Il genere spiegato ai Millennial

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14 Giugno 2020
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Spiegare la differenza tra genere e sesso biologico a chi non se ne occupa è sempre un po’ complicato, per questo ricorrerò al meraviglioso grafico rappresentato dal genderbread.

 

 

Come si stabilisce il sesso biologico?

Detto in modo molto sommario diciamo che – teoricamente – il sesso viene assegnato alla nascita sulla base del genotipo, ossia l’insieme dei tratti genetici, e del fenotipo, che è quello degli aspetti fisici: se ho i cromosomi XX sono femmina, se ho quelli XY, maschio.

Sulla base di questo assunto, se sei femmina avrai genitali interni ed esterni che comprendono utero, tube di Falloppio, ovaie, cervice, vagina, vulva, clitoride, piccole e grandi labbra, ghiandola di Skene (la cosiddetta prostata femminile. Lo so, provavi già frastornamento quando hai letto che vagina e vulva non sono la stessa cosa, figuriamoci questo!) E, ultime ma non ultime, le ghiandole di Bartolini. Come avrai notato, la fica è un ambiente che è stato colonizzato da uomini di cui porta i nomi. Ho dimenticato di dire che il fantomatico punto G deriva da Gräfenberg, colui che lo teorizzò, anche se da ormai si parla di zona CUV (clito-uretro-vaginale).

Ma torniamo a noi: il maschio è detto tale quando ha vescicola seminale, dotto eiaculatore, prostata, ghiandole di Cowper, dotto deferente, pene, testicoli e scroto.

Che cos’è l’intersessualità?

La sicumera di queste affermazioni basate sul binarismo maschio-femmina viene messa in crisi dall’intersessualità, che – come viene spiegato sul sito “L’intersessualità esiste” «è un termine ombrello che comprende diverse variazioni fisiche che riguardano elementi del corpo considerati “sessuati”, principalmente cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, e l’aspetto somatico del genere di una persona (le caratteristiche di sesso secondarie, come ad esempio barba e peli).

Le persone intersessuali sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile

 

Che cos’è l’identità di genere?

Quando si parla di genere invece bisogna porre attenzione a due aspetti: l’identità di genere, che è il genere al quale sentiamo di appartenere, e l’espressione di genere, che è il modo in cui lo manifestiamo ed esprimiamo, appunto.

Da qui tutti quei termini mutuati dall’inglese che da qualche anno a questa parte sentiamo sempre più spesso: cisgender (una persona che si identifica col genere relativo al sesso assegnato alla nascita), transgender (una persona che non si identifica col genere relativo al sesso assegnato alla nascita), gender fluid/gender queer/non binary (che si riconosce indistintamente in diversi generi, a prescindere dal proprio sesso e rifiuta il binarismo di genere).

 

Che cos’è la performance di genere?

Va da sé che, se alla nascita ci hanno assegnato il sesso sulla base di un certo genotipo e fenotipo e se a queste caratteristiche tangibili è socialmente e culturalmente connesso un immaginario composto da una serie di comportamenti, la nostra identità di genere e anche l’espressione saranno condizionati da essi sia in un senso di appartenenza che al contrario di rifiuto. Saremo noi che – eventualmente – acquisendo consapevolezza circa noi stessi potremo anche identificarci ed esprimerci con un genere che differisca dal sesso biologico oppure identificarci con esso ma esprimere il genere diversamente (si parla anche di performance di genere, dicitura che personalmente mi piace molto, considerato che chiunque performa il genere più o meno consapevolmente) e, ancora, identificarci ed esprimerci coerentemente (qualunque cosa significhi) col sesso biologico pur mettendo in discussione le teorie alla base dei nostri comportamenti.

 

Non possiamo pensare e parlare in modo neutro, perché la cultura e il linguaggio non lo sono, quindi non sapremo mai come ci potremmo esprimere se alla nascita non ci attribuissero un sesso.

Cosa potrebbe succedere se dicessero solamente: “è nato un essere umano?”

Anche se ci crescessero senza codificarci in un’accezione sessuale e di genere, saremmo comunque codificati tramite altri criteri, perché tendiamo a classificare e distinguere per capire. Abbiamo bisogno di frammentare e incasellare per comprendere i significati, credo che sia tipicamente umano, non so se esista questo comportamento anche nelle altre specie.

Il punto è che la tendenza umana a codificare genera inevitabilmente discriminazioni nel momento in cui alcune caratteristiche vengono arbitrariamente ritenute valide a discapito di altre.

 

Potranno ancora dirci: “sei maschio” o “sei femmina”, quando ci tirano fuori dal grembo materno, ma saremo noi, crescendo, che dimostreremo quanto essere l’uno o l’altro non significa nulla o quantomeno non sia condizionante.

E quel grembo non sarà necessariamente materno, come di fatto già è, nonostante la legge dica altro e lo dirà per molto tempo.

I costumi e le prassi cambiano più velocemente delle parole e delle norme.

Qual è il futuro dei generi sessuali?

Lo sappiamo anche adesso che l’abito non fa il monaco, ma che a seconda dell’abito il monaco diventa più interessante sociologicamente, David Bowie docet (i millennial lo sanno già, la generazione Z forse mi capisce meglio se cito Achille Lauro, esteticamente parlando, in quanto a musica… vabbe’, ci siamo capiti).

Non c’è da temere questo cambiamento culturale, non è una deriva della teoria del gggender, nessuno obbligherà alcuno a sentirsi o comportarsi in un dato modo (come invece avviene ora del resto). Ma, anzi, andiamo incontro a un futuro meno limitante e opprimente nel quale saremo finalmente meno frustrati dalle imposizioni ridicole che ci vogliono uomini duri e donne per bene: saremo persone che potranno esprimersi in modo sfaccettato. Sapete cosa significa? Che anche le relazioni prenderanno una piega diversa e finalmente smetteremo di chiederci chi deve fare il primo passo, perché lo farà la persona che si sente pronta, ce ne fregheremo di chi pagherà il conto, perché – se c’è una cosa che non cambierà – sarà il fatto che saremo ancora con le pezze al culo e quindi ci toccherà dividere, e nel sesso ci inculeremo a vicenda e, finalmente, essere presi per il culo non sembrerà più tanto male!

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