Effetto preservativo: una di quelle cose utilissime, di cui faremmo volentieri a meno

4 maggio 2018
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Ci sono cose utilissime, di cui faresti volentieri a meno. Penso al dentista, alle zanzare, alle supposte, alla morte. E, soprattutto, penso ai profilattici. Le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze involontarie ne fanno degli indispensabili aiutanti della libertà sessuale. Eppure, sono oggetti insopportabili. A parte il fatto che, come tutti sappiamo, nel migliore dei casi dimezzano il piacere, ecco le tre principali ragioni che rendono odioso l’effetto preservativo.

 

Effetto preservativo numero 1. Quando ti serve, stai pur sicuro che non ce l’hai. Per mesi ne hai tenuto uno, di riserva, di speranza, nel portafoglio o nella tasca interna della giacca. Ogni tanto hai controllato la data di scadenza, perché un piccolo difetto nel lattice può trasformarsi in un grande difetto nella vita. A un certo punto, arreso, l’hai buttato. Oppure l’hai lasciato nel cassetto: quella sera dovevi solo andare al cinema con il tuo amico. Ed ecco che, come per miracolo, una lunga e imprevedibile concatenazione di coincidenze ti hanno portato a un passo dal sesso con una ragazza. Lei si è già spogliata, tu sei eccitatissimo. “Non ce l’ho” le dici, senza bisogno di specificare a cosa ti riferisci. Non chiederle se ce l’ha lei, è inutile: lei non ce l’avrà mai. La legge di Murphy non perdona. Se tu avessi ancora quel preservativo nel portafogli allora sì, lei ce l’avrebbe. Anzi, ne avrebbe un’intera collezione: formati, gusti, superpoteri assortiti. E, invece, non ti resta che l’alternativa tra il rischio e la resa.

Effetto preservativo numero 2. I profilattici sono creature capricciose e infide. Sembrano innocui, elastici, malleabili, in tua balia. Invece sono dei bastardi cocciuti. Al primo colpo, fidati, non beccherai mai il verso giusto. Magari, per sdrammatizzare, ci terrai pure a farlo presente a lei: “Accidenti, mai una volta che ci riesca al primo colpo” le dirai, con quella cosa di gomma imbizzarrita tra le mani. E lei ti concederà un pietoso sorriso. Anche quando riuscirai finalmente a indossarlo, è difficile che tu riesca a farlo scorrere fino in fondo. Rimane quasi sempre un bel ciambellone di lattice a metà del percorso. Quel ciambellone manifesta intenzioni ambigue da parte del preservativo. Come quando il vostro cane vede un gatto, vi guarda per un attimo, e voi non sapete se parta all’inseguimento o faccia il bravo. Ecco, quel ciambellone è la stessa cosa. Il bastardo se ne starà buono buono al posto che gli avete assegnato, o dopo un po’ si sfilerà, scapperà, si rintanerà là dove non dovrebbe mai rintanarsi?

Effetto preservativo numero 3. Quei periodi in cui il tuo vigore sessuale, diciamo, non è proprio ai massimi livelli. Già fatichi come una bestia per trovare la concentrazione giusta, la fantasia giusta, la colonna sonora giusta, la posizione giusta. Con questa specie di rito pagano riesci a richiamare il sangue lì dove dovrebbe concentrarsi. Ce l’hai fatta, campione. Ma poi ci sono quei terribili dieci o venti secondi. Quel tempo in cui devi sporgerti, raccogliere il preservativo da terra, oppure sfilarlo da una tasca o da un cassetto. Quindi scartarlo, valutarne il verso giusto, infilartelo. Pochi secondi, in cui ti sei concentrato sul cassetto, sul packaging, sulle geometrie di applicazione. Quella carogna del tue sangue ne ha approfittato per svignarsela in ogni altro meandro del tuo corpo. E invece doveva stare lì, la carogna! E invece sei del tutto, come dire, fiacco. Un calzino usato. Quindi ti sforzi per la seconda volta di trovare l’ispirazione, poi tutto ricomincia daccapo. Tecnicamente, questa dinamica potrebbe durare all’infinito, come una pena di Sisifo a bordo letto. Perché non dura all’infinito? Perché naturalmente c’è lei, la donna. Che, dopo averti studiato per qualche minuto come fossi curioso caso zoologico, cioè un primate che non ha nemmeno il controllo del proprio stesso corpo e che sta ancora prendendo confidenza col proprio pollice opponibile, dirà qualcosa del tipo: “Non preoccuparti, non fa niente”. Resterà lì ancora un po’ a compatirti, a parlare del clima e di serie tv, poi, una volta richiusa la porta dietro di sé, non ti risponderà mai più.

 

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