Il Natale dei “nomadi millennial” lontano da casa

21 Dicembre 2021
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«Srotolo il tappetino lontano dalla zona di passeggio. Sono al Confital, uno dei paesaggi naturali protetti di Gran Canaria, posto ideale di raccoglimento. Mi siedo a gambe incrociate e ascolto il suono delle onde. Cerco di focalizzarmi sul respiro, noto un pensiero sui cui non riesco a non soffermarmi: manca meno di una settimana a Natale (non sembra dato il sole e gli oltre 20 gradi)».

Ammettiamolo: nonostante ci piaccia fare i giramondo per noi millennial italiani il Natale rimarrà sempre un momento sacro. Non importa se studiamo o lavoriamo in un’altra regione, se viviamo da anni all’estero; comunque, anche in tempi di pandemia, molti di noi hanno prenotato il biglietto con largo anticipo, incrociando le dita che nessuna zona diventi troppo rossa da impedire il ritorno a casa per le feste.

Viaggio da un po’ di tempo: a volte con lo zaino in spalla e ogni tanto passo al trolley (spesso più di uno). Non sono una nomade digitale e anche se rientrassi nella categoria, comunque non mi definirei tale. Non mi piacciono le etichette: a forza di utilizzarle ci si può distrarre rimanendone intrappolati. Cambio spesso l’headline di Linkedin per mantenere l’allenamento. Quanto spazio lasciano i titoli a chi siamo?

«Mi posiziono all’inizio del tappetino. Talloni ben piantati a terra, sollevo le dita dei piedi cercando di separarle il più possibile, le abbasso nuovamente facendo attenzione a distendere completamente l’alluce e il mignolo. Mi affido ai miei punti d’appoggio».

Perché il Natale è così importate? Sicuramente è l’occasione per rivedersi con gli amici di una vita, per scaldare il cuore con la pasta al forno di “mammà” (i campani sicuramente  mi capiranno). Questi momenti permettono di immergerci nelle nostre tradizioni, nella nostra storia, così da ricordare a noi stessi chi siamo e da dove veniamo.

«Porto leggermente il coccige verso il basso e inspirando automaticamente la colonna vertebrale si allunga, il petto si apre in avanti; inclino lievemente il mento verso il basso. Le braccia lungo i fianchi, i palmi delle mani rivolti verso l’interno. Sono in Tadasana, la posizione della montagna». 

Ho traslocato molte volte: prima nella stessa città, poi passando a un’altra regione, finché non sono arrivata a cambiare insieme casa e nazione. Ho sempre amato l’avventura nonostante debba ammettere che, tra uno spostamento e un altro, si può perdere un po’ l’orientamento. Cosa vuol dire avere una base solida?

«Inspiro: immagino l’aria che dalle narici arriva ai polmoni, il petto si eleva e il torace si espande; il respiro prosegue fino all’altezza del bacino. Espiro: l’aria continua il suo movimento e dalla base della colonna vertebrale, attraversa le gambe e fuoriesce dai piedi. L’aria si trasforma nelle mie radici».

Praticando Tadasana e altre posizioni di yoga (come la sequenza del guerriero) stimoliamo la nostra base, i nostri piedi; impariamo così a riconoscere le sensazioni di un corretto appoggio per ricrearle anche in posizione eretta. 

Anche tu, come me, non tornerai quest’anno a casa per Natale? Ti suggerisco lo yoga per prenderti cura della tua base, delle tue radici, nonostante le distanze. Come iniziare? Ripercorri le istruzioni in grassetto, accompagna Tadasana con la visualizzazione del respiro. Prova ora. Non ti senti già più stabile?

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