Sedute di psicoterapia: tempi e tecniche. Riflessioni dell’esperta

10 Giugno 2023
689 Visualizzazioni

Sulla mia pelle: una psicoterapeuta in seduta

Il mio primo analista era un freudiano rigoroso che stava muto tutta la seduta. Quando il tempo era finito si dava una rumorosa pacca sulla gamba e si alzava dalla sedia: fu un’esperienza frustrante e del tutto inutile, se non a farmi capire quello che non volevo fare con i miei di pazienti. 

Come seconda esperienza avevo scelto in modo non convenzionale (alla fine degli anni ’90, quando il cognitivismo in Italia era poco diffuso) uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale molto simpatico ed accogliente, che mi teneva un’ora d’orologio e mangiava davanti a me quando aveva dei cali di zuccheri, invitandomi a condividere il suo cibo. Forse un po’ troppo…

La terza ed ultima esperienza è stata un’analisi junghiana, con una donna di estremo equilibrio e bellezza. O almeno ai miei occhi appariva così: calda, accogliente, ma anche incredibilmente arguta. Ha rivoluzionato il mio modo di vedere la vita e di fare terapia. Le sedute duravano 45 minuti ed era disponibile anche a essere chiamata senza sentirsi affatto disturbata.

Quanto dura una seduta di psicoterapia?

Io sono io e nella psicoterapia con i miei pazienti porto la mia esperienza di vita e di terapia, che ritengo fondamentali per lavorare al meglio. Combino aspetti analitici e cognitivo-comportamentali, ma anche un sano buon senso maturato nel mio quasi mezzo secolo di età.

Il mio è un lavoro, ma è un lavoro di aiuto e, tenendo sempre a mente questo obiettivo, cerco di adeguarlo anche alla durata delle sedute, che a mio avviso devono andare dai 45 minuti ai 60 minuti. Sto molto attenta a non sottoporre i miei pazienti a chiusure improvvise e roboanti come il mio primo analista, ma devo dire che con il lavoro online questo risulta più complicato, perché in quel caso è possibile comunicare solo attraverso il linguaggio verbale, senza aiutarsi con la postura e la mimica. Ciononostante, spero che i pazienti intravedano la delicatezza che mi impegno a mostrare in chiusura, almeno intenzionalmente.

E quando c’è un momento di sofferenza non esito a dare volentieri del tempo in più, perché la psicoanalisi rigorosa con cui sono cresciuta all’università appartiene a un passato che ora non può più essere adeguato.

Mi fermo qui… con questo meme geniale mandatomi da una paziente.  

Leggi anche:

Exit mobile version