Per noi millennial la depressione post laurea è sicura come la morte

1 giugno 2018
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Vi spiego perché, per noi Millennial, la depressione post laurea è assolutamente normale e inevitabile.

 

E’ Maggio e piove ancora. Sono otto ore che stai studiando in biblioteca, la sedia ha preso la forma del tuo corpo, il tizio di fianco a te continua a picchiettare la penna sul tavolo – tic – tic – tic. Il Mac si è surriscaldato . Basta! Che nervoso!

Spalanchi la porta della biblioteca e inizi a correre sotto la pioggia, i capelli e il vestito sono inzuppati, il mascara ti cola dal volto. Corri, ma il cancello di uscita dall’università è sempre più lontano e la strada si allunga davanti ai tuoi piedi. Ci starebbe una musica drammatica, pensi, ma nessun problema, basti tu e la tua disperazione. Quindi ti butti a terra, teatralmente, mentre appoggi il dorso della mano alla fronte. Una volta giù inizi a contorcerti e mentre sbatti i pugni al suolo chiedi aiuto: “Fatemi uscire di qua, non ce la faccio più” singhiozzi, piangi e gridi, sei fuori controllo e intorno a te non c’è nessuno.

Questa è l’immagine che mi passa costantemente in testa in questi giorni di fine università e di preventiva ansia post laurea. C’è un nuovo progetto da consegnare in due settimane, spalanco la porta. Il relatore di tesi non risponde alle mail, inizio a correre. Sono uscite le date dell’ultima sessione d’esami, il mascara – sempre lui – cola. “Cosa vuoi fare dopo l’università?” Mi butto a terra e inizio a gridare. Diamo il benvenuto ai sintomi della depressione post laurea.

No, non sono tragica, non sono la Cassandra dei laureati depressi. Sono una delle poche che affronta tutto questo con lucidità e che crede che la depressione post laurea triennale sia assolutamente fisiologica. Dovreste vedere i miei compagni di corso come stanno. Persino quelli che hanno sempre tenuto duro miseramente cedono, e scivolano piano piano nel baratro dei dubbi e delle incertezze.

E’ un po’ come quando si pensa alla morte: ci sarà il paradiso e la pace eterna? sofferenza, dolore, fiamme? il nulla più totale? Nessuno sa cosa c’è dopo e quindi via con la paranoia.  Lo stesso fa il Millennial universitario, che non sa cosa aspettarsi alla fine del suo percorso. I dubbi esistenziali sono sciocchezze, semplici equazioni in confronto all’idea di un futuro che ormai è qui, vicinissimo e reale più di qualsiasi altra cosa.

 

La parola “futuro” riecheggia nell’aria (-uro-uro-uro). A nessuno importa quello che hai mangiato a pranzo, che film hai visto la sera prima, tutti vogliono sapere che intenzioni hai da qui a due mesi, cosa farai il giorno dopo la consegna del tanto ambito pezzetto di carta che dimostra che sei diventato dottore.

I professori ti guardano con aria schifata rivelando quello che sei veramente, ovvero un poverino senza obiettivi nella vita e i tuoi compagni di classe, colpiti pure loro dalla depressione post laurea, ti ammorbano quotidianamente. Divorati dall’ansia, con le dita mangiucchiate, cercano una consolazione perpetua nella tua indecisione, in gruppo si soffre di meno, dicono. Sono dei parassiti che sopravvivono col tuo sangue, delle zecche indaffarate con le note a piè di pagina. Guai a dirgli che hai scelto di frequentare un master a Parigi o che il tuo lontano cugino ti ha trovato un posto di lavoro, faresti meglio a trapiantargli un cacciavite nell’occhio, sentirebbero meno dolore. Ma nonostante sogni costantemente di dare risposte del genere a chi ti sta intorno, nei dubbi ci sei sommerso pure tu. Ed ecco che arriva chi sostiene che aprirà una start up ma non sa come, chi andrà all’estero a imparare la lingua ma non sa dove, chi cercherà lavoro ma non sa da chi. Chiari sintomi di depressione post laurea.

La nostra conquista più grande è che finalmente, per una volta nella vita, come i veri saggi e i più stimati dottori, sappiamo di non sapere. Ecco a cosa ci è servita l’università.

 

Noi Millennial, nell’ansia, ci abbiamo sempre sguazzato. Per noi non è una novità e la depressione dopo la laurea la gestiamo benissimo: due pastiglie di Valium al giorno e un goccino di Xanax prima di andare a dormire.

Divorati dall’incertezza c’è una sola, unica, silenziosa, fastidiosa, viscida, e umiliante certezza che si insinua nella mente dei Millennial universitari: se non mi faccio il culo, se non decido in fretta della mia vita, dovrò tornare a vivere con mamma e papà.

Ahia, che colpo al cuore, mi vengono i brividi solo a digitare una frase del genere.

Ho la nausea se penso a mia madre che mi accoglie con le lasagne e l’arrosto di patate, datemi la pasta scotta con il tonno per tutta la vita. Datemi un lavoro di merda, sottopagato, farò le fotocopie col sorriso tutti i giorni ma tenete lontano da me mio padre che sbuffa se alle 9 di mattina sono ancora a letto.

Farò la gavetta infinita, farò la fame, diventerò brutta, coi capelli stropicciati e le occhiaie, vivrò in una bettola in periferia per un po’ di indipendenza.

Con questo pensiero ricado nel baratro della depressione post laurea: i miei genitori all’uscio della porta, sorridenti con le lasagne in mano, e gli anni universitari, le notti insonni, che mi passano davanti agli occhi. Quanto è stato utile spendere tutti quei soldi, imparare miliardi di cose e allo stesso tempo non impararne veramente nemmeno una?
Probabilmente finirò per guadagnare 200 euro in meno in busta paga di coloro che hanno cominciato a lavorare finite le scuole superiori… lo so, eccome se lo so.

 

Per concludere alcuni esempi di compagni di classe e amici che si sentono depressi dopo la laurea (allego foto di gruppo):

 

 

 

 

Marco, 28 anni, dopo aver preso ben 2 lauree in graphic design -nessuno ne ha capito il senso- ha deciso di prendere un diploma triennale in sound design.

 

Silvia, 23 anni, si è fatta ricoverare d’urgenza in ospedale per crollo nervoso tre giorni prima della discussione di tesi.

 

Giorgio, 24 anni, ha capito che l’AI ruberà il posto di lavoro a tutti da qui a pochi anni, per questo motivo passerà l’estate in Repubblica Ceca a spaccare pietre e coltivare pomodori. Se gli dici che non sarà così inizia ad ammorbarti il cervello con le sue teorie del complotto.

 

Veronica, 23 anni, amante della matematica e dei codici html, ha riscoperto la passione per l’uncinetto. Ha saltato tutti gli esami della sessione ma in compenso ha creato delle bellissime presine e affronta così la depressione post laurea.

 

Martina, 22 anni arriva in università alle 8 di mattina ed esce alle 22 di sera. L’altro giorno ha deciso di portarsi dietro il sacco a pelo per fare il riposino dopo mangiato. 

 

Davide, 22 anni è sparito da 4 mesi, lo abbiamo scoperto pochi giorni fa. Nessuno ha più tracce di lui.

 

Maria, 26 anni, vegana, femminista accanita e da poco buddista, si è iscritta a un master in Sardegna in Teoria e Tecniche di Salvezza dell’Umanità. Speriamo che almeno lei riesca a salvarci dalla depressione post laurea.

 

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