Qual è l’identità di genere del tuo maestro interiore?

Margherita Barbieri 2 Dicembre 2021
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«Tolgo i calzini e assaporo il primo passo sul tappetino, affondando bene i piedi che stamattina sono più freddi del solito. “Piedi freddi, cuore caldo”, si dice così. Io la temperatura alta ce l’ho, quella specie di febbre che sale quando mi innervosisco per le insensatezze che mi circondano». 

L’altra sera parlavo con un’amica di un argomento molto dibattuto per settimane, l’ennesima mossa “granchio” all’italiana: un passo avanti e due indietro. Mille indietro. Il mese scorso il ddl Zan non è passato al Senato ed ecco che le discriminazioni riguardanti orientamento sessuale, identità di genere e disabilità continuano a rimanere impunite nel nostro paese. Non entro nel merito del testo di questo disegno di legge, ritengo però assolutamente necessaria una legge che tuteli le minoranze. È assurdo che non esista ancora e assurdo è anche il dibattito sociale e politico che dimostra la cecità di fondo delle persone.

«Mi siedo a gambe incrociate sul blocco, ischi ben piantati, colonna eretta, bande attive, collo lungo, immagino di mantenere un’arancia sotto il mento, mani sulle ginocchia. Chiudo gli occhi e porto l’attenzione verso dentro, verso la mia respirazione. Inspiro, Espiro. Cerco di spegnere l’attività della mente». 

Spegnere l’attività della mente vuol dire distaccarsi, trascendere tutti i pensieri e le convinzioni, quelle che abbiamo su noi stessi e sugli altri e osservare. Non pensiamo, non giudichiamo, sentiamo. Sentiamo il nostro corpo, il nostro respiro. Siamo nel presente. Senza l’attività della mente, in assenza delle costruzioni sociali con le quali ci identifichiamo, probabilmente non arriveremmo neanche a votare un disegno di legge di questo tipo, non ce ne sarebbe bisogno. Dove finisce chi siamo e dove inizia chi pensiamo di essere? 

«Non mi muovo, continuo ad essere presente nel mio respiro». 

Ognuno di noi affronta la fase in cui si identifica con il genere, poiché per capire chi siamo, passiamo per chi non siamo. Questo avviene sia interiormente che esteriormente. I bambini generalmente prima dei 6 anni iniziano a esplorare la sessualità e a conoscere il proprio corpo. Grazie alla scoperta dell’altro ci riconosciamo ma anche in quel contesto l’altro non è rifiutato, anzi è accolto per avere una comprensione maggiore di noi stessi.

 

«Espiro completamente. Inspiro e canto “AOM” tre volte». 

Quando anni fa ho cominciato a praticare yoga avevo vergogna di cantare questo mantra. Mi preoccupavo degli altri e della mia voce diversa dalla loro e quindi pensavo che fosse una cosa strana. Sarà per questo che si rifiuta il diverso? Perché ci fa paura? Ciò che non conosciamo ci rende insicuri, non sappiamo come reagire e pensiamo che se accettiamo qualcosa di diverso diventiamo anche noi quel qualcosa. Ci comportiamo così con noi stessi, con gli altri. 

«Silenzio. Secondo la filosofia yoga non siamo la nostra mente, né il nostro corpo, siamo il nostro Essere».

Proviamo insieme: sedetevi comodi e chiudete gli occhi, ascoltate il vostro respiro, senza modificarlo. Chiedete al vostro maestro interiore, alla vostra presenza, quella che percepite quando riuscite a fermare i pensieri: «Qual è il tuo genere?». Cosa vi ha risposto? Il mio maestro interiore mi ha assicurato che non ha genere, semplicemente è. 

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