con un like, un retweet o un cuoricino.

Un selfie o una diretta prima di sparare

Lo stragista millennial è, volente o nolente, figlio di una generazione nata e cresciuta a pane e social network. Prima di premere il grilletto si ricorda di farsi un selfie o un video selfie acchiappa ‘pollici su’. Li lasciano pubblicati in rete: su siti creati ad hoc oppure su Instagram.

I più audaci si spingono oltre e raccontano in diretta Facebook le loro gesta, sempre con la speranza di fare più visualizzazioni possibili. Perché nell’epoca degli influencer, divinità massime del panorama web, anche il ‘terrorista’ aspira a tanto.

Terroristi influencer che sognano tanti follower

Gli stragisti millennial sanno che i follower sono importanti e agiscono di conseguenza. Per questo sperano che le loro gesta vengano postate e ripostate per smuovere le anime addormentate degli aspiranti killer. Tipi che di solito, come adolescenti eccitati davanti a Pornhub o Youporn, guardano con l’acquolina alla bocca e desiderio di toccare con mano i video dei ‘lupi solitari’ di turno intenti a sparare addosso a un mucchio di innocenti a caso.

La nostra generazione, come per tutto, ha gli stragisti che si merita. La storia recentissima parla chiaro: i protagonisti dei nostri ‘anni di piombo’ sono intercettabili solo in rete. Internet è la loro culla, la loro vita ma potrebbe essere anche la loro morte.

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