Solo un equo scambio: ecco perché è giusto che paghi sempre l’uomo.

22 ottobre 2018
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È giusto che paghi sempre l’uomo? Aspettate. Facciamo un passo indietro. Sto andando a Londra a trovare un’amica, salgo sull’aereo, raggiungo il mio posto e mentre cerco di sollevare la valigia, togliermi la giacca e infilarmi nella mia fila per lasciare spazio nel corridoio, tanto sono una donna e posso fare tutto contemporaneamente, mi casca la borsa e si rovescia tutto quello che ho dentro…

 

Accidenti, penso, che figuraccia. Comincio a raccogliere tutto, vedo una mano che si allunga per aiutarmi, alzo lo sguardo ed è un ragazzone alto, che sta seduto nel posto accanto al mio. Sembra un bruto, ma ha il sorriso dolce. Mi aiuta. Lo ringrazio. Iniziamo a parlare. Decolliamo.

 

Scopriamo di avere in comune molte cose: ci piacciono il vino e il tequila. Lui non è di Milano, mi chiede dove esco la sera, che locali frequento e poi dice – forse per provare la mia capacità di bere – “ma per intenderci, tu quando esci, quanti cocktail ordini?”.

 

“Uno. Il secondo me lo offrono”.

 

Mi pento subito delle mie parole. Come hai fatto a dire una cosa del genere? A un uomo? A uno sconosciuto? E poi,  davvero è giusto che paghi sempre l’uomo?

 

La verità è che è vero. Le serate che voi uomini dedicate alla caccia sono quelle in cui noi donne lasciamo a casa il portafogli. Tanto paga lui: il barista, l’amico, l’amico dell’amico, il vicino di bancone, il marito in libera uscita, il fidanzato annoiato, il vicino di casa.

 

Tanto paghi tu.

 

Al primo e ultimo appuntamento con Giorgio – che non è lo stesso ragazzo dell’aereo – non pagai il conto. Ma non lo pagò nemmeno Giorgio perché quando si alzò dal tavolo lo trovò già saldato. Il mio compagno di yoga, passando dal bar e vedendomi con uno sconosciuto, decise di offrire da bere a me e al mio: amico? amante? fratello? Lui non sapeva chi fosse. Pagò e basta. A me e a Giorgio, il quale forse si sentì sollevato per non avermi offerto da bere, visto che non ci vedemmo mai più. O forse si sentì in imbarazzo. Non vidi più nemmeno il compagno di yoga. Dopo due messaggi ammiccanti, smise di scrivermi e di venire al corso. Fine della storia.

 

Ieri sera sono uscita con un’amica in un locale di Brera, a Milano, dove un bicchiere di vino costa 10 euro. Faccio i conti con la libertà da freelance ogni mese, quindi ne bevo uno a serata. Il secondo solo in occasioni speciali… o quando me lo offrono. Io e Cinzia ci siamo sedute al bancone e abbiamo ordinato due calici di vino. Gli altri due ce li ha offerti il nostro vicino. Tipo interessante, avvocato italiano che vive a Shanghai. A fine serata, quando l’ho salutato, mi ha lasciato il suo biglietto da visita. Gli ho scritto stamattina. Mi ha risposto “sì, finita bene la serata.”. Per quanto ne so è già ripartito per Shanghai.

 

Fine? Eh no.

 

“Non vedo perché è giusto che paghi sempre l’uomo, avete voluto la parità…”, “Le donne se ne approfittano, si fanno pagare da bere e poi non te la danno” dite voi uomini. Ma se la dovessi dare a tutti quelli che mi offrono da bere, non avrei tempo per fare nient’altro nella mia vita.

E quindi tu, uomo, spiegami come ragioni: ci incontriamo, ti colpisco, mi trovi carina, ci siamo conosciuti su Tinder, o a una festa di amici, o in un locale o in palestra. Mi inviti fuori, ma non mi vuoi offrire da bere o mi vuoi offrire da bere, ma non vuoi che sia scontato e che io pensi che tu lo farai. OK, possiamo fare finta che non lo sia, scontato. Posso fare il gesto di tirare fuori il portafogli per farti fare bella figura: “Lascia, ci mancherebbe, faccio io”, “Ah! Allora grazie” dico io sorridendo. La verità è che mi aspetto davvero che tu paghi. E tu lo fai, ma ti scoccia.

 

La sera dopo esci, sei al bancone e accanto a te si siede una ragazza carina. Le paghi da bere. Non le chiedi il numero. O glielo chiedi e non le scrivi.

Cortocircuito. Oppure… Oppure è proprio questo apparente paradosso che tiene tutto in equilibrio, che fa funzionare il mondo. Pagare da bere o farsi pagare da bere è flirtare. E più flirti, più cresce la tua autostima. Tu uomo fai vedere la tua generosità, il tuo benessere, la tua galanteria. Il tuo potere. Io mi sento appagata. Tu mi fai credere di essere bella, io ti faccio credere che tu sia interessante. Nessuna manipolazione, nessun approfittarsi. È giusto che paghi sempre l’uomo: solo un equo scambio.

 

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