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Cervelli in fuga under pressure

3 Marzo 2021
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“Psicoterapeute all’estero” per millennial italiani expat sotto stress da lockdown.

Stretti tra Covid-19 e crisi economica non c’è pace per i pur resilienti millenial. È questo il quadro rappresentato dalla Millennial Survey di Deloitte Global, lo studio annuale della società di consulenza, nel 2020 eccezionalmente condotto in due fasi proprio a causa della sopraggiunta pandemia.

Circa 10mila tra millennial e Gen Z da 13 Paesi diversi (Italia, Stati Uniti, Canada, Brasile, UK, Spagna, Francia, Germania, India, Corea del Sud, Giappone, Cina, Australia), hanno risposto al sondaggio per aiutarci a comprendere meglio l’impatto di questa crisi sulle giovani generazioni.

Dalla survey è emerso che lavoro, benessere familiare e salute preoccupano i millennial italiani: crescono, infatti, rispetto alla prima indagine condotta a gennaio, sia i millennial sia i Gen Z che si dichiarano ansiosi o in preda allo stress, rispettivamente dal 45% al 47% e dal 45% al 48%.

La pandemia ha avuto un forte impatto sulle preoccupazioni dei millennial italiani: le opportunità lavorative, inizialmente indicate dal 47% dei rispondenti, scendono al 45%; mentre sale l’ansia legata alle prospettive finanziarie a lungo termine (dal 41% al 47% dei rispondenti). Stabile al secondo posto il benessere della famiglia.

I millennial italiani, post covid-19, sono anche maggiormente preoccupati per quanto riguarda la loro salute mentale e fisica, indicata dal 39% (a gennaio dal 33%). Prima del Covid-19, circa 1/3 del campione tra millennial e Gen Z aveva preso una pausa dal lavoro a causa dello stress (rispettivamente 30% e 40% in Italia), a riprova di come la salute mentale resti un tema cruciale.

Ma se in tempi bui, i millennial italiani possono almeno contare sull’appoggio della propria famiglia d’origine; non è così per la categoria dei millenial expat. Gli invidiati (prima della pandemia) cervelli in fuga, infatti, lontani da casa, senza alcuna forma di socializzazione, stretti tra un lockdown e l’altro, sembrano essere realmente in crisi.

Spente le luci della movida spagnola, niente più galloni di birra al pub dopo il lavoro nella city, fine delle folli notti dei club underground di Berlino, tanti giovani volontari espatriati in cerca di gloria hanno cominciato a domandarsi: “Chi me l’ha fatto fare?”.

È a loro che hanno pensato Irene Muller e Clara Giannarelli, due professioniste che, grazie alla loro ventennale esperienza in consulenza psicologica e psicoterapia, hanno dato vita a Psicoterapeute all’estero,  un servizio di supporto online, pensato proprio per tutti gli Expat italiani residenti all’estero o che si trovano spesso a viaggiare o a risiedere all’estero per lunghi periodi, per motivi di lavoro o di studio.

“Durante questo anno difficile, che ha costretto molti di noi a trascorrere lunghi periodi in casa con poche relazioni sociali – racconta la dottoressa Muller – abbiamo riflettuto su come un percorso psicologico di qualità sia possibile anche in un setting non tradizionale, grazie alle possibilità offerte da piattaforme come Skype, Zoom e Messenger. Abbiamo pensato che fosse quanto mai necessario un supporto psicologico in lingua italiana.

Perché la lingua madre è la lingua degli affetti, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, bisogna instaurare un rapporto profondo con il proprio psicoterapeuta che si può raggiungere solo con la lingua di casa. Una figura professionale come la nostra diventa cruciale per superare eventuali difficoltà e ostacoli che rischiano di deteriorare la propria permanenza al di fuori del paese di origine.

Talvolta, il trasferimento in un nuovo Paese si trasforma in terreno fertile per difficoltà di separazione e individuazione con la propria famiglia. Ci si può trovare di fronte a momenti di blocco, di disagio e di sofferenza. Distanti dalla propria terra, un problema psicologico può tendere ad aumentare di intensità e frequenza, cronicizzandosi ed invadendo in modo disfunzionale tutte le varie sfere vitali”.

È il caso di Riccardo, 28 anni, originario del centro Italia, che proprio qualche mese prima dello scoppio della pandemia, ha vinto un dottorato presso una prestigiosa università dell’Inghilterra. “Sono arrivato nel gennaio del 2020. Avevo fatto l’applicazione senza avere troppe aspettative e invece sono riuscito a essere preso, unico italiano degli ultimi anni.

A febbraio avevo iniziato a conoscere la città, i colleghi, ma non mi ero ancora ambientato con i compagni di appartamento, degli sconosciuti fino a quel momento. A marzo poi la mia ragazza dall’Italia doveva venire a trovarmi, invece è stato chiuso tutto, così mi sono trovato a vivere il lockdown praticamente da solo in una casa che non era ancora la mia. Avevo le lezioni online in inglese ma facevo fatica perché non ero ancora padrone della lingua. Non avevo mai vissuto in un paese anglofono prima di quel momento.

Sono stati mesi molto duri. Durante l’estate sono tornato a casa qualche settimana ma il ritorno è stato emotivamente molto pesante, mi sentivo come svuotato. Ho però deciso di tornare in Inghilterra perché le lezioni dopo le vacanze sarebbe finalmente iniziate in presenza, ovviamente con mascherine e distanza. Ma in autunno la situazione, soprattutto in Inghilterra, è precipitata.

C’era un clima molto pesante. Non riuscito a tornare in Italia per Natale e ho iniziato a chiedermi se non fosse il caso di mollare tutto. Facevo fatica a dormire, ero sempre molto giù di morale, non mi sentivo neanche più all’altezza del dottorato. I miei colleghi mi sembravano tutti più preparati e migliori di lui. Ero davvero a terra.

La mia fortuna è stata quella di incontrare psicoterapeute all’estero. Ho richiesto un appuntamento tramite mail per accordami su data e ora della prima seduta. Ci siamo così sentiti via Skype e fin dal primo incontro ho sentito dei benefici. La psicoterapeuta mi ha aiutato a riflettere su quanto può essere importante per il mio futuro il dottorato; col tempo ho ritrovato fiducia e forza in me stesso.

Abbiamo ora un appuntamento di un’ora ogni settimana: un momento tutto per me che mi ha permesso di scoprire risorse che non conoscevo che mi stanno aiutando a vivere questo difficile periodo nel modo più sereno possibile”.

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