Cara Franca Leosini, hai sbagliato. Non al primo schiaffo, al primo insulto!

Lilia Alpa
21 Giugno 2020
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La responsabilità ce l’ha anche lei come tutte le donne che non mollano il marito al primo schiaffone

Queste le parole della celebre Franca Leosini, regina indiscussa del Crime in tv, con Storie Maledette. Una donna che da 26 anni intervista, nelle carceri, i condannati. Per questa frase però, il tribunale del web non ha avuto pietà.

Non doveva permettersi di dire una cosa simile. Le vittime di violenza sono manipolate quindi, esprimere un giudizio del genere non rende giustizia alla causa”.

Eh sì Franca Leosini, hai proprio sbagliato. Non al primo schiaffo, alla prima parolaccia!

La violenza passa attraverso le parole. Chi non sa frenare la lingua e non sa razionalizzare le emozioni, come può gestire una crisi di coppia?

La parola dà voce al cervello e plasma la realtà. Vi dà forma, esprime, contagia, comunica, colpisce, attutisce, rimane.

I fatti scorrono, le parole no. Le parole sono il centro dell’evoluzione umana. Chi ha brutte parole per la persona amata, che sentimenti vi può trasmettere?

Siamo circondati da relazioni tossiche.

Le statistiche ci insegnano che, solitamente, gli uomini sottomettono le donne.  In realtà, oggi i meccanismi di dipendenza e di amore tossico possono riguardare benissimo anche l’inverso.

La motivazione delle violenze sommerse ai danni maschili da causa femminile è molto semplice: «Sei un uomo, cosa vuoi che sia uno schiaffo, una lampada in faccia o una minaccia? Non vorrai mica denunciare! *risatina* Se tutti dovessero denunciare per queste stupidate…»

Dati ISTAT sulle chiamate al 1522 per violenza domestica

 

Prima di arrivare alla cronaca nera solitamente ci sono anni di vessazioni fisiche, psicologiche e talvolta anche sessuali. Franca Leosini si dimostra piuttosto superficiale sparando una sciocchezza del genere.  

La violenza domestica muta seguendo veri e propri step che, presi singolarmente, possono risultare irrilevanti. Nella realtà invece costituiscono il percorso compiuto da ogni storia di violenza, ogni storia di femminicidio, ogni storia di amore tossico ebbene sì, anche ogni storia di ricatti ai danni di minori o del congiunto separato.

La vittima in primis viene isolata dagli affetti pre-esistenti dalla coppia, perché vista come un oggetto di proprietà e non come compagna di vita. È umiliata, convinta di non non valere nulla senza il/la compagno/a e di solito passano anni, prima che questa se ne renda conto e decida ad allontanarsi.

Qual è il primissimo segnale che bisogna cogliere prima che diventi difficile mettersi in salvo? È veramente quello che genericamente indica la boomer Franca Leosini? O noi Millennial dobbiamo essere più attenti per dare una maggiore consapevolezza alle nostre scelte future?

LE PAROLE.

Troppo spesso sottovalutate, troppo spesso lasciate al vento o all’ipotesi.

Purtroppo i numeri più precisi si rifanno principalmente alle conseguenze di atti giudiziari quindi in relazione ai peggiori epiloghi di una coppia o presunta tale.

Questo significa che ogni tot di omicidi, percosse e comprovati casi di violenza, persistono almeno situazioni ambigue e potenzialmente violente almeno nella misura del doppio. Ma sono situazioni che non hanno ancora preoccupato chi le vive.

Chi le dà e chi le prende 

Sia chi attua, sia chi subisce comportamenti tossici non ne riconosce la gravità. Contrariamente alla narrazione e alle statistiche che vedono il fenomeno prettamente maschile ai danni femminili, la violenza verbale e psicologica non conosce genere.

Il primo campanello di allarme che dovrebbe far scattare una riflessione sia nella coppia sia nelle più blande relazioni amicali o conviviali, è il linguaggio.

Eh ma ognuno ha il proprio carattere! Un parolaccia, cosa vuoi che sia? Tutti almeno una volta…”

Tutti dobbiamo imparare a parlare.

Ci sono persone più impulsive. Più o meno gelose. Imparare a esprimere le nostre emozioni in maniera precisa e non animale è sicuramente più funzionale che non coprire l’altro (o chi per esso/a)  di insulti e fantasiose sembianze suine.

Se si discute per andare a una festa o a un aperitivo e si arriva a sminuire la persona e la dignità della stessa, può esserci qualcosa che non va.

L’amore è sì compromesso, ma quando sfocia in violenza verbale per una festa o per un ritardo, c’è un problema.

Troia, puttana, schifoso, bastardo , merda, fai schifo, chi è quella cagna ecc. non sono parole normali!

Pessimo segnale anche la frase “se ci tieni a me non vai, se mi ami taglia con la tua amica/o, per rispetto non devi andare a ballare” ecc.

Un compagno di vita vuole che l’altra persona si realizzi secondo le proprie attitudini e raggiunga i suoi traguardi.

L’amore deve fungere da forza positiva, non da carceriere munito di bastone e carota.

Isolarsi dal mondo solo perché ci si fidanza non porta a nulla di buono, in nessun caso. È giusto e sano avere i propri amici, la propria famiglia, il proprio lavoro e i propri e hobby. Senza autorizzazione preventiva.

Di questo si sente poco parlare e i dibattiti, purtroppo, tendono sempre verso le peggiori ipotesi e conclusioni: le botte, l’omicidio, l’acido. E purtroppo la brava Franca Leosini interviene a condanna avvenuta.

La maggior parte degli psicologi, assistenti sociali e medici che lavorano nei centri antiviolenza (e nelle carceri ) sostengono che non ci sia rimedio migliore della prevenzione, soprattutto per i carnefici.

Riconoscere segnali al momento giusto fa sì che anche il potenziale violento sia scoraggiato dal continuare a intraprendere comportamenti simili con le storie successive. Spesso, la persona giusta al momento giusto può davvero placare e controllare questo istinto primordiale di supremazia sull’altro.

Al contrario, cambiare una persona violenta dopo anni che si subisce l’inferno è quasi impossibile. Provare a correggerlo appena egli dimostra squilibri psicologici invece, può essere fondamentale. 

Salvaguardare la propria integrità e la propria personalità, avere degli obbiettivi individuali è il vero unico antidoto verso il baratro. Diversamente, Il manipolato non si riconoscerà mai in questa parola.

È una graduale cessione di potere

Una relazione di dipendenza è quella in cui spesso entrambi sono dipendenti dall’altro. In primis il carnefice è dipendente dalla vittima, solo che questi se ne rende conto e cerca di plasmare la realtà agli occhi dell’altro, in modo da rendere tutto apparentemente innocuo. 

Chi insulta, non ama. Chi picchia, non ama. Chi allontana dagli amici, non ama.

Chi fa smettere di studiare, di lavorare o di fare sport, non ama. Chi tiene in pugno usando i bambini, non ama. Chi non riesce a capire che è finita, può rivelarsi un grosso problema.

Tendere le orecchie, aguzzare lo sguardo, ascoltare il cuore ma cercare sempre di razionalizzarlo. Anche l’amore va pesato, soprattutto quando è difficile.

Se vuole che tu non sia più tu, fai un passo indietro. Tu puoi ancora farlo.

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