Asia Argento, Jimmy Bennett e la “fellatio non petita” che diventa il trend social del rientro. Ma lui ci è o ci fa?

20 agosto 2018
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Grazie ad Asia Argento finalmente il mood social belligerante dell’estate 2018 si è spostato dall’insulto ideologico alla dotta querelle boccaccesca…

Ad Asia Argento, dobbiamo dire grazie. Ha fatto finire l’untuosa battaglia tra “fascisti-razzisti-troll russi-putiniani-salviniani” e “antifà-globalisti-radical chic-ONGisti-fan di Soros”. Ha spostato tutto sul tema “vendetta tremenda vendetta contro il #metoo“. Il che, ovviamente continua a raccontare sì di un Paese diviso, ma anche di quanto sia ormai allo sfacelo il privato di ognuno di noi.

È vera vendetta contro il #metoo?

Tutto chiaro, prevedibile: una fellatio a un 17enne restio di fronte a un’assatanata che gli si butta addosso è un reato che si paga. Però, diciamocelo, è davvero assurdo che si faccia di un 17enne un eroe vendicatore del #metoo. Ed è anche assurdo che una fellatio non petita di una donna a un uomo valga un risarcimento da quasi 400mila dollari. Dovrebbe piuttosto innescare delle domande su che tipo di virilità debosciata sta crescendo Oltreoceano.

Nel senso: a 17 anni sei un minorenne, ok. Ma hai addosso una cisterna di testosterone che ti rende ben poco incline a una certa selezione del partner. Ci siamo passati tutti, magari con qualche turba psichica in più dei nostri genitori, perché siamo millennial e siamo narcisisti e ipersensibili e bamboccioni e bla bla bla. Però, suvvia, avercene avute di Asie che ti saltavano addosso a 17 anni, dopo anni di pratiche masturbatorie estreme stile Lamento di Portnoy di Philip Roth. Dopo mani distrutte dal tasto rewind sul telecomando del videoregistratore con i pornetti di Magic America.

Il molestato che diventa molestatore

Vittorio Feltri su Twitter

Sui social oggi si gioca con le parole, la si butta in vacca, come fa Vittorio Feltri con guizzi politicamente scorretti. Ci sta, ci sta tutto. Epperò ragioniamo un attimo sul quadro generale di questa faccenda: c’è un molestatore, Weinstein, con una pletora di molestate.

Le molestate riceveranno dei quattrini (molti) e dunque da pattuglia si fanno esercito arruolando anche molestate dubbie, o molestate che allora non sapevano di essere molestate o molestate che non la contano giusta, o molestate stranamente consenzienti, o molestate che non ricordano bene e anche, ovviamente, molestate verissime, che non hanno mai avuto il coraggio di dire nulla. Insomma tutte persone che chiedono risarcimenti e che probabilmente li otterranno anche a scapito di chi effettivamente ne ha il sacrosanto diritto.

Poi arriva Jimmy. Jimmy Bennett. Il molestato da Asia Argento. Colui che convince la giustizia yankee a trasformare il molestato in molestatore, un po’ come quando ci dicono che il controllato e il controllore sono la stessa cosa. Un po’ anche il segno che dalla corruzione morale nessuno è immune, nemmeno le vittime, nemmeno i “buoni”. Come in quel film con Al Pacino, L’avvocato del diavolo.

Jimmy Bennett è l’ennesimo bimbo d’oro del cinema Usa, così bravo a fare il bimbo d’oro che quando cresce non va più bene perché prima era bravo, sì ma solo a fare il bambino. Ora non serve più. Dicono le cronache che Jimmy Bennett oggi si considera un uomo rovinato. Hollywood lo ha declassato a “ex promessa”, come si declassa un uragano che diventa un refolo.

Fatto sta che ai tempi del #metoo la sua carriera può donargli un ultimo fee, una liquidazione “quasi” lauta. E allora quale migliore occasione di sputare il rospo sull’aggressione sessuale subita da Asia Argento? Di cui magari per mesi poi si è vantato con gli amici al bar?

Ma Jimmy Bennett ci è o ci fa?

Jimmy Bennett (Wiki Commons)

Magari tutto ciò non è vero, le cose non sono andate così e Jimmy Bennett, classe 1996, millennial per pochi mesi (è del febbraio del 96) è davvero rimasto traumatizzato. Chissà… magari sta ancora male e pensa che quella brutta avventura che gli ha stroncato la carriera doveva garantirgli un risarcimento molto, ma molto più alto. Però Jimmy ha accettato l’accordo extragiudiziale e buona così.

Noi invece speriamo che abbia fatto tutto sto casino per soldi. E che quella avventura sia stata in verità una piacevole incursione nel sesso che genera piacere, quello bello, perché un 17enne ha il diritto, se non il dovere, di pensare che il sesso sia una cosa bella. Quell’ambiente era comunque corrotto, come Hollywood sa da sempre essere corrotta.

Chissà quante molestie si sono consumate per eccesso di cocaina e di alcol. E quindi se quei soldi compensano l’aver visto tutta quella corruzione morale c’è da brindare a Jimmy Bennett e sperare che si goda i suoi soldi surfando in Thailandia.

E se invece di prendersela con Asia Argento, Jimmy Bennett, Ross Mc Gowan, Weinstein, l’America facesse un giusto processo all’involuzione dei suoi valori?

Noi da qui, dai nostri miseri profili Twitter che grondano veleno e saccenza  e che giudicano e basta, che spesso sono pura espressione del peggiore ressentiment nietzschiano, non possiamo cadere così in basso da prendere a calci una persona che ha appena perso il compagno, suicida. Una donna che sicuramente è stata molestata da uno stronzo.

Uno che a sua volta probabilmente fu molestato da qualche altro stronzo e che poi ha contribuito a rendere un ambiente di molestatori ancora più carico di molestie. Non si può uscire così spudoratamente dal codice cavalleresco da prendersela solo con lei o con lui e non con il sistema Hollywood e forse anche con il sistema America, ormai lontanissimo dal suo sogno e così vicino alla schiavitù del denaro, del potere fine a se stesso e della vanità.

«La vanità è decisamente il mio peccato preferito. Kevin, è elementare. La vanità è l’oppiaceo più naturale». Lo dice John Milton-Al Pacino a Kevin in L’avvocato del diavolo uscito nel dicembre del 1997, quando Jimmy Bennett non aveva ancora 2 anni e Asia Argento, 22, recitava in Viol@ bacia tutti di Giovanni Veronesi.

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