Lettera aperta al maschio contemporaneo. Cosa cerca per il mondo? Sobrietà.

Enrico Dal Buono
18 Marzo 2018
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Carissimo maschio contemporaneo, che cazzo vuoi dalla vita?

Ho finalmente capito che cosa vai cercando per gli uffici, per le strade, per le fabbriche, per i bar, ovunque. In una parola? Sobietà.

Tu, che leggi, perché corri qua e là, smanetti davanti al computer, tratti con i clienti, fai jogging o vai in palestra o giochi a squash, perché discuti con capi e sottosposti, perché la mattina ti alzi nonostante tutto e la sera vai a letto sfinito, rimandando ogni volta al domani le risposte alle grandi domande dell’essere umano? Per accumulare orgasmi. Non lo dirai mai ai tuoi figli, ma in prosa è così.
E che cosa ti danno questi orgasmi?
Un profondo senso di sobrietà.

 

Cioè, dopo che sei venuto, caro maschio contemporaneo, pensi: ma chi diavolo me l’ha fatto fare? Potevo collezionare francobolli, guardarmi un documentario sugli oranghi, bermi una tisana, mangiarmi dei würstel con i piedi nel bidet. E tutto ti appare finalmente chiaro. I brufoli di quella ragazza o le sue smagliature, che nulla vale la pena, l’entropia, che o un dio ci salva tutti o al diavolo pure la meritocrazia. Ogni cosa diventa leggera, trascurabile, traslucida, superflua.

 

E quel corpo che hai di fianco lì nel letto, quel corpo grazie al quale hai appena provato piacere, quel corpo al quale ora fatichi a riconoscere anche lo status di “persona”…che ci fa lì? Che vuole, ancora? Devi trovare qualcosa di carino da dire, fingere che se magicamente scomparisse subito tu non ne saresti felice, devi accarezzare, devi parlare, devi alimentare la grande menzogna. Quando tutto quello che vorresti, ora che hai riguadagnato la sobrietà almeno per qualche minuto, è contemplare il vuoto, lasciare che il mondo continui a girare inutilmente, per conto proprio, basta che lo faccia in silenzio. Vorresti rimanere solo con te stesso, giusto perché ti conosci molto bene e anche se non trovi niente da dire a te stesso non provi imbarazzo. E poi che altro c’è da dire, da dirti? Vorresti mangiarti una pizza sul letto e buttare le croste per terra, vorresti dormire per giorni e giorni. A che serve correre, soffrire, esultare? Sobrietà.
Disgraziatamente, caro maschio contemporaneo, dura solo pochi minuti. Dopo che sei riuscito a far credere alla ragazza che vi risentirete, che non vedi l’ora di scriverle, di rivederla, dopo che l’hai accompagnata fuori da casa tua, dopo che le hai concesso a fatica un ultimo bacio stanco, dopo che hai appoggiato le spalle alla porta chiusa e hai tirato un bel sospiro di sollievo…dopo qualche minuto…tutto ricomincia da capo.

Torni a essere il solito cretino arrapato, per cui vai nei locali, ti iscrivi alle app di incontri, cerchi di guadagnare, di accumulare i soldi per offrire una cena, per farti un weekend in qualche posto di villeggiatura ben frequentato, accorci la tua speranza di vita bevendo in qualche discoteca e fumando mentre aspetti la risposta di una ragazza in chat. E lo sai perché? Perché tu, caro maschio contemporaneo, devi ogni volta tornare all’inizio della sbronza di figa, fare un giro di 360 gradi, poi lo sperma ti sale di nuovo al cervello. E a dire il vero non la potresti nemmeno sopportare, la tua vita, senza quella cosa appicicosa e bianchiccia che ti obbliga ad agire. Moriresti di inedia, altrimenti. Non avresti neppure una scusa per respirare.

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