Come uscire da una dipendenza grazie alle strisce di Charlie Brown e Snoopy

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26 Febbraio 2020
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Abraham J. Twerski, autorità internazionale nel campo della disintossicazione dalle dipendenze da droga e alcool, ha scritto un saggio rivelatore intitolato Su con la vita, Charlie Brown! Che ci invita ad affrontare i problemi di ogni giorno con l’aiuto dei Peanuts.

 

“Mia madre diceva sempre: il problema è che ognuno bada ai propri bisogni materiali, ma alle esigenze spirituali degli altri.”

 

Già dall’incipit di questo saggio sull’autoanalisi, mi sono subito chiesto se ci fosse un modo più astuto di invitare il lettore a un confronto col proprio io che non fosse attraverso la figura materna e il senso di gratificazione o frustrazione che da essa possono derivare. Probabilmente, no, quindi ho accettato l’invito e mi sono guardato dentro.

 

Poi, l’autore mi ha completamente colto di sorpresa, proponendo un modello alternativo alla consueta seduta di psicoanalisi. Invece di inoltrarsi negli angusti territori dell’infanzia, Twerski ha lasciato che fossero Charlie Brown e gli altri personaggi della fortunata striscia comica di Charles M. Schulz, meglio nota come Peanuts, a darmi modo di farmi una bella risata di fronte ai miei fantasmi di sempre.

 

Le dinamiche psicologiche presenti nei Peanuts sono messe in scena in maniera così semplice e sottile, ho pensato leggendo, che spesso non ci rendiamo nemmeno conto della loro efficacia. Così l’autore di questo saggio si è proposto di farlo per noi.

 

 

Chi è Abraham J. Twerski

 

Abraham J. Twerski, rabbino e psichiatra americano, è un novantenne dall’animo Millennial. Per vent’anni è stato direttore clinico del Dipartimento di psichiatria del St. Francis Hospital di Pittsburgh; è anche il fondatore e direttore medico del Gateway Rehabilitation Center, uno dei più rinomati centri per la lotta alle dipendenze da alcool e droga.

 

Con questo saggio pubblicato alla fine degli anni Ottanta e intitolato Su con la vita, Charlie Brown!, Twerski si è reso conto che affrontare certi temi con i suoi pazienti in maniera troppo diretta, specie quando questi potrebbero aver già sviluppato certi meccanismi di difesa contro il proprio analista, potrebbe essere controproducente all’attività terapeutica stessa.

 

Allora cosa ha fatto, Twerski? Semplicemente ha sviluppato un modello che non interpreta gli eventi per noi, ma si limita a mostrarci i personaggi di Schulz nelle consuete strisce dove essi agiscono secondo le loro inclinazioni. A noi resta il compito dell’interpretazione. Ovviamente, nel libro lui doveva pur dirla qualcosa, ma lo ha nella maniera più concisa e lucida possibile, descrivendo le strisce e ordinandole per capitoli e paragrafi.

Problemi di dipendenza: dal valutare se Stessi all’affrontare gli altri

 

Passando attraverso concetti di autostima, amore, amicizia, ansia, depressione e senso di colpa, Twerski si propone di tracciare una linea ben definita tra il momento di valutare se stessi (primo capitolo) e quello di affrontare gli altri (ultimo capitolo.) Ci suggerisce dunque di cominciare facendo un inventario personale per migliorarci, ed è sorprendente di come sia capace di trovare le vignette di più adatte a questo compito per comunicarci qualcosa.

 

Due temi cari a noi Millennials sono l’ansia e il problema dell’autostima. Sebbene il saggio sia stato pubblicato ben prima dell’avvento dei social, è interessante notare la lucida critica a tematiche attuali come il fatto che nel caos globale che imperversa ci dobbiamo aiutare da soli. Se, ad esempio, abbiamo un’indole più riservata per natura, in quest’ambiente mediatico pare quasi impossibile mantenerla. A questo proposito, Twerski ci consiglia: “Le relazioni sociali non son sempre una solida base di appoggio.” Figurarsi in un simile contesto mediatico, dico io. Rendersi conto delle proprie capacità e incapacità invece è la vera base per trovare un posto nel caos che ci circonda.

 

Così ci avviciniamo alla conclusione di questa guida spirituale in cui, se abbiamo prestato sufficientemente attenzione, ci rendiamo conto che non è più di noi che si parla, ma del noi in relazione agli altri. Si, perché è proprio qui che si devono mettere in pratica gli insegnamenti di Twerski, nella nostra capacità di aprirci agli altri, alla diversità, alla paura dell’incomunicabilità.

 

L’Auto-analisi Come Passo Decisivo Verso La Coscienza Dell’Individuo

 

Tutte le parole e i racconti possono intervenire nelle coscienze e quindi offrire un’opportunità di cambiamento a ognuno. Ho vissuto negli Stati Uniti da oltre due anni ed è da qui che scrivo per raccantarvi di Abraham J. Twerski. In questi anni mi è stato vicino mentre scrivevo, mangiavo, bevevo e mi disperavo. Mi è stato accanto mentre di notte cercavo brandelli di pace interiore.

 

Abraham J. Twerski non mi ha proposto delle soluzioni su come rompere una dipendenza psicologica o affettiva. Mi ha semplicemente dato il permesso di sorridere alle sventure di personaggi immaginari, ordinandoli a seconda dei domini a cui esse appartengo: autostima, amore, amicizia, ansia, depressione, senso di colpa, senso di responsabilità.

 

Così mi sono reso conto di una cosa. Per quanto possa vantarmi della mia cultura e delle mie radici, in riferimento ai campi di letteratura e saggistica, un merito esclusivo lo voglio dare agi Americani: “Thinking outside the box” dicono loro, e io concordo in pieno perché penso che è quello che sanno fare meglio di tutti.

 

Twerski è stato in grado di estrapolare un grande problema di natura scientifica e risolverlo attraverso delle strisce a fumetti che si era portato da casa per ridurre lo stress su lavoro durante la pausa pranzo. Allora, eccovi un piccolo aiuto psichiatrico, 5 cents only: Su Con La Vita, Charlie Brown!

 

Consigliato allo studente di psicologia come al Millennial che attraversa una piccola crisi quotidiana. Un libro leggero e ricco di soluzioni che spesso passano inosservate perché abbandonate al caso.

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