L’Italia vince Euro2020. Senza alzare le chiappe dal divano. Il calcio del futuro

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27 Giugno 2020
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Non li avete visti per il lockdown, ma l’Italia ha fatto caroselli virtuali dopo aver vinto Euro2020 di calcio. Code festanti di auto per le strade e piazze gremite di tifosi con la bandiera tricolore in festa. Uno spettacolo incredibile, a cui nessuno ha potuto assistere, quattordici anni dopo la vittoria ai Mondiali.

 

Non è uno scherzo, anzi. E meglio così, che sia stato tutto virtuale, altrimenti il Coronavirus, forse avrebbe fatto incetta di altre anime. E’ accaduto la scorsa primavera quando si è disputato il primo campionato Europeo virtuale di calcio su Pro Evolution Soccer. 

 

Che cos’è l’E-Game?

E’ un po’ come trovarsi a un concerto di Jimi Hendrix negli anni Sessanta. Chitarra elettrica, sintetizzatori, musica mai sentita prima, e i vecchi campi da “calcio” stile melodico-strumentali per la prima volta messi da parte. Qualcosa è cambiato con l’avvento degli E-Game e siamo sempre più convinti che anche il mestiere del calciatore non sarà più lo stesso. Perché è vero che Insigne ha realizzato il gol decisivo contro la Serbia, in una finale disputatasi in un non luogo situato nelle cavità di Internet, ma era il suo simulacro digitale e non il fantasiste del Napoli.

 

Un fenomeno, quello degli E-Game, troppo complesso da capire se non con l’aiuto di un Virgilio dell’era digitale come l’amico Augusto Spedo, 27 anni di Castagnaro in provincia di Verona, campione d’Italia PES 2013 e poi partecipante ai successivi Mondiali di calcio virtuale. “L’Italia ha fatto un torneo pre-campionato Europeo per definire il suo team. Un torneo che ha suscitato qualche polemica perché per molti sarebbe bastato attingere dal ranking nazionale dei migliori player italiani, resta il fatto che è stato raggiunto un traguardo straordinario”.

 

Augusto Spedo

 

La Nazionale italiana di E-Game

Una squadra composta da giovani smanettoni del web riunita con tanto di ritiro a Coverciano, sede di tutte le Nazionali italiani di calcio, prima del torneo continentale. Insomma, stiamo parlando di roba seria, rivoluzionaria che ci proietta nel non-calcio del futuro e che potrebbe sostituire campi da calcio in erba naturale, pardon sintetica, e tifosi bardati di sciarpe e gagliardetto in tribuna, anche se ora pure quelli osservano da casa partite di calcio a porte chiuse per mantenere il ‘giusto’ distanziamento sociale. Ma non sono le uniche differenze, ci mancherebbe.

 

Il doping digitale

La lotta al doping e agli illeciti sportivi si sta spostando su un altro fronte. “Sono tantissime le differenze tra i due tipi di calcio. Anzitutto la durata di una partita, una virtuale dura molto meno di novanta minuti. Dieci minuti per l’esattezza, cinque per tempo, e la sfida si vince al meglio delle tre. Poi, cosa più importante, esistono tecniche particolari per segnare più gol. Non parlo di estro o bravura personali, ma proprio di metodi per ingannare il sistema e ottenere vantaggi clamorosi in campo. Ti spiego meglio. Ogni piattaforma ha vari ‘bug’ di sistema, veri e propri errori creati in maniera accidentale dagli sviluppatori. Per farti un esempio, se su Pro Evolution Soccer sai che caricando il tiro in una certa maniera, in una precisa zona del campo, puoi fare gol in qualunque momento, perché il portiere virtuale non potrà mai intercettare il tiro, cosa che nella vita reale non può ovviamente accadere. Stessa cosa per tackle scivolati o passaggi azzardati in un un nugolo di avversari. E’ una vera e propria scorrettezza a cui gli sviluppatori provano a porre rimedio, ma ad ogni soluzione sorgono altri problemi con conseguenti falle di sistema. E nel frattempo le squadre si sono attrezzate con un coach deputato a scoprire questi errori e segnalarli ai componenti del proprio team”.

 

 

 

 

Le regole dell’E-Game

Una cosa che ancora non vi abbiamo detto è che il numero dei componenti varia a seconda della competizione. Ad Euro 2020 erano quattro players per squadra (tre titolari e uno di riserva) per controllare a distanza i vari giocatori in campo. “Le varianti sono infinite. Si parla di sfide uno contro uno, ma ci sono pure tornei dieci contro dieci in cui ogni giocatore in pratica comanda una specie di avatar in campo. Ovviamente ci si “scanna” dietro le quinte: non ho esperienza diretta, ma quando sale la tensione faccio fatica a credere che nei team non ci siano attimi di grande nervosismo e ‘vaffa’ come non ci fosse un domani per ogni intervento sbagliato o errore sotto porta”. I campioni del futuro hanno nomi e cognomi reali. “Ve ne dico uno, il mio amico Ettore Giannuzzi.  Top player pugliese che ha vinto due mondiali ed è stato ingaggiato dalla Juventus, già perché anche molte squadre professionistiche oggi hanno i loro e-teams e i gamer sono professionisti a tutti gli effetti”.

 

 

Addio dischi in vinile, addio musica da camera, l’elettronica è entrate nelle radio e gira sul web come un disco in consolle. Avete presente i Club Dogo? “Sto lontano dallo stress, fumo un po’ e dopo gioco a Pes…”.

Benvenuti nel non-calcio, ma nel mezzo della pandemia, forse, non ce ne siamo resi conto del tutto.

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