La sindrome di Proust è fantastica. I Millennial rischiano di perderla per sempre

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2 Gennaio 2019
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La generazione Millennial è famosa, tra le altre cose, per l’attitudine a fotografare e riprende ogni cosa che capiti a tiro, un po’ per condividere e un po’ per conservarne il ricordo. Ma è veramente questo il miglior modo per custodire l’essenza della vita passata? Ecco come stanno le cose a proposito di Millennial e Sindrome di Proust.

Gli smartphone ad alta tecnologia che usiamo ci permettono il lusso di accumulare ricordi digitali. Ma c’è una una cosa che è bene sapere: al di là di qualsiasi oggetto high tech che ci si possa inventare, i più importanti conservatori di memorie siamo noi stessi.

I cinque sensi rappresentano un accesso diretto sul mondo; poter toccare, annusare, vedere, ascoltare e assaggiare ci permette di vivere esperienze che ricorderemo per tutta la vita.

Sono in giro per la Francia e l’altro giorno ho fatto tappa a Biarritz, cittadina di mare che si affaccia sull’oceano. Facendo una passeggiata per il centro, tra un negozio e l’altro, metto il naso in una profumeria. Il mio sguardo viene subito catturato da una boccetta trasparente con etichetta bordeaux. Me lo spruzzo e, come ne sento il profumo, rivedo me bambina stretta in un abbraccio di mio padre.

Il ricordo è così nitido che sembra passato un giorno! Un mare di emozioni e di immagini prendono il sopravvento e mi lascio cullare per qualche istante da questi ricordi.

Come è possibile che in un secondo riaffiorino alla memoria ricordi così nitidi?

Questo fenomeno si chiama Sindrome di Proust, dal primo autore che lo descrisse nel suo romanzo Alla ricerca del tempo perduto. Il protagonista, assaggiando dopo molti anni un particolare tipo di biscotto detto madeleine, sprofondava di nuovo nella sua infanzia dimenticata. Questa memoria involontaria, questo viaggio a ritroso non ricercato consapevolmente, è il solo modo – almeno secondo Proust – per riconquistare la vera essenza del proprio passato.

Forse il gusto e l’olfatto sono i sensi che ci ricollegano più direttamente alla nostra vita già stata. In particolare, l’area del cervello che elabora l’esperienza olfattiva è collegata al sistema limbico, direttamente connesso alle nostre emozioni, a sua volta correlato alle parti più arcaiche del nostro cervello. Ecco perché le emozioni scaturite da un profumo sono così nitide e immadiate.

Una ricerca condotta dalla Rockefeller University di New York rivela che una persona viene influenzata nell’immagazzinamento di un ricordo per la maggior parte da ciò che odora. Inoltre, secondo ricerche svolte dal neuromarketing (disciplina che unisce lo studio del nostro cervello al marketing) il 75% delle emozioni sono scaturite da profumi.

 

Questo per dire dire che possiamo fare tante e bellissime e foto ricordo, ma non dimentichiamoci di lasciare spazio ai nostri sensi se vogliamo godere della magnifica Sindrome di Proust.

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