La solitudine della compagnia: la Gen Z e suoi controsensi

22 Giugno 2024
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Secondo una ricerca della Northwestern University gioia e solitudine possono evolversi nel corso della vita e colpire chiunque, di qualsiasi generazione. Con alcune differenze

Eileen Graham, coautrice dello studio sulla solitudine e professore associato di scienze sociali mediche presso la Northwestern University, spiega quanto la felicità e la solitudine siano esperienze emotivamente complesse che non necessariamente si respingono a vicenda. La ricerca di Graham, condotta prima della pandemia, ha coinvolto oltre 120.000 partecipanti provenienti da nove paesi diversi, tra cui Stati Uniti, Germania e Australia.

I risultati sono stati scioccanti: si possono provare contemporaneamente entrambe le emozioni. Lo strano fenomeno tende a verificarsi, specialmente, nelle persone di mezza età; poiché è più facile per loro trovarsi in un momento molto complesso da affrontare. Arrivati ai cinquant’anni si tende a fare un bilancio della propria vita, dei propri errori, e ci si inizia a chiedersi, sempre più spesso, se non si abbia sbagliato tutto. In situazioni così emotivamente stressanti è facile essere sopraffatti dai dubbi e dallo sconforto, il che porta i soggetti a sentirsi tristi; ma questo non esclude certo la possibilità che provino, allo stesso tempo, una sensazione di felicità e compiutezza, ripensando a tutti gli obbiettivi raggiunti nel corso del tempo. Sentirsi tristi non implica necessariamente provare una grande solitudine. 

Secondo quanto studiato dalla professoressa Graham gioia e solitudine possono evolversi nel corso della vita e colpire chiunque, ovunque.

«In generale, le persone tendevano a sentirsi più sole e persistentemente sole se avevano un livello di istruzione inferiore, un reddito più basso e cattive condizioni di salute«,  spiega Graham. 

Viene dunque da chiedersi come mai la Gen Z, che presenta al suo interno individui che non hanno ancora compiuto trent’anni, sperimenti questo stato di solitudine. 

I ricercatori sono in seria difficoltà nel rispondere e ritengono di non aver ancora scoperto la corretta correlazione tra l’aumento della solitudine e l’uso dei social media. Sembra che questa condizione di isolamento non derivi tanto dal tempo trascorso sui vari social media, come Instagram, quanto dalla dissonanza tra la percezione di appartenere a una vasta comunità online e l’assenza di legami sociali stabili nella vita reale.

Il World Happiness Report (WER) 2024

Cosa ci dicono le statistiche in merito alla nostra felicità

Il World Happiness Report (WER) 2024, pubblicato da Gallup in collaborazione con l’università di Oxford, il Wellbeing Research Center e il Sustainaible development solutions network, ci fornisce dati e cambiamenti importati.

Cambiamenti nelle Classifiche: Sebbene i primi dieci paesi siano rimasti sostanzialmente stabili, c’è stata una significativa dinamica all’interno dei primi venti. Costa Rica e Kuwait hanno fatto il loro ingresso nella top 20, rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto. L’anno precedente, la convergenza nei livelli di felicità tra Europa orientale e occidentale ha visto Repubblica Ceca e Lituania tra i primi venti, con la Slovenia ora prossima ad unirsi al ventunesimo posto. Tuttavia, Stati Uniti e Germania sono usciti dalla top venti, scendendo rispettivamente dalla quindicesima e sedicesima posizione dell’anno precedente alla ventitreesima e ventiquattresima quest’anno.

Dimensione della Popolazione e Prime Classifiche: Curiosamente, nessuno dei primi dieci paesi include le nazioni più popolose. Solo Paesi Bassi e Australia, tra i primi dieci, hanno una popolazione superiore a quindici milioni. Nel complesso dei primi venti, solo Canada e Regno Unito superano i trenta milioni di abitanti.

Classifiche della Felicità per Fascia d’Età: Si osservano notevoli differenze nelle classifiche di felicità tra i vari gruppi di età. Per esempio, la Lituania si posiziona al primo posto tra coloro sotto i trent’anni, ma scende al quarantaquattresimo posto per coloro sopra i sessanta anni. Questo sottolinea come la convergenza tra Europa orientale e occidentale sia stata principalmente guidata dall’aumento della felicità nella popolazione più giovane. Paesi con posizioni alte per gli anziani tendono ad avere anche alte posizioni complessive, ma ci sono casi in cui i giovani in tali paesi hanno riportato risultati deludenti in termini di felicità.

I paesi con le classifiche più alte per i baby boomer sono generalmente quelli con alte posizioni complessive, ma includono anche alcuni in cui i giovani hanno recentemente avuto risultati molto scarsi.

Per quanto riguarda l’Italia, risultiamo al quarantunesimo posto dei paesi considerati “felici” con giovani sotto i trent’anni. Il primo paese in classifica risulta la Lituania, la Germania è sotto di noi al quarantasettesimo posto seguita dalla Francia che si classifica quarantottesima. In ultima posizione abbiamo L’Afghanistan al cento quarantaseiesimo posto. 

Nelle classifiche dei paesi con la popolazione sopra i sessant’anni più felice si posizione al primo posto la Danimarca, al trentottesimo l’Italia e per ultima, di nuovo, l’Afganistan (al centoquarantatreesimo posto).

Non dobbiamo sottovalutare che uno studio del 2014 ha dimostrato che sono i legami deboli, ossia tutta quella serie di connessioni emotive spontanee, ma in cui non spendiamo particolare energia, come ad esempio fare due chiacchere con il barista al mattino mentre beviamo il nostro caffè, ad aiutare le persone a sentirsi più felici e spensierate e donarci maggior energia positiva. 

“Sono sempre connesso con centinaia di persone nel mondo, eppure mi sento sempre così solo”

Harry Samtur, 73 anni, ha un calendario fitto di attività che riempiono la sua giornata, tanto da non avere mai un momento libero: fa parte di un gruppo di ciclisti, partecipa a un club del libro, è membro di una sinagoga ed è anche un artista.

Samtur afferma che queste attività sono assolutamente necessarie per il suo benessere fisico e mentale. Nonostante il grande impegno e il dispendio di energie, tutto questo gli provoca una grande gioia. Il visto settantenne afferma, infatti, che quando si ha una famiglia le proprie giornate e il proprio tempo viene dedicato quasi interamente ad essa, ma che, con il passare degli anni, perdendo gli affetti più cari è necessario trovare delle attività con cui strutturare il proprio tempo e sfuggire così alla solitudine che può diventare un mantello così pesante da opprimere tutte le tue giornate.

Viene spontaneo immaginare quindi che le giovani generazioni come i millennial, ma ancor di più la Gen Z siano piene di entusiasmo e attività interessanti da trascorrere in compagnia. Nel pieno della giovinezza, ma ormai non più bambini, questi giovani ragazze e ragazzi dovrebbero essere sempre impegnati in qualche attività entusiasmante e non sentirsi mai soli. 

La maggior parte di loro ha alle spalle un nucleo famigliare ancora ampio che comprende i genitori, i nonni, gli zii e i cugini; ed essendo sempre connessi ai social, quali Facebook, Instagram, YouTube e Twich, è impossibile che non siano pieni di amici giusto? Eppure… non è proprio così. 

Gli scienziati sono tutti concordi nell’affermare che la Gen Z sia la più triste mai vista. Ed ecco che il “caso Potes” dovrebbe farci riflettere. Ma chi è Potes? Potes, nome d’arte di Paolo Tesoro, è un giovane ragazzo del sud Italia, la cui figura è diventata virale grazie a un suo post su TikTok. Il ragazzo chiedeva se ci fosse qualcuno disponibile a uscire con lui e ad accompagnarlo a Bari. Il dato più allarmante non risulta solo dalla disperazione che traspare dal messaggio, di uscire con chiunque, persino uno sconosciuto, pur di non sentirsi solo; cosa per altro il ragazzo ammette senza mezzi termini all’interno del Post, ma è quello di sentirgli esprimere il proprio dolore nei confronti della madre che, pur di alleviare le sue pene, si era offerta di accompagnarlo. 

Moltissimi sono stati i messaggi di supporto che il giovane ha ricevuto e altrettanti quelli di, giovani adulti o adolescenti che si lamentano di essere nella sua stessa condizione. Il caso Potes dovrebbe farci riflettere molto sulla reale condizione dei nostri giovani, specie di tutti i nati tra il 1997 e il 2012. Questa generazione risulta troppo spesso inascoltata e lasciata sola in un mondo in continuo cambiamento e soggetto a pesanti pressioni sociali. Una generazione che troppo spesso si rifugia nei social network, che forniscono una visione distorta della realtà e che, invece di donare conforto, aumenta la loro solitudine, li emargina dal mondo, frattura i legami sociali reali e provoca un profondo stato di solitudine. 

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