Diventare omosessuale: cosa vorrebbe fare il Millennial eterosessuale se fosse gay

3 settembre 2018
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A buona parte dei maschi Millennial eterosessuali, almeno una nella volta nella vita, magari dopo una litigata con la propria ragazza, è capitato di immaginare di diventare omosessuale, di bofonchiare: “ah, se fossi gay…”. In quei tre punti di sospensione ci sta tutta un’esistenza affrancata da depressioni premestruali, dagli orologi biologici uterini cronicamente in anticipo sulle clessidre del testosterone, da tempi d’attesa geologici per trucco e parrucco, dalla più o meno latente guerriglia tra amici e fidanzata, dall’incomprensibilità a tratti angosciante dell’altro sesso, spesso più barbaro che gentile.

 

1. Se riuscissi a diventare omosessuale omosessuale, prima di tutto mi godrei fino in fondo il mio gay power: lo strabiliante superpotere che ti permette di guardare un paio di tette non diversamente da un colbacco. Per carità, magari di buona fattura, ma del quale puoi constatare morbidezza e calore senza sacrificare la tua lucidità, copiose gocce di bava, la tua dignità, il tuo futuro.

 

2. Passerei una serata con una strafiga modaiola; la inviterei in un ristorante con le luci soffuse; la conquisterei commentando l’ultima sfilata di Prada e adulandola per il suo stile “fine ma molto femminile”; la porterei a bere un bicchiere in un localino con il jazz in sottofondo; poi, per quello della staffa, nel mio appartamento. Continuerei a inanellare spiritosaggini accanto a lei sul divano, “ah ah ah”, “oh oh oh”, “uh uh uh”. A un certo punto la ragazza, esasperata dalla mia presunta galanteria a oltranza, tenterebbe di baciarmi. La respingerei: “No!” le direi. Lei si ritrarrebbe, confusa e offesissima. E io, lucido come la lama di un coltello da sushi, senza tracce di erezione o salivazione, continuerei: “Oh, tu credevi? Cioè, tu avevi capito? Santo cielo, che equivoco sommamente imbarazzante, non pensavo avresti frainteso. Il fatto è che sono gay.” Lei, ancheggiando stizzosamente, prenderebbe la porta. E io, in un composto e semiannoiato inseguimento, mi affaccerei sul pianerottolo: “Non si può neanche passare una piacevole serata in compagnia, in amicizia, che voi subito pensate a… quello. Mostri!”

 

3. Se fossi riuscito a diventare gay avrei risparmiato tanti, ma proprio tanti soldi invece buttati in discoteche e club, baretti e baracci, posti e postriboli alla ricerca di un orgasmo monoporzione. In vacanza o durante un weekend con i miei migliori amici – persone che quindi apprezzo e in un certo senso mi piacciono anche dall’interno della mia eterosessualità – saremmo andati al ristorante tutti assieme, avremmo disquisito amabilmente di porcini e fasolari, poi – man mano che il vino faceva effetto – dei grandi guai del mondo e dei massimi sistemi; infine, snobbando qualsiasi mondanità, sulla via di ritorno per l’hotel, pur continuando a disputare sulla questione palestinese e sull’universo in espansione, avremmo iniziato a darci bacini, baciotti e carezze finché, una volta in stanza, non avremmo preso a sodomizzarci. E ci saremmo dati dei cinque in alto e in basso durante l’orgia, avremmo commentato la prestazione di quello (“hai visto, Gianni sta migliorano il movimento pelvico nella posa del missionario”), i cavalli di battaglia di quell’altro (“certo che il vecchio Gigi nella fellatio è sempre il migliore”), avremmo consolato un terzo per la sua mancata erezione (“ti capiamo, a chi di noi non è capitato”). La mattina successiva, come niente, senza rimorsi, senza coccole, sensi di colpa, imbarazzi, messaggi stucchevoli da ignorare, test di gravidanza perché s’è rotto il preservativo, avremmo fatto colazione criticando la disastrosa campagna acquisti del Milan. (NB: mi rendo conto che non succeda davvero così nelle compagnie omosessuali ma, per cortesia, lasciatemi credere che almeno per qualcuno sia un sogno realizzabile).

 

4. Se riuscissi a diventare omosessuale consumerei lo smartphone a furia di smanettare con Grindr, la più gettonata app per incontri gay. Il fatto è che, addirittura nei social di incontri sessuali, quando c’è di mezzo una donna, quasi sempre tutto si complica. Non detti, retropensieri, recriminazioni, latente tristezza per l’occasionalità del rapporto, l’inaggirabile commedia del corteggiamento, goffi tentativi di sublimare le necessità della carne. Invece un gay maschio, prima che gay è maschio, sulla tua stessa lunghezza d’onda, predisposto alla sportività: di giorno organizzi una partita di tennis, la sera una sacrosanta trombata, una stretta di mano e via.

 

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